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7 novembre 2012

Donne e pari opportunità: seminario sugli equilibri di genere alla Sapienza

Donne e pari opportunità
Donne e pari opportunità

Donne e pari opportunità

Si è tenuto il 5 novembre scorso, nell’aula Odeion dell’Università La Sapienza di Roma, il seminario dedicato al mondo femminile sulle donne e pari opportunità promosso dall’ateneo romano insieme all’Osservatorio Interuniversitario di Genere delle università pubbliche di Roma.

All’incontro sulle donne e pari opportunità hanno partecipato ricercatrici, professoresse, impiegate degli uffici tecnico-amministrativi dell’ateneo per analizzare la situazione femminile all’interno della realtà universitaria nell’ambito della parità di trattamento e opportunità fra donne e uomini.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati dati emersi da uno studio effettuato dal Nucleo di Valutazione di Ateneo, in cui è stata messa sotto osservazione la condizione di lavoro delle donne in relazione alle possibilità di carriera che hanno i colleghi maschi.

Lo studio del Nucleo di Valutazione d’Ateneo è posto in un contesto accademico statico e poco aperto al cambiamento per quanto riguarda il corpo docente (caratterizzato da poco ricambio generazionale), da una stabilità dei lavoratori e delle lavoratrici nell’amministrazione e, al contrario, dalla freschezza e il fervore che è proprio degli studenti.

L’organizzazione del convegno sulle donne e pari opportunità è stata approntata dallo stesso Osservatorio Interuniversitario di Genere ha coinvolto le tre università pubbliche di Roma, La Sapienza, Roma Tre e Tor Vergata, per mettere a confronto differenti realtà e discutere delle tematiche di genere femminile e maschile in modo da poter stabilire punti in comune fra gli atenei e migliorare insieme.

L’incontro sulle donne e pari opportunità è stato presieduto dal Rettore della Sapienza, Luigi Frati, alla presenza di esponenti del mondo istituzionale e delle imprese, come l’europarlamentare Silvia Costa, il Capo del Dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri Patrizia De Rose, la Presidentessa dell’Associazione Nazionale Magistrati di Roma Evelina Canale, la Responsabile del Dipartimento di Scienze biomediche comparate dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Legnaro, Ilaria Capua, la Dirigente di IBM Italia Carla Milani, la Professoressa di letteratura italiane della Sapienza Maria Serena Sapegno, e la Presidentessa del Comitato Leonardo e della Todini Finanziaria Luisa Todini.

Il coordinamento scientifico è a opera di Marisa Ferrari Occhionero, Tiziana Catarci, Antonella Polimeni, Rosalba Natale, Gabriella Salinetti e Simonetta Ranalli in collaborazione con Gender Interuniversity Observatory. Il Rettore Frati ha affermato: «Abbiamo messo a statuto norme di equilibrio di genere.

Le donne sono più brave, più motivate e probabilmente un giorno si rivolterà la situazione di squilibrio di genere.» La delegata del Rettore per le Pari opportunità e le politiche di genere alla Sapienza, Marisa Ferrari Occhionero, ha fatto un quadro della situazione delle donne dal passato a oggi.

Quanto è cambiato il mondo accademico e lavorativo nei confronti delle donne e quanto sono cambiate le donne? «La variabile istruzione per le donne è stata importante. Nel secolo scorso nessuno poteva prevedere che le donne sarebbero entrate copiosamente nelle università. Con l’esercizio del diritto di voto il 2 giugno 1946 hanno dimostrato di non essere alla stregua dei minori. Sono entrate nell’università in massa, soprattutto negli anni Settanta, per la volontà di partecipare, di entrare nel mondo del lavoro che ahimè ancora oggi in italia si attesta al 43,3%, inferiore al 63,2% dell’UE.

Non siamo certo un paese virtuoso. L’Europa ha portato avanti una road map con l’obiettivo di portare le donne nel lavoro al 60% – nei paesi nordici si raggiunge il 70%.» Anche i tipi di lavoro svolti dalle donne sono diversi da quelli degli uomini. «In Italia abbiamo tipologie di lavoro deboli, scarsa tutela.

La crisi, in un primo momento, non ha avuto un impatto sulle donne, perché colpiva l’industria, con una forte prevalenza maschile. In un secondo momento non le ha risparmiate, colpendo anche i servizi, settore in cui, invece, sono molto impegnate.» E nel mondo universitario, studenti e studentesse in che rapporto sono? «Le studentesse sono la maggioranza. Nell’università si è raggiunta la Gender Equality. Sono in minoranza nelle facoltà ingegneristiche, ma anche qui, come in quelle economico- scientifiche, il “trend” è in aumento.» E nella carriera lavorativa accademica? «La distribuzione piramidale della carriera accademica vede un fifty- fifty fra ricercatori e ricercatrici.

Man mano che si sale, però, le donne diminuiscono, mentre per gli uomini la carriera è più omogenea.»

La dottoressa Gabriella Salinetti ha illustrato, nel corso del seminario sulle donne e pari opportunità, uno studio statistico sulle donne alla Sapienza (fonte Miur): «La Sapienza è a prevalente presenza femminile. Studenti e personale tecnico-amministrativo sono al 50%, i docenti donna al 38%. Il personale tecnico è un esempio di raro equilibrio. La Sapienza rispecchia la situazione generale dell’università italiana, anzi, gli associati sono anche più del 20% della media nazionale. Il rapporto di genere fra i ricercatori è un po’ meno equilibrato del resto.

Ma dal 1997 al 2011 la tendenza è andata a crescere. Interessante è la percentuale di appartenenza agli ambiti d’insegnamento: 60,4% ambito tecnologico, 40,6% ambito scienze umane e sociali.» Quel che emerge da tutte le ricerche statistiche è che «le studentesse sono più brave, lo sono dall’inizio, sono di più dei maschi a laurearsi col massimo dei voti, si laureano prima, vanno molto meno fuoricorso rispetto i colleghi uomini, sono più mobili, risiedono in una regione o provincia diversa dalla propria. Rispetto ai maschi lavorano meno ma studiano di più» secondo quanto afferma Salinetti.

E al momento di confrontarsi con il mondo del lavoro? «Stanno alla pari sul guadagno, ma sono più attente alla coerenza con gli studi e sono alla ricerca di stabilità, sicurezza. Interessa un po’ meno il tempo libero.» Quel che è molto interessante è, però, quello che afferma la Prof.ssa Maria Serena Sapegno (Università La Sapienza, Roma): «Una cosa giusta per le donne sarebbe non credere che le donne siano più brave

Le donne non fanno cordate perché, sapendo di essere più capaci, credono che una volta finiti gli studi ce la faranno ugualmente. Invece se aspettiamo l’evoluzione naturale della società, non avremo cambiamenti rilevanti per i prossimi 150 anni. Bisogna introdurre delle forzature, come le quote rosa. Le donne fuori dall’università si aspettano parità di generi, ma la realtà non è questa. Anche le donne sono complici di questo gioco che le vede escluse da certi livelli. Le donne devono superare esse stesse i propri retaggi culturali.»

La bravura non basta quindi, ci vuole anche scaltrezza e volontà di fare gruppo, come fanno gli uomini.

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