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9 ottobre 2012

Sapienza, Intervista alla matricola Francesco, studente fuorisede a Roma”

Francesco ha 19 anni, viene da un piccolo paesino della Basilicata e si è ormai stabilito a Roma da un mese. La sua ambizione, come tanti, è quella di giungere alla laurea in Lettere nel minor tempo possibile.

Nonostante la crisi, nonostante la facoltà non sia di quelle che hanno una percentuale altissima di persone che hanno un inserimento immediato nel mondo del lavoro, Francesco ha deciso che questo, a prescindere da tutto, è ciò che desidera per il suo futuro. Per ora è inghiottito dalle spese, stressato dal caos delle lezioni e della burocrazia, ma non smette di vedere la luce alla fine del tunnel: quel posto da insegnante che in Italia sempre più sembra essersi trasformato in una chimera.

Francesco, come mai hai deciso di venire a Roma, alla Sapienza?

«Fin da quando ero piccolo sognavo di trasferirmi in una grande città, almeno per un periodo di tempo. Inoltre per la facoltà che avevo in mente, Lettere Moderne (sperando un giorno di arrivare a diventare insegnante), mi sembrava un contesto ideale per approfondire la mia rete di conoscenze e per arricchire il mio bagaglio culturale.»

Quali differenze hai riscontrato rispetto alla Basilicata?

«Non c’è paragone. Vengo da un piccolo paese in cui la dimensione familiare è ovunque. Scendi a fare la spesa, fai le partite a pallone, vai in pizzeria e ti senti subito a casa, conosci tutti e tutti conoscono te. Questo può essere sia un vantaggio che uno svantaggio ma ti aiuta a sentirti in famiglia. Roma invece ti spiazza, ti fa sentire alienato.»

Perché alienato?

«Sembra puntino tutti ai tuoi soldi. Seppure immersa in una grande e fitta rete culturale e artistica a Roma tutti sembrano vedere i nuovi studenti come borsellini ambulanti. Dalle vecchiette in cerca di affittuari alla stessa università che fa pagare salato ogni suo servizio restringendo a pochi i beneficiari di strumenti particolarmente utili come la casa dello studente o le borse di studio, che già so sono sbarrate per ISEE. Io che sono in una fascia medio-bassa mi ritrovo a dover pagare tutto… fortunatamente la mia famiglia mi sta supportando.»

Come mai hai scelto Lettere Moderne? Perché La Sapienza?

«Per quanto io abbia sperimentato fin da subito il caos amministrativo-burocratico della Sapienza, resta la più grande, la più importante, quella con più “nome” e prestigio, almeno secondo me. Sentirsi parte di un organismo così vivo e pulsante è emozionante.»

Per ora come ti stai trovando?

«Le lezioni sono iniziate da poco ma mi stanno già prendendo. Sono totalmente differenti dalla monotematicità del liceo.»

Qual è a tuo parere la differenza nell’approccio universitario?

«In una parola: apertura. Ci sono più possibilità, più persone, più interdisciplinarietà… e la mente diventa più aperta. È una buona educazione a pensare in modo diverso e credo serva già a prescindere dalle lezioni.»

Senti Roma come una nuova casa?

«La nostalgia è forte. La mia ragazza è giù in Basilicata e così i miei amici. Certe volte te ne stai a guardare il soffitto sperando che le ore passino, certe altre senti l’adrenalina della novità, la gioia di un nuovo inizio. In ogni caso, credo proprio ne valga la pena. Non voglio avere rimpianti.»

 

In questa prima parte dell’intervista Francesco ci ha raccontato qualcosa sul suo approccio universitario e sulle speranze che ha sulla sua permanenza a Roma. Perché raccontare la sua storia? Perché è la storia di una persona come tante e dunque la storia di tutti, tutti quelli che prendono la valigia da ragazzi sperando di iniziare un percorso che li porterà a realizzare le proprie ambizioni e le proprie speranze. Storie che spesso restano invisibili e impalpabili ma offrono un ottimo specchio della situazione universitaria odierna.

Nella seconda parte dell’intervista vedremo in concreto qualcuno dei problemi che riguarda la permanenza a Roma, a partire dalla ricerca della casa. Per ora salutiamo Francesco, lo ringraziamo della disponibilità e auguriamo in bocca al lupo non solo a lui ma a tutti quelli che, a dispetto della situazione attuale, hanno ancora la forza e il coraggio di crederci.

 

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