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Violenza di gruppo: come avviene e cosa prevede il codice penale

Martina Sapio 10 Febbraio 2021
M. S.
18/06/2021

A scuola, università e lavoro, come avviene la violenza di gruppo, cause e cosa prevede il codice penale: il punto dei professionisti in psicologia, diritto ed istruzione.

Ancora oggi e spesso sentiamo parlare di bullismo a scuola e all’università, come in ufficio e sul posto di lavoro. Si sente parlare di bulli, e del branco che agisce con ferocia e senza motivazione alcuna. Ricorderemo il caso di stupro a Pisticci, in provincia di Matera, quando giovani ragazzi durante una festa, stuprano due studentesse inglesi in vacanza. Perché, e cosa li ha spinti a tanta ferocia?

Diversi sono gli aspetti che caratterizzano un fenomeno del genere, rispetto al quale ci affideremo al parere degli esperti: la psicologa Roberta Grassotti, l’avvocato, Cecchino Cacciatore ed il professore Rocco De Leo.

Sarà a loro che chiederemo chi sono gli assalitori e chi le vittime nelle violenze di gruppo, da Matera a Genova, cosa è successo, di chi è la colpa, ruolo della famiglia e responsabilità. Cause, rimedi e profili, psicologici, giuridici ed educativi.

Come avviene la violenza di gruppo, cosa spinge giovani ragazzi a commetterla, rimedi e consigli

Nella maggior parte dei casi, sono i ragazzi insospettabili ad essere i protagonisti di episodi di violenza di gruppo. Le ultime vicende di cronaca del nostro Paese ce lo ricordano bene:  Matera, Genova, Bibbona e Pisticci sono solo alcune delle città dove si son consumate violenze di gruppo su giovani ragazze.

Gli attori, protagonisti delle violenze, sono spesso ragazzi, studenti, tanto provenienti da contesti culturali disagiati, quanto al contrario da famiglie normali. Ma in ogni caso, il violento ha un passato e un certo profilo caratteriale. L’atteggiamento aggressivo, anche in gruppo, non è un fulmine a ciel sereno. Non è qualcosa che nasce e prorompe all’improvviso, senza alcun segnale. La maggior parte delle volte, anzi, l’aggressore ha alle sue spalle una cultura, un’educazione e soprattutto un profilo psicologico complesso. Ma allora cosa spinge ad essere aggressivi e come avviene la violenza di gruppo? 

Ci sono un pò entrambe le situazioni.” Ci istruisce la psicologa e psicoterapeuta Roberta Grassotti –

“Di base io credo che ci sia una scarsissima sensibilità e cultura rispetto al genere e questo purtroppo viene anche molto passato nei media”. – Continua la psicologa – “Passa molto il messaggio che il maschio è un pò considerato come il genere che se ha degli stimoli, degli istinti o delle pulsioni non ha bisogno di consenso da parte del femminile.” 

Poi ovvio che in relazione al gruppo c’è il leader che manda un messaggio e spesso le persone che fanno parte del gruppo vanno dietro al messaggio del leader. – Dichiara la dottoressa Roberta Grassotti – “Quindi poi diventa una sfida. Però dalla sfida, dal mettersi alla prova, il passaggio successivo è quello di non avere uno stop. Proprio perchè manca una cultura legata alla sensibilità rispetto al genere da parte delle singole persone. Io credo che i due aspetti siano molto collegati tra di loro e quindi che l’uno determini l’altro.

In riferimento proprio a quest’ultimo punto (che si può ben approfondire facendo riferimento alla c.d. cultura della violenza), quanto si può dire che questo strato culturale influenzi i giovani? E quali potrebbero essere i possibili rimedi?. La psicologa Roberta Grassotti risponde:

Sicuramente se ci fosse una sensibilizzazione rispetto a questo (la sensibilità di genere, ndr) i casi di violenza di gruppo si abbasserebbero di molto. I ragazzi sono esposti attraverso tutte le varie app, i videogiochi, le trasmissioni. A questo prendersi ciò che vogliono nel momento in cui sentono che la pulsione c’è.” 

Quindi avere la consapevolezza della parità tra uomo e donna, senza credere di poter abusare di quest’ultima per il proprio piacere, è il punto da cui bisogna partire. Viste le cause della violenza di gruppo, quali sono i rimedi e cosa dovrebbero fare dei genitori o gli insegnati a scuola per aiutare i propri figli e studenti violenti?

