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19 ottobre 2012

Studenti della SSLMIT Forlì contro la D’Urso – Valentina: “Meritiamo il giusto riconoscimento”

Gli interpreti costano troppo”: non è piaciuta agli studenti della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori (SSLMIT) di Forlì la frase pronunciata da Barbara D’Urso in diretta lo scorso 9 Ottobre dagli studi di “Pomeriggio Cinque”.

In quella puntata la conduttrice ha ospitato in trasmissione Camille Lacourt, stella olimpionica del nuoto, per quella che avrebbe dovuto essere un’intervista. In realtà l’ospitata si è tradotta in un siparietto imbarazzante in cui conduttrice ed ospite faticavano a capirsi, perché non riuscivano a parlare la stessa lingua e mancava un interprete che potesse agevolare la situazione.

La D’Urso si è giustificata dicendo: “Camille è francese. Io parlo, diciamo, bene inglese ma non parlo il francese. Allora abbiamo chiesto un traduttore, il traduttore ci ha chiesto un sacco di soldi e quindi noi abbiamo deciso che siccome siamo tutti in economia non potevamo permetterci un traduttore“. Queste parole hanno fatto infuriare gli studenti della prestigiosa scuola di Forlì che hanno scritto una lettera a Forlì Today esprimendo la loro indignazione per il messaggio fatto passare dalla conduttrice.

Nella lettera gli studenti hanno sostenuto che è impensabile che Mediaset non abbia i soldi per pagare un interprete, aggiungendo che giustificare la situazione adducendo a motivazioni economiche è un insulto a chi oggi è costretto realmente a vivere in ristrettezze. Gli allievi della SSLMIT hanno inoltre sottolineato che interpreti e traduttori, al pari di altri professionisti, meritano di ricevere il giusto compenso per le loro competenze che non tutti possiedono e che li portano a garantire un servizio indispensabile proprio per evitare situazioni come quelle verificatesi a “Pomeriggio Cinque” (qui il testo integrale della lettera).

Controcampus.it ha intervistato Valentina, laureatasi proprio alla SSLMIT di Forlì, per conoscere la sua opinione sulla questione:

Valentina, come è stata la tua esperienza alla SSLMIT?

La mia esperienza nella scuola è stata molto positiva. Ho frequentato dal 2006 al 2012, prima la triennale in Comunicazione Interlinguistica Applicata poi la magistrale in Interpretazione di Conferenza (quindi faccio parte della categoria degli interpreti definiti impropriamente ‘traduttori’ da Barbara D’Urso). Sono molto soddisfatta della mia esperienza universitaria, la Sslmit di Forlì è una scuola ottima con insegnanti estremamente competenti. Una volta usciti dalla magistrale si è realmente in grado di entrare nel mondo del lavoro e di esercitare una professione, cosa non sempre vera per tutti i corsi di laurea.

Cosa pensi del messaggio fatto passare da Barbara D’Urso sull’eccessivo costo di interpreti e traduttori?

La frase ‘Gli interpreti costano troppo’ è una triste dimostrazione di come la professione dell’interprete, e in minor misura anche quella del traduttore, siano poco conosciute e apprezzate in Italia. L’assenza di un albo o di associazioni di categoria nazionali la portano ad apparire come qualcosa di libero e non regolamentato e di conseguenza a sembrare non necessarie, opzionali. Nonostante siano ugualmente costose, nessuno direbbe mai che le prestazioni di un avvocato o un medico non sono necessarie, che se ne può fare a meno e che un qualsiasi individuo che magari ha letto un libro di medicina o ha guardato tutti gli episodi di Forum si può sostituire a un professionista.

Deduco che tu condivida quanto espresso dai tuoi colleghi della SSLMIT nella lettera a Forlì Today…

Sono pienamente d’accordo con la lettera pubblicata dagli studenti della Scuola Interpreti, e sono molto felice che queste precisazioni arrivino da studenti e non da professionisti affermati. Gli aspetti che ho menzionato prima, ovvero l’assenza di un albo, di sindacati ecc, fanno sì che la professione abbia sviluppato un carattere di nicchia, e che sia difficile per i neolaureati entrare a far parte della comunità dei professionisti. Per questo motivo essi sono spesso obbligati ad accettare lavori a bassa o bassissima retribuzione solo per potersi fare conoscere e per riuscire ad inserirsi piano piano in questo ambiente così selettivo. Se anche i mezzi di comunicazione di massa come la televisione contribuiscono ad infangare il mestiere, allora sarà sempre più difficile per un giovane pretendere un giusto compenso e un trattamento professionale.

Puoi dirci brevemente come funziona il sistema delle retribuzioni di traduttori ed interpreti in Italia?

Il sistema delle retribuzioni di interpreti e traduttori è motivo di continui dibattiti e litigi tra i professionisti del settore. Chi esercita la professione da lungo tempo ed ha una buona reputazione può guadagnare anche 700 Euro per una giornata di lavoro, mentre vediamo che spesso le fiere o i congressi pubblicano annunci in cui si richiede un ‘Hostess/Interprete, compenso 60Euro al giorno, meglio se taglia 42′. Queste offerte sono vergognose, e dimostrano l’ignoranza dell’opinione pubblica riguardo alla nostra categoria, ma è comprensibile che un giovane neolaureato che non è in grado di mantenersi si senta quasi obbligato ad accettarle per poter guadagnare due soldi. Ne consegue un abbassamento dei compensi offerti e una depressione del mercato, che non è più disposto a pagare il giusto prezzo per un servizio ricevuto.

Nella tua esperienza professionale hai riscontrato o sei a conoscenza di episodi legati all’eccessivo costo di una prestazione da parte di un traduttore o di un interprete?

Purtroppo dalla mia esperienza ho potuto constatare che, anche se il compenso offerto è bassissimo e totalmente offensivo per chi ha speso fior fior di quattrini per ottenere un’ottima competenza, ci sarà sempre qualcuno che accetterà. Sarebbe necessaria una campagna di informazione che portasse ad una maggiore conoscenza della professione.

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