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5 dicembre 2012

Pet Therapy e le Medicine Integrate all’UniFi

Università di Firenze – Il benessere della persona attraverso l’interazione con gli animali è al centro di una giornata di studi su “Pet Therapy e Medicine integrate”, che si terrà giovedì 6 dicembre, dalle ore 15.30 alle ore 19.30,  presso la Presidenza della Facoltà di Medicina a Careggi (Viale Morgagni, 85). 

All’incontro parteciperanno Gianfranco Gensini, preside della facoltà di Medicina e Chirurgia, Rosa Valanzano, presidente del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, Fabio Firenzuoli, docente di Fitoterapia, Roberto Marchesini, Direttore Scuola di Interazione Uomo-Animale, Eva Bigalli, responsabile dell’associazione Compagni di Specie.

La pet therapy è una terapia che integra, rafforza e coadiuva le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo. Nel corso della giornata di studi si metteranno in luce i risultati ottenuti attraverso le attività e terapie assistite da animali con particolare riferimento all’ ambito pediatrico e geriatrico.

“Il primo studio scientifico realmente accertato circa l’utilizzo di animali a scopo terapeutico – spiega Donatella Lippi, curatrice dell’incontro – risale al 1792, quando in Inghilterra, presso lo York Retreat Hospital, lo psicologo infantile William Tuke, cominciò a responsabilizzare i propri pazienti, malati psichiatrici, attraverso la cura degli animali.

Questa tendenza si intensificò nel XIX e nel XX secolo, quando i cani vennero usati con soggetti che avevano riportato gravi forme di depressione e schizofrenia, in seguito alla Prima Guerra Mondiale.  Il concetto di pet-therapy  – continua Lippi – è più recente, soprattutto se applicato a bambini autistici e giovani pazienti affetti da turbe psichiche.  

Nelle sedute, il pet diventa un referente di relazione, capace di attivare un percorso di cambiamento guidato dal comportamentalista che stabilirà, di volta in volta, quali attività siano più adeguate al raggiungimento degli obiettivi terapeutici”.

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