Io credo che non debba essere soltanto demandato alla scuola e a terzi il ruolo di insegnare certe cose. Dovrebbe essere in primis la famiglia, e poi tutto il resto dovrebbe fare da cornice. Ma se si ripartisse da quello, cioè da una buona cultura di genere, io credo che si avrebbe un drastico calo del fenomeno”.

Stupro e violenze di gruppo: cosa prevede il codice penale

In maniera curiosa e quasi paradossale, una delle formulazioni che appare nella barra di ricerca di Google è “la violenza di gruppo non è reato“. La frase è lapalissianamente falsa. Ma il semplice fatto che appaia mostra come non sia chiara a tutti la configurazione giuridica della fattispecie. Sul punto l’opinione dell’Avv. Cacciatore e della sua collaboratrice Martina Campopiano.

Questo reato, consiste nella partecipazione da parte di più persone riunite, ad atti di violenza di cui all’art. 609 bis c.p.v. La ratio di tale articolo consiste nel prevenire tali condotte, al fine di proteggere non solo la libertà personale della vittima, la quale è libera di autodeterminarsi in relazione alla propria libertà sessuale, ma anche la dignità della stessa.”

“In altre parole, – Continuano l’avvocato Cacciatore e la sua collaboratrice – la ratio consiste nella volontà di sanzionare. E ove possibile, prevenire la brutalità delle violenze plurisoggettive, ad oggi sfortunatamente in aumento”.

Questa è una fattispecie autonoma di reato a carattere necessariamente plurisoggettivo. Richiede, oltre all’accordo della volontà dei compartecipi al delitto, anche la simultanea effettiva presenza di almeno due persone nel luogo e nel momento della consumazione dell’illecito. Queste, anche se non compiono la violenza, devono avere un ruolo partecipativo in essa.”

Tornando ai casi di violenza di gruppo a Pisticci di Matera come a quelli di Genova e Bibbona, cosa rischiano ragazzi che come questi hanno strupato giovani studentesse minorenni?

“È prevista una pena molto più rigorosa (da 8 a 14 anni di reclusione) rispetto alla violenza commessa da un solo soggetto agente.” – Spiega l’avv Cacciatore –

Il ruolo della scuola e dei docenti contro la violenza di gruppo

Come sosteneva già prima la Dott.ssa Grassotti, parte del lavoro d’educazione dovrebbe essere compiuto nelle palestre della vita, nelle scuole.

Per cui si può davvero dire che la scuola ed i docenti abbiano una responsabilità d’educazione e possano prevenire il fenomeno della violenza di gruppo? Sul punto ci ha risposto il docente Rocco De Leo.

Le attività messe in campo dalle scuole sono molteplici e affrontano la questione in modi diversi e da differenti prospettive. E’ chiaro che tutto il personale scolastico ha il dovere morale e civico di tenere un comportamento etico e professionale anche “oltre” il tempo scolastico. – Fa sapere il prof De Leo. – Comunicando nelle diverse modalità che oggi ci consentono di essere praticamente sempre connessi.

Più che strutturale, quindi, l’educazione per evitare il nascere della violenza di gruppo, dovrebbe diventare trasversale. Ovvero discussa in maniera inter e transdisciplinare. Soprattutto nelle Scuole Secondarie di Secondo Grado, si susseguono interventi di sensibilizzazione organizzati in convegni e seminari.

Tuttavia, – Conclude il professore Rocco De Leo – se quotidianamente si registrano casi di violenza fisica ma anche, e purtroppo, psicologica, vuol dire che gli sforzi della sola comunità scolastica non bastano. E’ quindi la società stessa, per essere una comunità educante efficace, a doversi impegnare nel raggiungimento dell’obiettivo. Non soltanto attraverso eventi organizzati sporadicamente, per celebrare “giornate” purtroppo molto spesso fini a se stesse. Ma innestando un reale processo di crescita civica che superi il contesto scolastico.

© Riproduzione Riservata
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Martina Sapio Studentessa di Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, scrivo per la sezione Attualità e vedo nel giornalismo il modo migliore di mettere in pratica le mie conoscenze. Ho sempre amato scrivere così come ho sempre amato informarmi sul mondo che mi circonda, sul suo modo di cambiare e di evolversi. Per questo ho deciso di iniziare ad esplorare questo mondo. Capire da quali meccanismi è mossa la nostra società. Mi interesso in particolar modo di politica e di tematiche economiche, sia di carattere nazionale che internazionale, di come queste costanti influenzino tutti noi. Nello scrivere cerco di essere quanto più diretta e chiara possibile: un lavoro di ricerca e di rifinitura che ha come obiettivo la sola, vera informazione. Leggi tutto