Riforma Fornero. Pro, contro, modifiche alla riforma Fornero e agevolazioni ai giovani: Il punto di Gennaro Esposito

Redazione Controcampus 17 Giugno 2013

Ad oggi,  gli incentivi all’occupazione previsti dalla riforma Fornero non paiono aver sortito l’effetto desiderato, peggiorando nei fatti un quadro clinico già ampiamente deprimente.

Tanto che allo studio del neonato Governo Letta c’è già una pletora di modifiche e moratorie. Parola d’ordine: abbattere gli irrigidimenti previsti per l’ingresso dei più giovani sul mercato del lavoro. Insomma i paletti introdotti nella Riforma Fornero avrebbero contribuito a frenare le nuove assunzioni, facendo schizzare alle stelle precariato e disoccupazione soprattutto giovanile.

Per conoscere meglio gli effetti della Riforma Fornero e le opportunità allo studio del Governo Letta e del Ministro Giovannini in materia di agevolazioni ai giovani lavoratori e alle giovani imprese, abbiamo chiesto il parere di Gennaro Esposito, consulente del lavoro.

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La disoccupazione giovanile, come sappiamo, in Italia è l’emergenza delle emergenze. Dall’entrata in vigore della Riforma Fornero cos’è cambiato in materia “inserimento” dei più giovani e di agevolazione all’imprenditoria giovanile? Come giudica la Riforma Fornero?

“Cominciamo col dire che sotto molti aspetti la Riforma Fornero è decisamente meno elastica rispetto alla Riforma Biagi. La riforma Fornero difetta di flessibilità, dimostrando una certa rigidezza soprattutto rispetto ad alcune tipologie di rapporti di lavoro. Molti incentivi erano stati già previsti dal Governo Berlusconi sull’apprendistato, però il problema è che paradossalmente gli incentivi ci sono, le leggi sono state fatte, ma per molti di questi mancano i fondi per attuare le forme di agevolazione previste. Pensiamo all’apprendistato professionalizzante, ha un onorario contributivo di 3 anni e si paga soltanto la quota a carico (molto molto bassa) però c’è una forma burocratica intorno troppo corposa che scoraggia le aziende ad assumero giovani con contratto di apprendistato. Esistono diverse forme di incentivi che hanno, però, tempi molto lunghi. Pensiamo al credito di imposta, i cui tempi sono estremamente dilatati. Chiaramente un conto sono gli incentivi e un altro è la Riforma Fornero, che ha tolto flessibilità al lavoro appesantendolo con una nuova burocratizzazione che ha notevolmente aumentato i costi. Si dovrebbe tornare, per l’inserimento dei giovani, alla vecchia tipologia di apprendistato, quando la formazione si faceva solo all’interno dell’azienda. Paradossalmente, infatti, con gli incentivi sono calate le assunzioni degli apprendisti. Oggi il rapporto di apprendistato si fa e costa pochissimo, però la formazione (che è  gestita dalla regione, che si occupa anche di erogare i fondi – al momento “latitanti”) restano a carico dell’azienda, che quindi deve mettere mano al portafoglio per pagare la formazione al dipendente. Quando sappiamo, invece, che la vera crescita formativa dell’apprendista avviene all’interno dell’azienda e non all’esterno, come accade oggi, in una scuola di formazione.”

Quali sono al momento in Italia le maggiori iniziative rivolte all’agevolazione (sia dei lavoratori che degli imprenditori)? Perché si investe così poco sui giovani?

Requisiti Imprenditoria

Requisiti Imprenditoria

“Dico subito che in Italia, sulla carta, le iniziative non mancano. Ci sono le assunzioni per i licenziati nell’ultimo anno (per i quali esiste uno ticket contributivo pari al 41% dell’importo Aspi per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni, con possibile un pagamento fino a 1451 euro), agevolazioni sugli apprendisti per le quali si riesce a percepire una somma che  non è pagata dall’azienda ma direttamente dallo Stato, per le donne c’è uno sgravo contributivo del 50% per le assunzioni, mentre per i giovani imprenditori esistono fondi forniti da Invitalia che per metà devono essere restituiti allo Stato con un tasso agevolato. Il fatto resta che le aziende hanno paura di investire sui giovani, perché i costi del lavoro sono eccessivamente alti. Calcoliamo che un lavoratore all’azienda costa, a livello di retribuzione, il 40% in più perché il tasso delle aliquote contributive si attestano oggi intorno al 40%. Le aziende si guardano bene dall’investire su nuove risorse perché assumere un giovane e accollarsi un costo mensile di 2000 euro è troppo impegnativo. Oggi quando si mette piede in un’azienda la domanda che spesso il titolare fa è: “Come posso fare ad abbattere i costi?”. Col rapporto di apprendistato il lavoratore viene a costare 700-800 euro ed è una soluzione molto più agevole sia per l’azienda che per il lavoratore. Se poi aggiungiamo che per il tempo determinato l’aliquota è aumentata di 1,40 e molti contratti sono stati ristretti perché la tassazione è troppo elevata il quadro è ancora più chiaro.”

I giovani imprenditori in fase di start up percepiscono fondi sufficienti?

