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20 luglio 2013

Pacchetto Lavoro e Riforma Fornero. Cosa cambia il pacchetto lavoro Giovannini: il punto di Esposito

Pacchetto Lavoro 2013. Novità riforma del fare e pacchetto lavoro: sgravi fiscali e agevolazioni imprenditoria giovanile

Lavoro e Riforme

Lavoro e Riforme

Secondo l’Ocse, il 53% dei giovani lavoratori è precario e la disoccupazione giovanile, in Italia, a fine 2012, è arrivata al 35,3%.

Di recente, il Ministro Giovannini ha varato il cosi detto pacchetto lavoro, decreto che dovrebbe attuare un decremento della disoccupazione giovanile dal 25 al 23%.

Per Giovannini, il pacchetto lavoro non ha stravolto la Riforma Fornero. Anzi, le innovazioni ed i cambiamenti caldeggiati dal decreto pacchetto lavoro ed ispirati dalla necessità di una maggiore flessibilità, appaiono tutt’altro che in ferreo contrasto con le regole introdotte dalla Legge 92. Le finalità perseguite dal Governo Letta, attraverso gli interventi promossi dal Decreto Giovannini nel pacchetto lavoro dunque, albergano nella possibilità di anticipare la ripresa economica, attuando una riduzione del tasso di disoccupazione giovanile.

Al fin di far luce sull’attuale situazione economica italiana, sulla disoccupazione e sulle innovazioni introdotte dalla Riforma Fornero e dal pacchetto lavoro (Decreto Giovannini), abbiamo deciso d’intervistare il Dott. Gennaro Esposito, Consulente del Lavoro e membro del sito centrostudilavoro.com.

Dott. Gennaro Esposito, cosa ne pensa della disoccupazione e del pacchetto lavoro Giovannini?

Gennaro Esposito

Gennaro Esposito

“Che l’economia sia ferma è un dato di fatto. Per quel che concerne le aziende e la normativa legata al lavoro, bisogna dire che, nonostante tutte le riforme, ci sono dei vincoli abbastanza stringenti. Io sono favorevole alla flessibilità. Oggigiorno, il contratto standard è ancora quello a tempo indeterminato. Tuttavia, in una realtà come la nostra, non c’è grande differenza fra contratto a tempo indeterminato e determinato. La crisi permette facilmente di licenziare per motivi oggettivi, cioè economici. Sono favorevole alla flessibilità perché credo che i giovani rappresentino un valore. Le aziende sono incentivate ad assumerli. La strada è quella della produttività: chi più produce e merita sarà meglio retribuito.

Per quel che concerne il pacchetto lavoro credo ci siano ancora troppe limitazioni per il lavoro a termine. Credo ci debba essere maggiore flessibilità sui rapporti di lavoro a tempo determinato. I datori di lavoro devono esser messi in condizione di scegliere quando e come assumere, in totale libertà, senza vincoli a vita. Del resto, per assumere un lavoratore a termine c’è bisogno di una motivazione tecnico-organizzativa o produttiva. Quindi, c’è bisogno di una causale. La Riforma Fornero ha stabilito il non inserimento della causa soltanto nel primo rapporto di lavoro  fino ad un massimo di 12 mesi. Il limite complessivo di un rapporto di lavoro a tempo determinato è di 36 mesi. Quindi, terminati i tre anni, il datore dovrebbe stipulare, con quel dipendente, un rapporto a tempo indeterminato. Ad ogni modo, si tratta di un paradosso, perché i datori non possono essere obbligati a legarsi a vita con i dipendenti, anche perché i contributi da versare sono tanti e la nostra è un’epoca caratterizzata da una grande incertezza economica”. 

Protesta Unsa

Protesta Unsa

Che cosa ne pensa della Riforma Fornero rispetto al pacchetto lavoro decreto Giovannini? Qual è la sua opinione in merito alla recente costituzione del comitato referendario, promosso dalla Federazione Sindacale Confsal Unsa, finalizzato all’abrogazione della Riforma Fornero relativa al sistema pensionistico e della legge che blocca i contratti nel pubblico impiego?

“Bisogna dire che il tentativo è quello di snellire l’apprendistato professionale e tutte le forme di apprendistato. L’eccessiva rigidità è una conseguenza del timore di assumere. La paura dei datori di lavoro deriva dall’esistenza di eccessivi vincoli e costi. Già qualche anno fa, con una Manovra Berlusconi, fu previsto un forte incentivo sugli apprendisti per le aziende al di sotto dei 9 dipendenti. Fu previsto uno sgravio contributivo della quota a carico del datore di lavoro per 3anni: grazie a tale normativa, se assumi un apprendista part time a 25 ore, si pagano 30 euro di contributi. Si tratta di un incentivo davvero molto importante. Ci sono altre tipologie di agevolazioni che consentono in una fase di start-up di contenere i costi. Gli incentivi, dunque, ci sono, ma gli imprenditori hanno paura di assumere. Da quando è entrata in vigore, la normativa relativa all’apprendistato è stata caratterizzata da una paradossale diminuzione delle assunzioni degli apprendisti. Troppi vincoli, costi e paletti. Per tale ragione, il Primo Ministro Letta ha tentato di snellire l’apprendistato, invitando le Regioni ad uniformarsi, a livello nazionale, entro il 30 settembre 2013. Se affermassimo che le leggi favorevoli alle assunzioni non esistono, diremmo una bugia.

Le leggi favorevoli alle assunzioni ci sono, però bisogna avere un po’ di coraggio ad attuarle.

La Riforma Fornero ha ridotto di parecchio la flessibilità. Ha introdotto la tassa sul licenziamento: l’azienda che licenzia, adesso, deve pagare un ticket di 450 euro circa per ogni anno di lavoro fino ad un massimo di tre. Ha allungato i tempi di attesa fra un contratto a termine ed un altro, passando dai 60, fino a sei mesi, a 90, a oltre i sei mesi. Ma la Riforma Fornero ha dato vita anche a delle importanti innovazioni. Si pensi alla convalida delle dimissioni ed all’abolizione della vecchia metodologia delle dimissioni in bianco. Ad ogni modo, sia dal punto di vista laburistico, sia dal punto di vista pensionistico le pecche non mancano”.

Secondo l’Inail, nel 2012, sono diminuite le denunce d’infortuni sul lavoro. Stando ai dati forniti dall’Istituto Nazionale Italiano, le vittime sul lavoro accertate sono state 790, con un trend decrescente che rasenta il 30% rispetto al 2008. Dunque, finalmente un dato positivo. Qual è la sua opinione in merito?

“Il calo era ampiamente previsto. Si sta investendo tanto in sicurezza e prevenzione. Ormai, tutte le aziende devono essere in possesso del Documento di valutazione rischi (Dvr), deve esserci un Rls (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) e poi l’Inail, ogni anno, indice un bando che ammonta fino ad un massimo di 100.000,00 euro, finalizzato all’inversione ed alla riduzione dei rischi all’interno delle aziende. Come detto si sta investendo molto in sicurezza ed il calo delle morti è, senza ombra di dubbio, un dato positivo”.

In collaborazione con Antonio Migliorino

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