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30 novembre 2012

Da New York arrivano i gioielli killer “Phoenix”

Circa tre quarti delle azioni belliche nel mondo hanno come protagonisti i bambini, e non stiamo parlando di ragazzi, ma di piccoli che non superano i 9 anni d’età. Le bambine molto spesso vengono usate a scopi sessuali e maltrattate, i bambini invece vengono drogati per poi essere usati come marionette in guerra. Il reclutamento e l’utilizzo di bambini soldato sono una delle più gravi violazioni delle norme che regolano i diritti umanitari nel mondo.

L’Africa è l’epicentro di queste vite spezzate, ma non sono da meno il Sudan con circa 100 mila bambini. Le condizioni di questi bambini sono veramente disperate, ogni giorno vengono esposti a pericoli enormi, spettatori di massacri, torture, esecuzioni, sono maltrattati e costretti a vivere con meno di 1 dollaro al giorno. L’Africa è una terra dove le piaghe sono innumerevoli e molte sono le iniziative per promuovere una politica di disarmo.

Grazie all’iniziativa di Fonderie 47 e del gioielliere James de Givenchy, si è aperta una nuova iniziativa contro le armi nel Continente Nero. Il gioielliere ha realizzato questi oggetti della “morte” con l’acciaio grezzo delle armi confiscate, mischiato con oro 18k e diamanti provenienti dalle zone libere.

Il principale obiettivo di questo progetto è quello di disarmare un paese in continuo conflitto, il ricavato di vendita di questi gioielli sarà devoluto all’associazione Mines Advisory Group, un’organizzazione umanitaria con sede nel New England.

La collezione è composta da collana, bracciale, orecchini e anello. Ogni pezzo di questa collezione contribuirà all’eliminazione di un certo numero di armi, come ad esempio la collana che con il prezzo di 240 mila dollari, servirà ad eliminare 800 fucili. I numeri di serie dell’arma distrutta vengono poi dati all’acquirente.

Bisogna dire che questa iniziativa non è la prima in assoluto, difatti ci sono stati altri tentativi per porre fine ad una violenza senza limiti in un paese dalle mille ferite.  Come l’associazione inglese AKA Peace, che attraverso il riciclo delle armi, ne creava oggetti d’arte.

I risultati sembra siano soddisfacenti, difatti sono stati distrutti già 18 mila fucili nella Repubblicana Dominicana del Congo. Sarà questa la volta buona per mettere fine ad una piaga sempre più lacerante? Speriamo che questo sia il primo passo per una lunga ricostruzione di questi paesi poveri sempre più usati e lasciati poi nell’insofferenza. Con iniziative del genere possiamo già dare una vera infanzia a questi bambini, che passano le loro giornate con un fucile tra le mani.

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