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8 maggio 2013

Operatori del Sociale. Un libro fotografa gli operatori del sociale

Università “Cà Foscari” di VENEZIA – Giovedì 9 maggio, ore 11, San Sebastiano

Gli operatori del sociale: un libro fotografa queste nuove figure undici regioni coinvolte, tre università, 5500 intervistati

Chi sono gli operatori del sociale? Che cosa fanno? Dove e come?
Il 9 maggio alle 11 presso l’Aula Padoan di San Sebastiano, verrà presentato il volume Occupazione senza professione. Il lavoro nel settore dei servizi sociali che racchiude alcuni lavori di analisi sui risultati di uno studio tra i più ampi realizzati in Italia sul mondo del sociale. Sotto la lente, gli operatori: quelli direttamente a contatto con l’utenza.

Sono lo scheletro di un sistema assistenziale oggi, a più di dieci anni dalla legge quadro sui servizi sociali (382/2000), stretto tra carenze di risorse e aumento costante di domanda. Senza di loro il sistema crollerebbe.

Undici le regioni coinvolte, sotto il coordinamento della Regione Veneto, tre università, quasi un migliaio i servizi contattati, oltre 5500 intervistati. Al di là dei numeri, che evidenziano la consistenza di questo esercito di lavoratori (oltre 1 ogni 5000 abitanti), interessano i profili che emergono dalle ricerche. Operatori socio-sanitari, educatori professionali, mediatori culturali e assistenti familiari, cioè badanti (i primi due scelti per la loro consistenza, i secondi perché figure nuove ed emergenti): la fotografia ci riporta un’immagine di lavoratori giovani, fortemente motivati, che nonostante provenienze e formazioni diverse, non intendono cambiare lavoro, ma vedono la loro carriera svilupparsi sempre nel contesto del sociale.
La struttura di base della forza lavoro, che si occupa prevalentemente di servizi di assistenza, sono gli operatori socio sanitari (all’85% donne). Si dichiarano soddisfatti del loro lavoro, nonostante una remunerazione spesso bassa e un precariato ancora troppo sviluppato, soprattutto tra i più giovani.
Più complicato il quadro dell’educatore professionale, figura tecnica, abbastanza omogenea, ma con molti canali di formazione e spesso svolta (anche per carenze normative) senza una precisa qualifica. Giovani (il 90% ha meno di 50 anni), fortemente motivati da un impegno sociale e troppo spesso impropriamente ripagati con un vissuto di precarietà economico-lavorativa.
PROGRAMMA

Occupazione senza professione?  Il lavoro nel settore dei servizi sociali

Ne discutono:
Pietro Basso (Università Ca’ Foscari Venezia)
Giusi Messetti (Università di Verona)
Silvio Scanagatta (Università di Padova)

con alcuni degli autori:
Costantino Cipolla (Università di Bologna)
Mauro Niero (Università di Verona)
Stefano Campostrini (Università Ca’ Foscari Venezia)

Modera:
Giovanni Bertin (Università Ca’ Foscari Venezia)

L’incontro sarà introdotto da:
Carmelita Camardi, direttore della Scuola interdipartimentale in Servizio
Sociale e Politiche Pubblcihe
Mario Modolo, direttore Servizi Sociali, Regione Veneto

La partecipazione al seminario è libera.
Per motivi organizzativi si chiede gentilmente di registrarsi per tempo inviando una mail a laura.vidotto@unive.it

Dalla prefazione del libro…

Le politiche sociali sono state oggetto in questi ultimi anni di un’intensa produzione normativa sia a livello nazionale che locale, A livello nazionale la spinta è avvenuta con la definizione di una nuova architettura istituziona-le in materia di politiche sociali, con il varo della Legge 328/00 e prosegui-ta con le successive modifiche introdotte dalla Riforma del Titolo V della Costituzione. A livello locale, seguendo questa spinta, diverse Regioni hanno promosso leggi organiche di riforma del settore sociale ed emanato numerosi provvedimenti relativi a processi di regolazione dei servizi (tra questi i più rilevanti sono stati i processi di accreditamento). L’esito di que-sti percorsi ha posto in capo alle regioni ed alle Autonomie locali nuovi ed importanti responsabilità in merito alla programmazione, implementazione, monitoraggio e valutazione delle politiche sociali locali.
La stessa Legge Quadro del 2000 ha dato fin da subito particolare rilie-vo all’ambito delle professioni sociali dedicando alla trattazione di questo tema (e agli aspetti di programmazione di figure professionali del comparto sociale) uno specifico articolo (cfr. art. 12), la cui traduzione operativa è rimasta, però, finora largamente disattesa nella pratica. L’inerzia del con-fronto e della discussione a livello nazionale ha contribuito a disegnare si-stemi regionali con significative differenze (laddove la questione è stata af-frontata in maniera organica) e ha prodotto, soprattutto a livello locale, un proliferare di qualifiche non facilmente riconducibili ad unitarietà ed orga-nicità con evidenti problemi di “spendibilità” del titolo formativo acquisito in contesti territoriali diversi da quello di formazione. In questo scenario disomogeneo si sono recentemente tentati percorsi di confronto nella ricer-ca di basi comuni. Un’importante tappa del percorso di confronto a livello nazionale è sicuramente rappresentata dall’accordo Stato-Regioni sulla fi-gura dell’Operatore Socio Sanitario (OSS), che però, solo parzialmente, come avremo modo di vedere dalle risultanze della ricerca, ha avuto suc-cesso nel creare una figura omogenea nei diversi territori.

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