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15 settembre 2013

Baby Gang e bullismo: cause, cura e prevenzione per la psicologia

Bullismo nelle scuole superiori
Baby Gang e bullismo

Baby Gang e bullismo

Il fenomeno delle baby gang e del bullismoscuola: ecco quali sono le cause della violenza tra giovani e studenti, la cura e prevenzione al bullismo. Come difendersi dai bulli.

Il punto della psicologa Giuliana Esposito.

“In termini associativi per baby gang si intende quel gruppo dominante che in un sistema di relazioni  asimmetriche impone.  Simile  al bullismo tradizionale ma il maniera più organizzata e sistematica. Emulazione mafiosa, struttura gerarchica definita, regole di condotta. Buona coesione tra i membri e il controllo del territorio. Spesso i protagonisti sono ragazzi di buona famiglia, malati di noia e benessere che cercano nella gang lo strumento per conquistare un dato status sociale.

Parere della Dott.ssa Giuliana Esposito, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva regolarmente iscritta al PSY.

Quali sono secondo lei le cause individuali e sociali del fenomeno baby gang oggi? Quali dinamiche psicologiche muovono il minore verso la baby gang oggi?

Le baby gang hanno assunto oggi una visibilità senza precedenti. Per la frequenza e, in molti casi, la spregiudicata attraverso cui esprimono l’infrazione di leggi e regole.” – dice la Dott.ssa Giuliana Esposito –

“Le denunce aumentano e con esse la preoccupazione della società civile. Gruppi di ragazzotti che, nelle scuole, taccheggiano e picchiano coetanei o i professori stessi. Lanciano sassi dal cavalcavia, commettono abusi sessuali di gruppo. Svuotano appartamenti e negozi ecc. La questione pregnante diventa capire quali cause spingano questi gruppi a commettere atti devianti.”

Baby Gang e bullismo: chi è il bullo e perchè, cause, prevenzione e difesa per la psicologa

“Contesiti familiari problematici sono certamente la prima causa precipitante di un disagio generazionale sempre più diffuso tra i nostri ragazzi. Conflitti, separazioni, divorzi, perdite, latitanza del controllo genitoriale, abusi di vario tipo. Provenienza da famiglie multiproblematiche spesso affiliate a loro volta a contesti devianti. Ma la sociopatia tipica della gang può discendere anche da contesti famigliari eccessivamente accondiscendenti o iperprotettivi. A indurre comportamenti antisociali non è unicamente il fattore economico.”

“Non è da meno la scuola che sconta una noncuranza imbarazzante rispetto alla profonda crisi esistenziale che tocca le nuove generazione. L’apprendimento è spesso demodé. Troppo impositivo e acritico, appiattito sull’allineamento cieco dei ragazzi alla regole correnti. Famiglie e scuole sono eticamente deresponsabilizzate. Rinunciano al loro mandato sociale, alla quella funzione mediatrice che è bussola di una personalità in formazione. È a scuola che il ragazzo sperimenta se stesso e si misura con l’altro. A questo aggiungiamo la società dell’immagine e dei consumi.”

“Il quotidiano dei nostri ragazzi pullula di messaggi crudi, sovreccitanti, alienanti, che affossano in loro la capacità di interpretare adeguatamente la legalità. La soglia dell’illecito scende. Minori ed adolescenti tendono a percepire la violazione delle norme meno grave rispetto al passato. La criminalità diventa una trasgressione ludica. Una filosofia dello sballo costi quel che costi che va riempire il vuoto etico in cui fatalmente sono costretti a crescere.”

Cos’è una baby gang ed il bullismo, chi sono i bulli e perchè lo fanno

“Non bisogna confondere o unificare il concetto di condotta con quello di “devianza”.

Per “condotta”si intende quel complesso di atteggiamenti che un individuo assume come propri, in relazione al suo universo interiore e agli stimoli esterni che su di esso si ripercuotono, provocando specifiche reazioni e aggiustamenti psichici.

Devianza”, invece,si riferisce all’insieme dei fattori scatenanti che portano al reato il minore o l’adolescente.”

“Ogni ragazzo, solitamente,è parte di un gruppo nato in maniera spontanea, accettato dalla maggioranza dei compagni o almeno dai leader del gruppo. La baby gang è composta da soggetti fortemente spinti al “conformismo di gruppo”. Assicura inclusione, e quindi sostegno e protezione. Ogni decisione è devoluta alla personalità dominate, capace di produrre fortissimi effetti identificativi e fascinatori. Esistono gang rigidamente impostate su schemi autoritaristici, altre più aperte e democratiche.”

“Ma tutte condividono un incrollabile senso di esclusività, segretezza, affiliazione che si esprimono in una sostanziale omogeneizzazione dei codici comunicativi. Si costituiscono così delle “comunità sperate”, chiuse dall’interno. Appartate ed inaccessibili, che alimentano nel soggetto quella crisi della sfera normativa  in direzione di obiettivi “antisociali” spesso illeciti. Tuttavia, meglio di quelli propinati da famiglia, scuola e società risultano al minore/adolescente appaganti e rafforzativi dell’autostima.”

Come si riconoscono i potenziali bulli e le baby gang oggi

“A preoccupare è soprattutto la violenza gratuita, sistematica, psicologicamente contagiosa attraverso cui la gang tenta di imporsi nel contesto sociale di riferimento. Non è solo caratteristica unificante del gruppo. Ma è soprattutto l’unico strumento comunicativo valido riconosciuto dai partecipanti.”

“L’uso della violenza è diventato triste patrimonio di molti giovani. La soglia di percezione dell’illecito si è drasticamente abbassata. Causa anche modelli aggressivi addirittura mutuati dalla criminalità adulta”.

