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13 febbraio 2013

Confini naturali e artificiali: Seminari con il filosofo Varzi

Trento – Sarà l’intervento di Achille Varzi, professore ordinario di Filosofia alla Columbia University di New York, noto per le sue ricerche di logica e per il suo contributo alla rinascita degli studi nel campo della metafisica e dell’ontologia, ad aprire il ciclo di seminari sui Confini naturali e artificiali organizzati per gli alunni del Collegio di Merito per l’anno accademico 2012/2013.

Il seminario del professor Varzi, che sarà aperto anche alla cittadinanza, verterà sulla distinzione tra confini naturali e artificiali e regalerà spunti di riflessione sulle conseguenze che possono portare al nostro modo di comprendere le identità e le condizioni di sopravvivenza delle cose che vengono demarcate, in un parallelo filosofico tra realismo e convenzionalismo di stampo relativista.

L’appuntamento per l’apertuta dei seminari su Confini naturali e artificiali è per venerdì prossimo, 15 febbraio alle 17 nell’Aula Kessler del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale (via Verdi 26 – Trento).

Confini naturali e artificiali: usi e abusi di una distinzione
Abstract dell’intervento di Achille Varzi
Esiste una distinzione di fondo, in campo geografico, tra Confini naturali e artificiali.

I primi sono i ben noti confini fisici, come la linea di cresta delle Alpi o la linea costiera della Sicilia o del lago di Garda: confini che sembrerebbero riflettere discontinuità territoriali in qualche modo oggettive e indipendenti dalla nostra azione organizzatrice.

I secondi, come i confini della provincia di Trento o la linea di demarcazione tra Austria e Germania, sono invece il prodotto di decisioni e convenzioni, espressioni di un’intenzionalità collettiva che si traduce in accordi politici, sociali e legali grazie ai quali si determina dove comincia un certo territorio e dove finisce.
Sui confini artificiali si può discutere, e quando non bastano carta e penna si possono anche combattere guerre sanguinose prima di giungere a un accordo.

Su quelli naturali no: si possono venerare o si può decidere di non attribuire loro alcun valore, ma sono lì e non si può chiedere ai cartografi di ometterli dalle loro mappe. In una mappa fisica si possono omettere i confini politici, ma una mappa politica conterrà per forza di cose i confini fisici, o almeno quei confini fisici che risultano visibili alla scala di rappresentazione prescelta.

Così almeno sembrerebbe. E una volta tracciata questa distinzione ci vuole poco per applicarla a tutto campo.
I confini entrano infatti in gioco per articolare ogni aspetto della realtà con cui abbiamo a che fare; si ritrovano in qualsiasi mappa attraverso cui rappresentiamo il nostro mondo, non solo il mondo in senso geografico ma il mondo della natura in senso lato così come il mondo concreto che emerge dalle trame quotidiane delle nostre pratiche sociali e individuali.

La domanda che intendo affrontare è fino a che punto è una distinzione fondata? Esistono davvero confini naturali, o invece qualsiasi confine – una volta che lo si analizzi più attentamente – risulta essere il prodotto di un’articolazione in qualche modo artificiale che riflette i nostri pregiudizi cognitivi e le nostre pratiche e convenzioni sociali? E in che misura la risposta a queste domande influenza la nostra complessiva immagine del mondo? Quale effetto ha sul nostro modo di comprendere le identità e le condizioni di sopravvivenza delle cose che vengono demarcate? La scelta tra le due opzioni è forse la stessa che si pone, in termini filosofici, tra il realismo e un convenzionalismo di stampo relativista?

Achille C. Varzi è un illustre filosofo  noto anche per le sue ricerche di logica e per il suo contributo alla rinascita degli studi nel campo della metafisica e dell’ontologia. Laureatosi all’Università di Trento nel 1982, ha conseguito il Ph.D. in Filosofia presso la University of Toronto.

Dal 1995 insegna Logica e Metafisica alla Columbia University di New York, dove ha diretto il Dipartimento di Filosofia. È nel direttivo del Journal of Philosophy e nell’esecutivo della Stanford Encyclopedia of Philosophy. Nel 2007 è stato insignito della Targa Giuseppe Piazzi per la ricerca scientifica e nel 2011 del Premio Paolo Bozzi per l’Ontologia.

Dopo un periodo dedicato soprattutto allo studio dell’immagine del mondo propria del senso comune, il suo pensiero si è indirizzato progressivamente verso posizioni di stampo nominalista e convenzionalista, nella convinzione che «buona parte della struttura che siamo soliti attribuire alla realtà esterna risieda a ben vedere nella nostra testa, nelle nostre pratiche organizzatrici, nel complesso sistema di concetti e categorie che sottendono alla nostra rappresentazione dell’esperienza e al nostro bisogno di rappresentarla in quel modo». (da Il mondo messo a fuoco, 2010 pag.4)

Autore di oltre un centinaio di pubblicazioni su volumi e riviste specializzate, in Italia Varzi è noto anche per la sua attività divulgativa (spesso in collaborazione con Roberto Casati), ispirata al principio secondo il quale la filosofia rivela la meravigliosa complessità anche delle cose quotidiane.

Il Collegio di merito Bernardo Clesio
Valorizzare il talento dei giovani e favorirne la crescita in un contesto universitario accogliente, vivace e ricco di stimoli. Creare un nuovo baricentro culturale nella città e per la città. Questi gli obiettivi del Collegio di Merito Bernardo Clesio, un progetto dell’Università di Trento in collaborazione con l’Opera Universitaria e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Inaugurato nell’ottobre del 2010, il Collegio ha sede nell’elegante complesso dell’ex-Prepositura (in via Santa Margherita a Trento), ora recuperato alla sua funzione originaria di centro di promozione culturale.

Il Collegio vuole offrire a giovani capaci e motivati l’opportunità di raggiungere i più alti livelli di formazione, nell’ambito di politiche di Ateneo che pongono al centro lo studente e mirano alla qualità. Gli allievi selezionati possono usufruire di un ambiente confortevole dove trascorrere gli anni di studio, un ambiente pieno di stimoli sotto il profilo intellettuale.

Matricole, studenti dei corsi magistrali di area scientifica e umanistico-sociale studiano e discutono insieme e praticano quel fecondo interscambio di punti di vista e tematiche di studio che è la condizione più favorevole – come mostrano le più qualificate esperienze analoghe italiane e straniere – per vivere l’esperienza universitaria nel modo più ricco e più pieno, maturando attraverso il dialogo e il confronto in un ambiente stimolante e plurale.

L’esperienza degli allievi e delle allieve del Collegio permette a ognuno di valorizzare il proprio talento e le proprie capacità. Crea le condizioni perché ognuno arricchisca e qualifichi il proprio percorso accademico, partecipando alle occasioni culturali messe a disposizione, interagendo con le qualificate presenze esterne che si succedono costantemente nel collegio nel corso dell’anno, dialogando con i docenti in visita e con i professori dell’Ateneo che organizzano incontri e seminari, confrontandosi con i tutor.

Per continuare a godere dell’ospitalità del Collegio gli allievi devono acquisire ogni anno accademico i crediti formativi universitari (CFU) previsti dal percorso formativo e avere una buona media nella votazione degli esami sostenuti. Durante il corso di laurea di norma agli allievi è chiesto di partecipare attivamente agli eventi culturali organizzati e di trascorrere periodi di studio all’estero di almeno tre mesi consecutivi.

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