“Sicuramente sì. Esistono delle aliquote agevolate per cui il giovane che vuole aprire un’attività può tranquillamente beneficiare dei cosiddetti “minimi”, cioè pagare una tassazione del 5%. Poi ci sono i fondi Invitalia (bloccati il 26 aprile, si dice aiutiamo i giovani poi nei periodi di crisi i finanziamenti latitano) che per molti hanno alimentato lo start up dei più giovani: 25 euro di fondi erogati che per metà sono a fondo perduto, questo per il lavoro autonomo, e fino a130mila euro per le società pubbliche con tassazioni agevolate. I tempi di erogazione tuttavia sono lunghi, spesso si attende anche un anno, un anno e mezzo.”

Come si combatte il precariato. Letta e Giovannini insistono sul rafforzamento dell’apprendistato: è una misura vincente?

“Oggi il lavoratore che vale e che si immette sul mercato ha ottime chance di occupazione, anche con ottimi margini di guadagno perché può contare su una contrattazione individuale col datore di lavoro. Il precariato esisterà sempre. Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato è sempre più una chimera perché le aziende hanno paura di legarsi ad una persona se poi hanno difficoltà a licenziare. I costi oggi sono molto elevati. Se il dipendente riesce a rendere più dei costi allora può lavorare, se così non è appare ovvio che l’azienda ci perde e il datore diventa un cattivo imprenditore. Bisogna mettere le aziende nella condizione di offrire maggiore respiro al mercato del lavoro, de burocratizzare il tutto dacché molte aziende nell’ultimo periodo hanno dovuto fare dei DVR (Documento di Valutazione dei Rischi per la manutenzione periodica degli impianti e delle attrezzature allo scopo di ridurre nel tempo tali rischi e aumentare i livelli di sicurezza) quindi ulteriori costi. Bisogna snellire la macchina burocratica. Consideriamo che quando assumiamo un apprendista, dobbiamo fare un’ispezione sul sito della regione, contattare una scuola di formazione accreditata esterna, pagare la formazione di tasca propria perché i fondi regionali non ci sono ecc. Quindi il lavoratore costa di più dal momento che per 80 ore deve fare la formazione e quindi non lavora ma viene retribuito lo stesso.”

Si parla tanto in questi giorni di monitoraggio e modifiche alla Riforma Fornero. Il Governo Letta sta studiando un pacchetto di misure per “ammorbidire” le rigidità della Riforma Fornero. Un suo giudizio sulla prossima moratoria.

Imprenditoria giovanile

Imprenditoria giovanile

“Dal punto di vista legislativo , la gestione dei rapporti di lavoro ha bisogno sicuramente di ammorbidimenti e maggiore flessibilità. Sotto il profilo agevolativo, bisognerà lavorare ancora sul credito d’imposta sulle assunzioni, i bonus da 5000 euro per l’assunzione degli apprendisti (come accade già oggi, con aliquota agevolata del 6% che costa pochissimo all’azienda – 70 euro al mese per un apprendista full time), le agevolazioni sull’assunzione di donne per 12 mesi che permettono di risparmiare il 50% sui contributi, le assunzioni di licenziati che fanno risparmiare all’azienda 150 euro sui contributi ogni mese, ecc.” 

Quali sono ad oggi i settori del mercato che, nonostante l’impasse generale, offrono ai giovani maggiori chance occupazionali? Come agevolare l’ingresso dei più giovani sul mercato? Quale potrebbe essere il ruolo dell’Università?

 “Penso alla scuola alberghiera italiana che oggi sembra funzionare benissimo. Il problema di fondo è che la scuola prima e l’università poi non ti formano. Quando completi il ciclo universitario il giovane deve imparare il mestiere da zero. Spesso è il mondo universitario che blocca l’inserimento lavorativo, perché non ti qualifica al 100% in vista dello sbocco professionale e del placement post-laurea, creando una sorta di imbuto. Le grosse aziende devono investire  nell’università, però l’università deve mettere le grandi aziende in condizione di attingere in un bacino di lavoratori formati come si conviene. Oggi la formazione avviene per lo più in scuole di formazione esterne, pagate dall’imprenditore di tasca propria. Se le Università formasse più efficacemente i giovani, si risparmierebbero cifre importantissime da destinare a fondi, iniziative, agevolazioni alle assunzioni ecc.”

Com’è cambiata al figura dell’imprenditore? Come sarà il giovane imprenditore di oggi e quali qualità deve possedere?

“Il lavoro fatto bene, con intelligenza, con il giusto spirito commerciale paga sempre. La figura del vecchio imprenditore che si imponeva in maniera autoritaria, il cosiddetto “padrone” è finita. Un imprenditore moderno, giovane, deve avere una visione più ampia e versatile dell’economia, confrontarsi orizzontalmente coi dipendenti, saper cogliere la fetta di mercato che gli interessa, fare squadra, essere umile, gran comunicatore e un lavoratore esemplare. La figura dell’imprenditore si è evoluta per una sorta di esigenza fisiologica perché il mercato è diventato più agguerrito e solo i migliori riescono a trovare spazio.”

Quale scenario possiamo immaginare per i giovani lavoratori ed imprenditori?

“Bisogna essere ottimisti. Personalmente mi auguro che presto ci sia una forte ripresa economica. Certamente non torneremo mai alla condizione di qualche anno fa. Dimentichiamoci il posto fisso, so di dire una cosa forte, ma è un’idea vecchia dei nostri genitori. Il giovane, soprattutto laureato, deve investire su se stesso e lo stato deve impegnarsi perché questo sia possibile perché investendo su se stesso acquisisce un capitale professionale che non perderà mai. Solo così avremo un lavoratore più consapevole e stimolato, che non rema contro il mercato ma sa invece interpretarne gli orientamenti e le spinte”.

In collaborazione con Matteo Napoli

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Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto