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25 aprile 2013

Sigaretta elettronica vietata a scuola a studenti e docenti

Sigaretta elettronica vietata a scuola
Sigaretta elettronica vietata a scuola

Sigaretta elettronica vietata a scuola

Sigaretta elettronica vietata a scuola, sia ai docenti che agli studenti: ecco perché.

Sigaretta elettronica vietata a scuola: No secco dei presidi alla e-cig. Ma se per qualcuno la linea dura dei presidi era fatto prevedibile e scontato, pochi in verità si sarebbero aspettati un’opposizione ufficiale, addirittura nero su bianco, con le sigarette elettroniche bandite per sempre non solo dalle aule e dai corridoi (in ossequio allo storico divieto datato 1975), ma anche dall’”hinterland scolastico” nel suo insieme: cancelli, cortili, giardini e spazi aperti antistanti gli edifici scolastici.

Sigaretta elettronica vietata a scuola anche all’aperto. A poco se non a nulla sono servite le difese d’ufficio dei più progressisti: l’e-cig non produce fumo passivo, ma solo vapore acqueo, non contiene le sostanze cancerogene tipiche della combustione, è più economica della bionda classica, facilita il compito ai tabagisti che vogliono smettere, non disperde odori molesti nell’aria ecc. La parola d’ordine ancora una volta è intransigenza.

La “mossa”, vale la pena ricordarlo, precede di un’incollatura il provvedimento del Ministro della Salute, Renato Balduzzi, che dal prossimo 23 aprile renderà attuativa l’ordinanza di divieto di vendita delle e-cig ai minorenni (misura che resterò in vigore almeno fino al 31 ottobre di quest’anno). Il precedente limite fissava la soglia legale a 16 anni.

Tra i primissimi agitatori di questa moderna crociata sulla sigaretta elettronica vietata a scuola alcuni istituti dello stivale: l’Istituto tecnico-commerciale Moreschi, il liceo scientifico Marconi, l’istituto Leonardo da Vinci, il Virgilio ed il liceo classico Berchet in Lombardia, il liceo Einstein in Piemonte ecc.

Una guerra di circolari e strombazzati proclami moralizzatori, coi presidi pronti a dichiarare guerra aperta alle sigarette elettroniche non solo tra i banchi, ma in tutti gli ambienti direttamente ed indirettamente connessi alla vita d’istituto.

Ad innescare la polemica due episodi “paradigmatici”, destinati con tutta probabilità ad alimentare nei prossimi mesi un acceso dibattito tra professori e studenti di tutta la penisola.

Il primo al liceo Berchet, dove fino a poco fa si poteva ancora fumare in cortile con tanto di portaceneri ad ogni angolo in “segno di civiltà”. Qui a provocare la dura reprimenda del preside Innocente Pessina, la risposta piccata di un ragazzo sorpreso a fumare la sua sigaretta elettronica a scuola, nei corridoi.

Convocato in presidenza, lo studente avrebbe replicato seccamente (e a ragione) alla ramanzina, facendo notare che “Se lo fanno gli insegnanti lo posso fare anch’io” e che l’e-cig non contiene nicotina e non disturba gli altri. La reazione di Pessina non si fa attendere. Arriva la famigerata circolare: “A seguito di diverse segnalazioni si rende necessario richiamare tutte le componenti scolastiche al rispetto del divieto di fumare all’interno di tutti gli spazi”.

Sigaretta elettronica vietata a scuola: divieto del ministero e dei docenti

Sigaretta elettronica vietata a scuola anche agli stessi docenti, dacché, ha spiegato il dirigente, “facciamo fatica a insegnare i comportamenti corretti . Mi pare che gli insegnanti che fumano in classe o nei corridoi siano un cattivo esempio non tollerabile. Le prime sigarette elettroniche infatti a scuola non sono entrate con gli studenti, ma con i docenti. A scuola è sbagliato fare passare il messaggio che il fumo può essere tollerato”.

Il secondo al liceo scientifico Einstein di Torino, dove un insegnate ha duramente redarguito un ragazzo, sorpreso a fumare in assoluta tranquillità, in classe, la sua sigaretta elettronica. Animi accesi e immediata stangata: circolare 116 e e-cig vietata a studenti e professori.

