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19 dicembre 2012

Scuola primaria, tecnologia si o no?

Parlare di tecnologie nella scuola primaria e per le scuole è quanto mai attuale, i ragazzi vivono la loro vita attorniati dalle nuove tecnologie, le loro esperienze e conoscenze passano attraverso questi dispositivi.

Poco più di un mese fa si è tenuto a Genova un incontro che voleva ridisegnare la scuola e che presentava la nuova scuola, la scuola 2.0.

Domandarsi come, quando e quanto la tecnologia debba entrare nelle scuole vuol dire domandarsi come vediamo la scuola, che ruolo le diamo, come immaginiamo che essa sia.

La discussione nasce da una lettera aperta, pubblicata su Repubblica.it  il 4 Dicembre, lettera firmata da un maestro, co-fondatore della casa-laboratorio di Cenci ad Amelia, in Umbria, il maestro Franco Lorenzoni.

La lettera nasce in risposta alla volontà esplicitata dall’attuale governo di aumentare il numero delle lavagne LIM, in tutte le classi di ordine e grado, e dalla proposta di inserire i Tablet che andranno via via sostituendo i tradizionali libri di testo, il destinatario della lettera è il maestro Rossi Doria, sottosegretario all’istruzione, una lettera da maestro a maestro dunque.

Le perplessità del maestro Lorenzoni nascono per la fascia di età che comprende i bimbi tra 3 e gli 8 anni,  gli anni dei primi contatti con il mondo scolastico, gli anni dei primi insegnamenti. Proporre una didattica basata sull’utilizzo dei nuovi dispositivi potrebbe negare ai bimbi, almeno in quest’età, il gusto dell’esperienza concreta.

Per il maestro i nostri bimbi sono già circondati da adulti distratti, intenti ad utilizzare i vari IPhone, tablet, pc, cellulari, il rischio è quello di distrarre anche loro nell’utilizzo di quest’ultimi, il rischio è quello di essere sempre connessi alla rete ma sconnessi alla realtà.

Faccio una proposta e un appello: liberiamo bambine e bambini, dai 3 agli 8 anni, dalla presenza di schermi e computer, almeno nella scuola. Fermiamoci finché siamo in tempo! La Scuola dell’Infanzia e i primi due anni della Scuola Primaria devono essere luoghi liberi da schermi.

Il pensiero del maestro Lorenzoni è chiaro: No alla tecnologia nella scuola primaria

I bimbi di quell’età hanno bisogno del contatto, dell’esperienze concreta e reale, la scuola deve poter offrire a loro insegnamenti che fuori non vivono, la scuola deve poter essere vissuta e non proiettata. Continua Lorenzoni:

Bambine e bambini hanno bisogno del mondo vero per nutrire i loro pensieri e la loro immaginazione. Hanno bisogno dei loro corpi tutti interi, capaci di toccare con mano le cose e non essere ridotti solo a veloci polpastrelli. Hanno bisogno di sporcarsi con la terra piantando, anche in un piccolo giardino, qualche seme che non sappiamo se nascerà. Hanno bisogno di essere attesi e di conoscere l’attesa, di sviluppare il senso del tatto e gli altri sensi e non limitarsi al touch screen. Se lasciamo che pensino che il mondo può essere contenuto in uno schermo, li priviamo del senso della vastità, che non è riproducibile in 3D. Gli altri e la realtà non si accendono e spengono a nostro piacimento.

La risposta del sottosegretario Rossi Doria non si è fatta attendere, e solo due giorni dopo, sempre su Repubblica.it, appare la sua lettera aperta.

Rossi Doria si mostra comprensivo nei confronti delle perplessità mostrate da Lorenzoni, anzi ringrazia il collega per l’opportunità che gli ha offerto: parlare di scuola e tecnologie, tanti sono i nodi da sciogliere, tante le difficoltà e le diffidenze, infatti scrive:

Capisco bene il senso della provocazione. Poi io personalmente non credo nel vietare una cosa che già è, che si muove nel quotidiano dei bambini a età molto precoci, pre-scolari. Non funziona vietare. Molto importante, invece, è ragionare pubblicamente  oggi su un ri-uso più ricco, critico, vario anche delle tecnologie nel fare scuola  in un nuovo momento di grandi stravolgimenti culturali, che investono il modo stesso di apprendere. Il passaggio alla tecnologia e all’informazione multimediale rappresenta uno dei più grandi cambiamenti della storia dell’umanità.

Si tratta di una rivoluzione che cambia abitudini, comportamenti, distanze. Che cambia persino il funzionamento del cervello, della memoria, della concentrazione. E  quindi cambia anche l’apprendimento dei cosiddetti “nativi digitali“.

Rossi Doria, pur comprendendo le perplessità del maestro Lorenzoni, cerca di leggere la realtà.

I bambini che vivono quest’era, sono bambini che nascono nel digitale, la tecnologia fa parte della loro infanzia come la radio ha fatto parte dell’infanzia dei bimbi di ieri. Non si può far finta che i bimbi si oggi non siano diversi dai bimbi di ieri, che il loro modo di giocare e di vedere il mondo sia cambiato, e non si può far finta che il loro mondo non passi anche attraverso uno schermo.

Quello di Rossi Doria è un SI, un si alla tecnologia che ormai è nel nostro quotidiano,è un si ad una scuola nuova, un si alla scuola del futuro per gli uomini del futuro.

