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18 gennaio 2013

Politiche 2013 – Diritto di voto negato agli studenti erasmus

Voto Erasmus

In una campagna elettorale sempre più serrata, costellata da dichiarazioni più o meno coerenti, improvvise amnesie e, sosprattutto, basata quasi esclusivamente sui media, dai social network si è levata una protesta: voto negato agli studenti erasmus.

Elezioni Erasmus

Elezioni Erasmus

Gli studenti che si troveranno infatti temporaneamente all’estero per ragioni di studio non avranno alcuna possibilità di votare alle elezioni previste per il 24 e 25 febbraio, voto negato agli studenti erasmus, salvo ovviamente di non rientrare in Italia.

Che si tratti di una lacuna legislativa o di una “dimenticanza” che, tutto sommato, fa comodo (come ipotizza qualcuno) poco cambia: ledere il diritto di voto, costituzionalmente sancito, di un qualunque cittadino italiano è di fatto un’ingiustizia, soprattutto se si considera come le condizioni economiche della maggior parte degli studenti rendano assai arduo ipotizzare un rientro in Italia ad hoc.

Gli studenti che temporaneamente risiedono all’estero non sono infatti compresi nella lista di coloro che possono beneficiare del voto per corrispondenza e quindi voto negato agli studenti erasmus alle politiche 2013. Solo gli italiani residenti da più di un anno al di fuori del nostro paese potranno votare per corrispondenza, inviando per posta la scheda elettorale (entro il 21 febbraio) che riceveranno dal consolato competente. Solo infatti per coloro che sono iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli Italiani all’Estero (dove l’iscrizione possibile appunto dopo 12 mesi di permanenza all’estero), è contemplata questa possibilità; l’unica eccezione prevista dalla legge (art. 2) riguarda “gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia temporaneamente all’estero in quanto impegnati nello svolgimento di missioni internazionali; i dipendenti di amministrazioni dello Stato, di regioni o di province autonome, temporaneamente all’estero per motivi di servizio e i professori e ricercatori universitari”.

E non si tratta di una manciata di voti irrilevante. In primis, perchè secondo le stime del 2010/2011, sono circa 20 mila i ragazzi che scelgono di trascorrere un periodo di studi all’estero. In secondo luogo, la legge esclude anche tutti coloro che per lavoro o per le più svariate ragioni personali si troveranno il 24 e 25 febbraio fuori dall’Italia. Se si considera poi come nel passato sia già accaduto che una coalizione (nello specifico quella di Prodi) vincesse le elezioni con uno scarto di soli 25 mila voti, non è difficile rendersi conto di come non si possa liquidare il problema con leggerezza.

Sono molti inoltre i paesi che prevedono modalità di voto alternativo per i cittadini temporaneamente all’estero. Secondo le testimonianze degli studenti stranieri che si trovano in Italia, molti sono i paesi europei, e non, che consentono il voto per corrispondenza ovvero in molto paesi ci raccontano non viene negato agli studenti erasmus di votare (o tramite mail o presso sedi apposite) ne tanto meno a coloro che sono anche solo temporaneamente (per studio o ragioni personali) all’estero: così, ad esempio, Gran Bretagna USA e Germania, così anche Spagna, Francia, Romania. E potremmo continuare.

La frustrazione e l’amarezza degli studenti Erasmus italiani ben traspare sulla pagina Facebook creata qualche giorno fa da Valentina, studentessa trentina in Erasmus a Bath, Regno Unito: una pagina che già conta più di 3000 iscritti. Il tono è per lo più di disincanto: qualcuno fa appello a Vendola, qualcuno, disilluso dalla politica, si rivolge alla Littizzetto. Sulla stessa pagina è stata poi lanciata una petizione on line per chiedere al ministro degli Esteri, Giulio Terzi, di prendere in considerazione una modifica di questa legge. Qualcosa di simile era già stato tentato dal sito IoVotoFuoriSede, che da due anni si batte per introdurre anche in Italia il voto per delega, il voto per corrispondenza o il voto in un diverso seggio. Come spesso accade, però, anche in questo caso, seppur avviato il disegno di legge, esso giace tutt’oggi in Senato.

Visti i tempi stretti, sono molti a firmare ma pochi a credere che questa situazione potrà cambiare in tempo utile.

In attesa che qualcuno prenda seriamente a cuore la loro causa, comunque, e nonostante la comprensibile disillusione, questi studenti sembrano essere ben consci di come “l’abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, s’impara a portar le catene, a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L’abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente, cresce a poco, a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza e quando scopriamo d’averla addosso ogni fibra di noi si è adeguata, ogni gesto si è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci” (Oriana Fallaci).

Selene Parigi

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