Ma quali sono le ragioni che spiegano il divieto della sigaretta elettronica vietata a scuola in maniera così drastica e convita da parte di molti dei nostri istituti?

Il denominatore comune di questi divieti pare vada ricercato nel carattere “diseducativo della sigaretta elettronica. L’emulazione, se“negativa”, incoraggia condotte disetiche e pericolose. Serve allora un segnale forte, insistono molti dirigenti, capace di richiamare gli insegnati e con essi tutto il mondo adulto al loro ruolo di educatori, al dovere di essere d’esempio non solo con le parole, ma anche e soprattutto con le opere, i comportamenti.

C’è poi un motivo di natura tecnico scientifica sulla sigaretta elettronica vietata a scuola: mancano studi scientifici che dimostrino con evidenza l’innocuità della sigaretta elettronica. Questa la direzione in cui sta recentemente lavorando il Consiglio Superiore di Sanità: si parla pur sempre di strumenti per respirare nicotina, quindi una sostanza tossica. Urge dunque un’accurata analisi dei costi e dei benefici connessi al consumo di e-cig da parte della comunità scientifica, che sappia fornire a consumatori e non dati certi ed incontestabili

Resistono, infine, forti perplessità di ordine squisitamente giuridico-legislativo. Ad oggi, infatti, non esiste ancora in Italia una regolamentazione chiara, univoca, capace, ad esempio, di stabilire se il dispositivo e le annesse ricariche contenenti nicotina vadano o meno considerate come normali “medicinali per funzione”, vale a dire un farmaci a tutti gli effetti.

Non manca chi, tra presidi e studenti, non ha esitato ad esprimere pesanti riserve sull’efficacia di una strategia d’intervento improntata ad un garantismo in molti casi esageratamente oltranzista, se non addirittura controproducente.

Non è vietando la sigaretta elettronica che si vince il braccio di ferro con il “fumo elettronico”. Spesso, al contrario, spiegano i più moderati, misure disincentivanti ma autoritarie ed immotivate finiscono per sovreccitare  il desiderio dell’adolescente di trasgredire ad ogni costo.

Per saperne di più sulla questione “e-cig/studenti”, sulle possibili soluzioni regolamentari e sulla necessità di una sintonizzazione “di fatto” tra scuola e mondo giovanile, abbiamo deciso di raccogliere alcuni pareri esemplificativi, che rappresentassero opportunamente sentimenti ed opinioni dei due schieramenti al centro di questa modernissima contesa: un dirigente, vice-preside di un istituto superiore ed uno studente, e-smoker convinto.

Cominciamo dall’Ing. Nicola Ienco, vice-preside dell’Istituto Professionale Trani di Salerno, il quale, oltre a regalarci la sua opinione personale di fumatore di lungo corso, ha colto l’occasione per chiarire insieme a noi alcuni degli aspetti più controversi della ferma opposizione di molti dirigenti scolastici nostrani al fumo elettronico.

In alcune scuole della Lombardia  i presidi hanno, vietato ai ragazzi di fumare sigarette elettroniche non solo all’interno degli istituti come per le sigarette normali, ma all’aperto, davanti alla scuola e nei giardini annessi perché giudicano l’e-cigarette pericolosa e diseducativa. Come commenta questa notizia?

“E’ sempre difficile assumere un atteggiamento equilibrato di fronte a fenomeni del genere. Ogni istituto è ovviamente libero di imporre la propria politica in materia di fumo. Dal mio punto di vista non so se vietare le sigarette all’aperto, oltre che in classe, possa costituire un deterrente efficace. Alla lunga si sa che un eccesso di zelo e rigore rischia di nuocere. Ma ripeto, sono scelte legittime dei presidi.”

A far scoppiare la polemica sulla sigaretta elettronica vietata a scuola è stato il fatto che molti professori, anche in classe, fumassero sigarette elettroniche. Come giudica questo comportamento da parte di alcuni docenti?

In generale, e non solo quando si parla di sigarette elettroniche, si tratta di dare il buon esempio. Senza scomodare logiche proibizionistiche, resistere alla tentazione di fumare mentre è in corso una lezione, e magari fumare in pausa all’aperto, è un piccolo sacrificio che può rappresentare uno stimolo anche per i ragazzi.

