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22 aprile 2013

Facoltà a Numero Chiuso. Il numero chiuso secondo la corte europea non viola il diritto allo studio

Il numero chiuso che in Italia regola l’accesso a determinate facoltà non viola il diritto allo studio.

Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani nella sentenza emessa nei confronti del nostro Paese.

Secondo i giudici la soluzione trovata dal legislatore italiano per regolare l’accesso all’università è ragionevole.

Era la  prima volta che la Corte di Strasburgo era stata chiamata ad esaminare la compatibilità con il diritto all’istruzione del numero chiuso. I giudici chiamati a pronunciarsi sul caso hanno  stabilito che non vi è stata violazione dell’articolo 2 protocollo n. 1 (diritto all’istruzione) della Convenzione europea dei diritti  dell’uomo.

Per quanto riguarda il test di ingresso obbligatorio, una  selezione degli studenti più meritevoli attraverso adeguati esami  rappresenta secondo la Corte una misura proporzionata che punta a  garantire un livello minimo di istruzione all’università.

Quanto invece al numero massimo di candidati autorizzati ad  entrare (numero chiuso) i criteri considerati dalle autorità  italiane, ossia le risorse materiali dell’università e le necessità  sociali riguardanti tale o tale altra professione hanno garantito un equilibrio tra interessi dei richiedenti e quelli della società in  generale, compresi gli altri studenti.

È altresì ragionevole, è  stato rilevato, che lo stato tenda a perseguire l’integrazione nel  mercato del lavoro di ogni candidato accolto, potendo la  disoccupazione essere considerata come un peso per la società nel suo insieme.

Secondo i giudici la soluzione trovata dal legislatore italiano per regolare l’accesso all’università è ragionevole. Per di più i giudici hanno rilevato che tale soluzione non eccede l’ampio margine di discrezione che gli Stati hanno in questo ambito.

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I fatti – A presentare il ricorso a Strasburgo erano stati otto cittadini italiani. Una di loro ha fallito per tre volte l’esame per accedere alla facoltà di Medicina di Palermo.

Altri sei ricorrenti non hanno superato quello per entrare ad Odontoiatria nonostante l’esperienza professionale acquisita come tecnici odontoiatrici o igienisti. L’ottavo ricorrente invece pur avendo passato l’esame è stato escluso dalla facoltà di Odontoiatria dopo 8 anni che non dava esami.

Facoltà a numero chiuso – Sono sempre più numerosi in Italia i corsi universitari in Italia a cui si accede attraverso i test di ammissione, sia quelli previsti dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (regolati dalla legge 264/99), sia quelli determinati dai singoli atenei. In tutte le università statali sono sei gli ambiti di laurea a numero chiuso con test fissati dal Miur, con data unica e nella maggior parte anche con test uguali a livello nazionale.

Si tratta in particolare delle materie mediche e sanitarie: medicina e chirurgia, veterinaria, odontoiatria e protesi dentaria. A questi corsi si aggiungono poi tutti quelli di primo livello (triennali) dell’area sanitaria. Inoltre, sono obbligatori i test di ammissione per architettura e scienze della formazione primaria.

Quest’anno anzichè a settembre, come da tradizione, le prove per entrare a medicina e odontoiatria si svolgeranno il 23 luglio (quelle per i corsi che saranno svolti in inglese sono in programma il 15 aprile). E a seguire, tutte le altre (veterinaria il 24 luglio, architettura il 25 luglio e soltanto le professioni sanitarie il 4 settembre).

Inoltre, nell’anno accademico 2014-2015 i test verranno ulteriormente anticipati, ad aprile. Scelte che hanno provocato le polemiche da parte delle associazioni degli studenti.

Ma oltre a questi corsi storici a numero programmato, sono tantissimi quelli a numero chiuso per scelta delle singole università, una decisione voluta per poter garantire un livello qualitativo della didattica e dei servizi allo studente, come accade in alcuni atenei, ad esempio, per i corsi di scienze della comunicazione, psicologia, economia, scienze giuridiche.

