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24 gennaio 2013

Composizione latte materno, contiene circa 700 tipi di batteri

La scoperta è stata fatta dallInstituto de Agroquímica y Tecnología de Alimentos (IATA-CSIC) e Centro Superior de Investigación en Salud Pública (CSISP-GVA).

I ricercatori spagnoli hanno tracciato la mappa del microbioma batterico che è contenuto nel latte materno per capirne la composizione latte materno.

Grazie alla tecnica modernissima del sequenziamento massiccio di DNA delle secrezioni in fasi di allattamento, la ricerca ha permesso di identificare il patrimonio genetico molto complesso all’interno del latte materno e alle relative interazioni ambientali che i microrganismi del latte materno hanno.

Lo studio ha preso in analisi la prima secrezione delle ghiandole mammarie dopo la nascita, ossia il colostro, oltre al latte materno prodotto da uno a sei mesi dopo la nascita del neonato. Weissella, Leuconostoc, Staphylococcus, Streptococcus e Lactococcus sono presenti nei campioni di colostro. Questi i generi più comuni nei vari campioni di latte materno e quelli che hanno una percentuale maggiore. Veillonella, Leptotrichia e Prevotella sono, invece, i batteri tipici della cavità orale che sono stati trovati nei campioni di latte materno che si sviluppa tra il primo e il sesto mese di allattamento del bambino.

La percentuale e la composizione latte materno e dei batteri presenti nel latte materno può variare sul lungo periodo di allattamento. Secondo gli studiosi lo stress e l’influenza ormonale della mamma è alla base di questa differenza di percentuale e composizione della colonia batterica. A supportare questa tesi sono le differenze che si sono riscontrate nei campioni di latte materno di donne normopeso, sovrappeso o di neomamme che hanno partorito in maniera naturale o ricevendo un cesareo. Lo stato ormonale della mamma al momento del parto gioca un ruolo fondamentale nella determinazione della composizione dei batteri presenti nel latte materno.

Queste le dichiarazioni degli studiosi dell’istituto spagnolo che stanno cercando di comprendere meglio la loro scoperta per creare nuove strategie nutrizionali per i bambini che non possono essere allattati al seno: “Non siamo ancora in grado di determinare se questi batteri colonizzano la bocca del bambino o se dalla sua bocca entrano nel latte materno, cambiandone la composizione. […] Se i batteri del latte materno scoperti in questo studio sono importanti per lo sviluppo del sistema immunitario, la loro aggiunta al latte artificiale potrebbe diminuire il rischio di allergie, asma e malattie autoimmuni“.

La composizione latte materno potrà permettere una di latte artificiale che potrà essere arricchita di tutti i batteri benigni presenti nel latte materno, in modo che anche i bambini allattati ”artificialmente” possano rafforzare il loro sistema immunitario e digerire in maniera semplice ed efficace il latte artificiale.

Secondo dati Istat la percentuale di donne che nutre il proprio bambino con latte materno è molto alta, infatti, si parla dell’81,1%. L’allattamento al seno è più diffuso nel Nord-est (86%) e nel Centro-Sud (82%), Sicilia e Sardegna usano meno il latte materno rispetto al resto d’Italia (74%). La pratica dell’allattamento risultata più diffusa tra le donne che partecipano a corsi di preparazione al parto (84,0%, contro il 78,7% delle mamme che non vi hanno partecipato). Tra le donne che hanno frequentato corsi di preparazione alla nascita è più alta anche la quota di chi ha avuto un periodo di allattamento esclusivo o predominante (70,9% contro 60,8%). Infine, il latte materno è usato dal 92,1% delle donne che hanno già allattato in precedenza, contro il 32,7% di quante non hanno allattato il figlio precedente. Tra le donne che hanno allattato altri figli è molto alta anche la quota di chi allatta in modo esclusivo o predominante l’ultimo figlio (74,3%).

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