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11 gennaio 2013

John Attard alla Sapienza su Visul Effects

di celebri pellicole come Dacrula 3D e L’ultimo Samurai, si presenta, in un laboratorio organizzato presso il Dass dell’Università di Roma La Sapienza, come un personaggio estremamente interessante dal punto di vista personale, oltre che professionale.

L’organizzatrice del laboratorio, Prof. Denise Sabatini, introduce il visual effects supervisor descrivendo il laboratorio da lui tenuto come il primo di una serie di incontri che l’Università La Sapienza organizzerà con personaggi realmente impegnati nell’ambito della produzione cinematografica.

La sostanza dell’incontro con John Attard potrebbe riscontrarsi in due elementi, dal punto di vista pratico e teorico: da un lato, l’atteggiamento plateale e gli esempi convincenti hanno dimostrato il potere della comunicazione. Senza dubbio, un discorso dal medesimo contenuto, condotto senza l’esempio degli smiles e senza il coinvolgimento dell’intero uditorio, non sarebbe rimasto così impresso e non avrebbe favorito un’immediata quanto piacevole comprensione.

Dall’altro ha senz’altro assunto molta rilevanza il concetto dell’importanza della struttura organizzativa dei componenti al fine della buona riuscita di un prodotto cinematografico.

Uno degli strumenti da Attard citati per l’organizzazione dei materiali è il metadata, uno strumento informatico che consente di catalogare dati di vario generein maniera localizzabile (con l’inserimento di una descrizione dettagliata per ogni elemento).

È normale che per ottenere l’obiettivo di ottenere un buon prodotto con modalità che estromettano il più possibile l’attività del singolo individuo, che risulta sterile in un contesto in cui è fondamentale il lavoro collettivo, il sistema di produzione debba basarsi sull’idea di Non linear digital production, in cui i componenti della troupe comunichino tra di loro attraverso il soggetto: indi per cui, l’informazione trasmessa da un singolo di un reparto viene trasmessa non soltanto al diretto interessato dell’altro reparto, ma a tutti i membri della troupe, metodo che impedisce la dispersione di dati essenziali per la realizzazione del prodotto.

Attard ci tiene inoltre a precisare la rilevanza che il progresso tecnologico, delle attrezzature  e delle possibilità del cinema low cost, assume nella ricerca di nuove possibilità espressive: a tal proposito cita una serie di “new technologies” che costituiscono i pilastri della rivoluzione digitale.

CUDA, ad esempio, è un ambiente di sviluppo software per il calcolo parallelo creato da NVIDIA, che attingendo potenza di calcolo dal processore, rende realizzabile qualsiasi tipo di processo riferito alla scrittura di programmi; SSD (Solid-state drive) è un data-storage che raggiunge la capacità di 6 mega al sec su ogni cip di lettura e scrittura: entrambe le tecnologie, sostiene Attard, costituiscono i pilastri del cambiamento delle infrastrutture del computer.

CLOUD, infine, è un sistema logico di rete che prevede uno o più server fisicamente collocati presso il data center del fornitore del servizio: tramite il Cloud Computing, è possibile allestire un centro di calcolo in cui 2500 macchine con una normale connessione internet siano in grado di trasmettere una grandissima quantità di dati.

Queste “new technologies” sono alla base della dilagante Virtual Production che, spiega Attard, nell’ambito della Visual Effects Society, prevede una simbiotica collaborazione delle tecnologie: ed è proprio su questo concetto che Attard conclude.

L’acquisizione della tecnica, dei macchinari e mezzi informatici attraverso i quali la tecnica al giorno d’oggi si esplica, è soltanto il mezzo per veicolare in maniera originale un contenuto espressivo che solo la creatività umana può produrre: la capacità di trovare idee nuove deve essere però sempre sostenuta da una passione instancabile, fattore che, sopra tutti gli altri, è indispensabile per raggiungere qualsiasi traguardo.

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