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11 novembre 2012

Università: un futuro in bilico tra disoccupazione e sogni da realizzare

In Italia c’era un tempo in cui essere laureati equivaleva automaticamente a lavorare. Oggi nel nostro Paese non funziona più così. Oggi nel nostro paese c’è la disoccupazione

Università e disoccupazione

Università e disoccupazione

È molto probabile che un ragazzo di 25 anni, neolaureato, trascorri il suo primo anno post lauream da disoccupato. Inevitabilmente, una prospettiva del genere non può che avvilire ed angosciare chi inizia il suo ultimo anno da “studente”. L’ansia del futuro ha sempre caratterizzato l’indole umana sin dai tempi in cui Leucone interrogava i numeri Babilonesi per conoscere quanto tempo ancora la vita le avrebbe concesso.

Oggigiorno, tuttavia, questa angoscia si carica di una tensione ancor maggior dal momento che si viene catapultati nel baratro dell’incertezza già da giovanissimi.

Ancor più incerto sembra il domani per coloro che hanno fatto una scelta di studi “coraggiosa”, come ad esempio coloro che hanno scelto di intraprendere la difficile strada dell’insegnamento.

Qual è il sottofondo emotivo con cui questi ragazzi stanno affrontando il loro ultimo anno all’Università?

Per rispondere a questa domanda, abbiamo intervistato alcune studentesse di filologia classica (per la precisione, il nome del corso di laurea è Filologia, Letterature e civiltà del mondo antico) dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

La vostra scelta di studi è da molti considerata “audace”, da altri “una follia”. Voi come la definireste? Siete soddisfatte del vostro percorso di studi?

Elena: Semplicemente una scelta fatta con il cuore, per seguire una passione che, appena seminata nei cinque anni di liceo, sarebbe stato un peccato smettere di coltivare. Una “follia”, certo ma spinta da quella’”audacia” che penso debba caratterizzare un po’ tutte le scelte importanti della nostra vita. Io sono abbastanza soddisfatta del mio percorso, mi ha permesso di maturare molto sia nei metodi di studio che come persona.

Ilaria: Credo di poterla definire una scelta motivata da una forte passione, quella per le lingue classiche, che mi ha reso manifesto il mio desiderio di insegnare. La follia, a mio parere, è quella di coloro che non investono nel settore scolastico e culturale, l’unica vera risorsa del nostro paese. Sono molto soddisfatta del mio percorso universitario, sia per gli stimoli che lo studio stesso mi ha offerto nel corso degli anni, sia dell’impegno profuso per il conseguimento del diploma di laurea.

Da poche settimane è iniziato per voi, come per moltissimi altri studenti, il tanto terribile conto alla rovescia: se tutto va bene, tra 12 mesi conseguirete il titolo di laurea magistrale e la vostra vita da studentesse universitarie volgerà al termine. Con quali sentimenti, pensieri, ansie avete cominciato il vostro ultimo anno da studentesse?

Elena: Sento già che mi mancherà molto l’università, per gli insegnamenti ricevuti ma anche per le tante persone “incrociate” in questi cinque anni. Trovo che l’ambiente universitario serva proprio da tappa di passaggio tra il mondo ovattato della scuola e la “giungla “ della nostra società. Affronto questo ultimo anno alternando momenti di sfiducia verso il futuro e di gioia per il traguardo ormai vicino, praticamente a giorni alterni!

Valeria: Un po’ spaventata all’idea del dopo! Più che altro, non per la difficoltà a trovare lavoro, quanto per la vaghezza di informazioni sul COME affrontare il post-lauream, per non dire le discordanze e le interpretazioni personali di dati e decreti che contribuiscono ad alimentare le insicurezze.

Premettendo che le possibilità lavorative sono bassissime per tutti i settori, quanto vi spaventa l’eventualità di trascorrere un periodo, breve o lungo che sia, di ipotetica inattività?

Ilaria: Intraprendere una sorta di gavetta che mi consenta di apprendere le metodologie didattiche e di perfezionare la conoscenza delle materie oggetto dei miei studi non mi spaventa affatto, anzi ritengo che possa considerarsi un percorso formativo di grande importanza. Ciò che mi spaventa è il precariato cronico e senza via d’uscita, che non consente di vedere realizzati in una più ampia prospettiva gli sforzi spesi in tanti anni di studi e la passione che mi ha spinto ad intraprendere tale percorso di studi.

Quali sono i vostri attuali progetti per il futuro? Siete disposte a “scendere a compromessi” rinunciando ai vostri sogni e “accontentandovi” di un lavoro che non ha alcuna attinenza con quello che fin ora avete studiato?

Elena: Personalmente mi piacerebbe insegnare od entrare nel mondo dell’editoria; cercherò di conseguire tutti i requisiti, abilitazioni, corsi di specializzazione necessari per questi fini. Tuttavia, vista la crisi presente soprattutto in questi campi, se ce ne sarà la necessità sarò disposta ad “accontentarmi” di un lavoro non attinente ai miei studi, spero comunque abbastanza gratificante. La mia “follia audace” l’ho compiuta e mi auguro che un impiego in un settore differente non significhi la fine delle mie passioni!

Maria Rosaria: Confesso che il mio sogno non è esattamente insegnare, preferirei piuttosto scrivere per una testata giornalistica o frequentare una scuola per aspiranti scrittori. In ogni caso sarei disposta a trovare un compromesso, cercando comunque di svolgere un lavoro più o meno consono ai miei studi e alle mie passioni.

Ilaria: Sono consapevole che la strada è dura e che le prospettive non sono delle più serene, perciò credo che sarei anche disposta a svolgere lavori non pienamente pertinenti al mio percorso di studi. Ciò non toglie che mi impegnerò al massimo, anche se ciò dovesse richiedere ulteriori sacrifici in futuro, per poter scegliere la professione che desidero.

Spesso chi sceglie un corso di studi umanistico deve subire le espressioni contrariate e come disgustate di chi sa solo pensare alla quasi totale impossibilità di riuscita lavorativa. Queste studentesse, invece, non cambierebbero la scelta fatta per nessun motivo al mondo e continuano a percorrere a testa alta la loro strada con la consapevolezza che, sebbene sia ripida ed in salita, le porterà molto in alto.

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