Continua: Facciamo le due cose insieme. Insomma, concordo pienamente con Franco Lorenzoni: si impara dappertutto e in tanti modi. I bambini devono uscire da scuola insieme agli insegnanti, correre, giocare in modo strutturato e non, esplorare, fare esperimenti, colorare, disegnare, progettare e costruire. Devono avere un contatto con la realtà, profondo, ripetuto e quotidiano, che coinvolga, come è ovvio, tutti i sensi e li aiuti a regolarsi con le cose, i viventi e le situazioni reali, prima ancora che con i loro corrispettivi virtuali. Devono socializzare all’interno di un patto educativo, trovando nella relazione con l’adulto una sponda solida e serena per la propria crescita entro contesti esplorativi diretti e non solo virtuali. 

Poi però  –  diciamolo – vanno a casa e trovano mamma e papà e nonni,  tablet e  pc, cellulari e videogames. Queste tecnologie fanno parte del loro spazio e del loro tempo spesso in modo non mediato, a volte senza limiti né regola o con un uso anche molto “povero”. E’ importante che la scuola sappia misurarsi e trattare anche con tutto questo.

Una scuola che sappia parlare anche il loro linguaggio,dunque, una scuola che proponga la realtà come valore assoluto, ma che d’altra parte non neghi il mondo che fuori i bimbi e i ragazzi vivono.

Riguardo questo argomento abbiamo incontrato una giovane maestra, la maestra Mariateresa Gigliotti:

Dove insegni e cosa? Insegno nella scuola primaria di Tor S. Lorenzo (Ardea) sono la mastra prevalente e svolgo tutte le materie…AMBITO LINGUISTICO, AMBITO LOGICO MATEMATICO,AMBITO STORICO-GEOGRAFICO- AMBITO CORPO E MOVIMENTO, AMBITO ARTISTICO E PER FINIRE MUSICA.

Credi che l’uso di tecnologie nella scuola primaria sia positivo?

Credo fermamente che l’uso delle tecnologie nella scuola primaria sia un mezzo non solo duttile, ma si offre come strumento perfetto per stimolare gli alunni nella logica percettiva , nello sviluppo oculare ma soprattutto nella nuova logica dell’innovazione . Attraverso la tecnologia si frutta al meglio la capacità intellettiva, per non parlare poi della letto-scrittura, l’innovazione nelle schede didattiche , il dizionario interattivo ,il quale permette ai piccoli alunni di percepire il senso delle parole.

Come cambierebbe la didattica con l’ausilio di dispositivi come tablet e lavagne interattive nella scuola primaria?

Ti dirò io sono una delle poche maestre che ha effettuato il corso della LIM, la lavagna interattiva, ed è stata una bellissima esperienza, lavorare con la tecnologia cambia….. anzi forma bambini più esperti più “svegli” . Osserviamo per esempio la materia che spesso è odiata dai piccoli …. la Matematica…. con la Lim, con le schede innovative preparate dall’insegnante , con l’ausilio di file , la materia più difficile presentata in forma ludica, diventa piacevole, rasserenante a livello psichico, non ci saranno più i rifiuti e la negatività della odiosa matematica….. questo come oltre mille esempi ….. l’inglese e l’italiano che viaggiano a pari passo. Ancora un si, deciso alla tecnologia , per evitare lo spreco di carta, fotocopie che negli anni vengono accantonate chissà dove per la casa, i file , le chiavette , la Lim permettono di vivere nel mondo , di aggiornarsi e far crescere le nuove generazioni con stimoli diversi e interscambiabili.

I tuoi alunni usano le nuove tecnologie? Da che età?

I miei alunni, in questa struttura nella quale opero, non ancora hanno utilizzato la Lim. Ma l’anno scorso nella scuola primaria di VIA CILEA (così che si chiama la scuola) , gli alunni di classe terza hanno utilizzato la Lim , e pensa siamo riusciti a creare anche il saggio di fine anno, con filastrocche e poesie e giochi matematici inventati da loro sulla lavagna.

Che ne pensi della proposta del maestro Lorenzoni di non introdurre l’uso delle tecnologie almeno fino alla terza elementare?

Cosa penso del maestro Lorenzoni? Beh…. secondo me la tecnologia va affrontata dalla prima classe, magari con i piccoli strumenti , e le nozioni fondamentali, il fatto di introdurle in terza elementare sarebbe solo uno spreco di risorse, perchè ricordiamoci che l’apprendimento è come una grande spugna…che cresce sempre di più…. ogni giorno… il saper fare… il saper immettere negli alunni innovazione e creatività ci permetterà di sfruttare ,in futuro, i nuovi cervelli e chissà magari tenerli in Italia, senza esportazioni all’ estero.
Mi sento di dire al maestro…. si butti nel mare della conoscenza tecnologica…. scoprirà di quanto i bambini possano sorprendere ,in termini di crescita e logica.
“L’arte di insegnare consiste tutta e soltanto nell’arte di destare la naturale curiosità delle giovani menti, con l’intento di soddisfarla in seguito. Per digerire il sapere, bisogna averlo divorato con appetito.
Anatole France, Il delitto di Sylvestre Bonnard, 188.
Ecco, il sapere si divora con appetito e così la tecnologia…. è un continuo scoprire….

Troppo spesso l’errore non sta nello scegliere se utilizzare o meno le nuove tecnologie, ma sta nello scegliere il come, nel capire come esse possano essere al servizio dei ragazzi, dei docenti e anche delle famiglie. I dsipositivi in sè non scelgono che funziona avere, se vogliamo che siano educativi dobbiamo essere noi i primi ad utilizzarli per questa finalità.

Ringraziamo la maestra Mariateresa e le auguriamo un buon lavoro con i suoi piccoli alunni.

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