In questo caso, la presenza o meno del test e i relativi programmi d’esame devono essere verificati presso le singole università.

Sono poi storicamente legate al numero chiuso le ammissioni alle università non statali, come la Bocconi, la Cattolica, il Campus Biomedico o la Luiss.

Cosa pensano gli studenti? – “E’ una sentenza giusta. Noi che frequentiamo la facoltà di Giurisprudenza riteniamo che ci sia bisogno del numero chiuso anche per accedere alla nostra facoltà, perchè ormai ci si iscrive a Giurisprudenza come ultima scelta, nel caso in cui non si superino i vari test d’accesso ad altre facoltà. Se fossimo di meno ci potrebbe essere anche un diverso rapporto con i docenti, si potrebbero seguire meglio le lezioni e agli esami ci sarebbe un ambiente meno ostico” ci dice uno studente della facoltà di Giurisprudenza, favorevole al numero chiuso.

“La sentenza della Corte Europea la condivido: un test d’accesso non può certificare se uno studente sia davvero portato per quella disciplina. Al testi di ingresso di Medicina ci sono domande di cultura generale che niente hanno a che vedere con gli argomenti di chimica, medicina, biologia” afferma uno studente che ha superato solo al terzo tentativo il difficile test per accedere alla facoltà di Medicina dell’Università di Salerno.

Per il Codacons il numero chiuso viola non solo “il diritto allo studio sancito dall’art. 3, 33 e 34 della Costituzione, ma anche il libero accesso alle professioni” e la sentenza della Corte europea non preclude future azioni legali in Italia. La battaglia si preannuncia insomma ancora lunga e, mentre si prepara una mega class action per il risarcimento delle migliaia di studenti esclusi, adesso si spera in un pronunciamento contro il numero chiuso da parte della Corte Costituzionale.

Il parere dell’avv. Cavallaro – Abbiamo affrontato questo tema con l’avvocato Mario Cavallaro, che in passato, tra i tanti incarichi di prestigio ricoperti, è stato anche il presidente dell’ERSU (Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario) di Camerino e il presidente dell’Associazione Italiana degli Enti per il Diritto allo Studio.

Avvocato, una riflessione per Controcampus sulla recente sentenza della Corte Europea che ha dichiarato che il numero chiuso per accedere a talune facoltà universitarie non vìola il diritto allo studio.

“Non credo che la sentenza sia in sè errata, anche e soprattutto perché noi in Italia spesso le leggiamo impropriamente, a sostegno di tesi interne, mentre in realtà il legislatore europeo in molti casi, e questo mi pare uno dei tanti, si limita a dichiarare che appartiene al diritto interno e non viola i principi giuridici europei un determinato istituto giuridico.

Nel caso specifico, il cosiddetto numero chiuso significa solo che non c’è un illimitato diritto di tutti di iscriversi a qualunque facoltà, poiché il numero di ammessi – che preferirei definire programmato – non può che essere collegato alle possibilità organizzative sia interne del sistema universitario sia esterne di chi deve poi utilizzare le specifiche professionalità che un certo corso di studi forma.

Sta poi al diritto interno determinare modalità di accesso che siano rispettose del merito e che consentano di sostenere appropriatamente il diritto allo studio di chi ha la capacità di affrontare gli studi universitari.

Spiace dover ricordare che in Italia il diritto allo studio è garantito al massimo livello, con la diretta previsione e tutela dell’art. 34 della Costituzione che prevede non solo il diritto all’istruzione media obbligatoria e gratuita, ma anche che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” e che “La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

Si tratta dunque di rivendicare non un generico diritto di tutti a tutto, ma di chiedere una buona attuazione dei principi costituzionali.”

Insomma, una sentenza che è destinata a far discutere e a dividere l’Italia in due. Non è certamente un test che può dire se un ragazzo diventerà un bravo medico o un bravo architetto, ma dall’altro lato fare una selezione all’ingresso contribuisce ad elevare il profilo qualitativo delle lezioni, degli esami e dei rapporti docenti-studenti.

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