Lei è un fumatore. La sigaretta elettronica è davvero così pericolosa e diseducativa? Come bisogna comportarsi coi ragazzi davanti a questo fenomeno di moda così imponente?

“Non sono ben a conoscenza degli effetti della sigaretta elettronica e delle differenze con la sigaretta “classica”. Ad ogni modo, così come per tutti i fenomeni legati al fumo, è difficile imporre determinati comportamenti con la forza. Più semplice sarebbe sensibilizzare i giovani sulla portata del fenomeno stesso, e magari aiutarli a comprendere i pro (se ce ne sono) e i contro.”

Ritiene che la sigaretta elettronica vietata a scuola, senza motivarlo sia la strategia giusta per vincere questa “battaglia”?

Pensa sia giusto demonizzare oppure gestire con più elasticità e tolleranza la cosa? Farebbe lo stesso nella sua scuola? Vieterebbe di fumare cioè anche all’aperto?

“Ritengo che un approccio eccessivamente rigido possa risultare, in alcuni casi, controproducente. Ci vuole anche un po’ di tolleranza. Certo, senza ricorrere necessariamente ad uno sdoganamento della sigaretta in classe, che sia salutare o meno. Il presupposto è riuscire a mettersi per un attimo nei panni degli studenti, capire il modo in cui vivrebbero una situazione in cui tutto è vietato e nulla è consentito.”

Chi proprio non riesce a digerire il divieto di fumare e-cig a scuola, rivendicando con orgoglio l’opportunità di regolamenti scolastici più equi, flessibili e, soprattutto, “ricettivi” rispetto ad un costume giovanile così profondamente dinamico e aperto alla novità, è Selene, studentessa liceale, prossima diplomanda:

“Sono Selene, ho 18 anni e purtroppo fumo da quando ne ho 14. La voglia di smettere ci sarebbe, ma è dura, non ce la fai con facilità. Da qualche tempo sto provando con l’e-cig. A dire il vero mi trovo bene, nel senso che almeno, non fumo le sigarette “normali”. Fumo questa sigaretta da almeno 3 mesi e sento di essere sulla buona strada, però ho bisogno di fumare anche di mattina quando sono a scuola, ma sto avendo tantissimi problemi col professor G.M, insegnante di latino: non vuole che usiamo l’e-cig né in classe, e fin qui ci può anche stare, né fuori dalla classe e neppure nell’atrio della scuola o all’esterno nei giardinetti antistanti l’istituto.

Ma volete saper il bello?….lui la usa. Spesso anche nei corridoi. Allora mi  sono incavolata nera, perché mi chiedo che differenza c’è fra me e lui?

Anzi! Lui è un prof, a limite dovrebbe dare l’esempio e non pontificare su quanto sia sconveniente fumare a scuola, specie se tu per per primo dimostri di non saper stare alle regole.

Fumo e non va bene, cerco di smettere e neppure va bene, allora cosa vogliono? Ho chiesto spiegazioni logiche e soddisfacenti, ma l’unica cosa che ti sanno dire è..”il regolamento lo vieta”. Ora io sono maggiorenne e il cervello mi funziona e so che la sigaretta elettronica mi può aiutare, perché non mi lasciano fare il mio tentativo di smettere in santa pace, visto che poi lui lo fa senza alcun fastidio. Credo non sia giusto. Si potrebbe creare una sala per fumatori di e-cig, chiaramente regolamentando tutto come più si conviene, ora non so come…oppure lasciare che i ragazzi fumino all’esterno, senza che nessuno intralci questa libertà sacrosanta.

Mi rendo conto che non è facile dimostrare che si fuma per smettere, che anzi può sembrare paradossale ma qualcosa va fatto. La scuola fa bene a disincentivare il fumo tra i ragazzi, ma combattere il fumo con divieti per nulla ragionati non può che incoraggiare i ragazzi a fare di testa loro. Non li educa insomma, ma li rafforza nelle loro convinzioni. Sbagliate e non. Non mi resta augurarmi che qualcuno faccia qualcosa.”

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