“La gang deumanizza la vittima al fine di giustificare le sue imprese e stabilire con essa rapporti interpersonali prevaricatori e vessatori.”

“La gioventù di oggi si è trasformata lentamente in una gigantesca incubatrice di malesseri e disagi emozionali. Quasi sempre l’esito di una desertificazione sentimentale che spazia dalla famiglia, alla scuola, alla società. Il disagio emotivo precede sempre lo sviluppo di quella personalità problematica che è anticamera della devianza di gruppo. Manifestandosi attraverso una gamma più o meno sfumata di segnali “disturbanti”. Stati d’ansia, cambiamenti di umore, irrequietezza che possono diventare veri e propri sintomi quali disturbi psicosomatici, dell’alimentazione, del sonno ed altro.”

“Tra i comportamenti disadattavi che possono funzionare da segnali premonitori vale la pena evidenziare:

  • disadattamento scolastico e sociale;
  • rifiuto e abbandono scolastico;
  • aggressività manifesta verso coetanei e adulti;
  • modalità di comunicazione anomale;
  • rifiuto delle regole della convivenza collettiva;
  • mitizzazione di immagini improprie;
  • improvvise trasformazioni del look;
  • improvvise disponibilità economiche non altrimenti giustificabili;
  • consumo di sostane ed alcool;
  • tendenza alla menzogna e alla fuga;
  • predisposizione ai giochi pericolosi ecc.”
Come prevenire il bullismo e il nascere delle baby gang

“I giovani del nostro tempo sono profondamente diversi dai loro genitori. Tendono a bruciare le tappe perché scontano una crisi che innanzitutto familiare e poi individuale”.

“I genitori percepiscono i figli sempre più annoiati, precocemente autonomi, aggressivi, ma al contempo dualisticamente fragili, bisognosi di protezione. Preadolescenza ed adolescenza sono fasi delicatissime. L’identità nascente del ragazzo è ancora troppo fragile per poter affrontare da solo il mondo e i ruoli che esso propone.”

“Avere la garanzia di un’appartenenza sicura è cruciale. Quando non c’è i ragazzi cercano (e spesso trovano) dei surrogati. La baby gang in fondo non è che il modo di questi giovani “a metà” di avere la libertà dell’adulto e l’irresponsabilità del bambino.”

“La famiglia, quando funziona, è di per sé preventiva. La struttura familiare, invece, è spesso sfilacciata, incapace di controllo educativo. Questo non vale solo per i contesti familiari poveri e deprivati culturalmente. La ribellione alla famiglia appartiene anche a contesti di apparente agiatezza e normalità. Anche lì rinveniamo gli stessi conflitti. Mancato riconoscimento del figlio, separazioni e divorzi, malattie o morte, allontanamento affettivo di questo o di quel genitore ecc. Con l’aggravante di un’iperprotezione e di un benessere “riparatori”, che servono a “risarcire” materialmente il ragazzo delle proprie carenze genitoriali”.

“La strategia migliore è una sola: ricostruire figure genitoriali credibili, educando i genitori all’educazione dei figli. Un’educazione empatica che passi attraverso la riscoperta dei ruoli. I genitori hanno dimenticato il loro mestiere. Nella famiglia di oggi, nucleare o monoparentale non esistono più ruoli netti. I ritmi di vita dell nostro tempo uccidono l’ascolto e la conversazione. Spesso anzi il genitore minimizza l’atto violento, legittimando il ragazzo aggressivo per mascherare la sua negligenza.

Come difendersi dalle baby gang a scuola: bullismo e devianza di gruppo

“Bisogna allora impegnarsi a costruire un rapporto qualitativamente significativo coi figli. Trovare del tempo che sia tutto per loro, per rispondere alle loro domande, giocare e sanzionare dov’è necessario. Del tempo per conoscersi e imparare a rispettarsi.”

“Come per la famiglia, ovviamente anche a scuola è doveroso pensare ad una prevenzione seria. La scuola, lo sappiamo, è un agenzia di socializzazione fondamentale alla crescita armonica dei ragazzi. Un osservatorio privilegiato dei conflitti che li animano. È qui che i ragazzi cominciano a misurarsi con il mondo adulto “esterno”. A costruire le prime relazioni sociali, a conoscere l’altro, a sperimentare i primi successi ed insuccessi, i primi meccanismi di inclusione ed esclusione. La scuola è spesso distratta, incapace di leggere i loro bisogni reali.

“L’insegnamento puzza di dogmatico, di acriticità, talvolta è addirittura repressivo. E’ frequentissimo per il giovane percepire didattica e docenti come nemici e sviluppare la ribellione. Non si educa alla socializzazione. Per mancanza di mezzi, competenze comunicative ecc. È il sonno degli educatori a generare i “baby” mostri della società.”

“Fare prevenzione a scuola allora significa anzitutto ritrovare fiducia nel mandato sociale dell’istruzione. Per convogliare in positivo le energie dei nostri ragazzi e renderli migliori. La ricetta è sempre quella. Coinvolgere tutte le forze in campo alla creazione di spazi di aggregazione e occasioni di ascolto e dialogo reali. Il ragazzo deve sentirsi meno solo e abbandonato, ma soprattutto “incontrare” l’altro, imparandone il rispetto.”

“Ovviamente scuola e famiglia devono fare un patto: sostenersi a vicenda per esaltare le potenzialità dei ragazzi ed esorcizzarne le ansie attraverso strumenti più sensibili.”

In collaborazione con Matteo Napoli

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