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16 settembre 2013

Università di serie A e B. La replica dei Rettori delle Università in causa e da chiudere per Chiodi

Rettore Pivato

“Crederò che il governo sia impegnato a ridurre le spese (per ridurre le tasse) quando Letta e Saccomanni si recheranno a Bari, Messina o Urbino per spiegare che chiudere le Università (in fondo alla classifica dell’Anvur) è nell’interesse dei loro figli.

E’ così che, duramente Francesco Giavazzi e il Governatore dell’Abruzzo Gianni Chiodi infieriscono contro le Università di Bari Bari, Messina e Urbino, ritenute, fanalino di coda nel rapporto Anvur 2013.

Decisa la replica dei Rettori delle Università minacciate di chiusura, cui abbiamo chiesto di commentare la proposta shock avanzata dal Presidente Chiodi.

Le repliche di rettori chiamati in causa dal Governatore dell’Abruzzo: Petrocelli, Rettore dell’Università “Aldo Moro” di Bari, Pietro Navarra, Rettore dell’Università di Messina, Stefano Pivato, Rettore dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo

Rettore, il Governatore dell’Abruzzo Gianni Chiodi propone di chiudere le università “meno virtuose” ree di creare un grave intralcio alla spesa pubblica nazionale oltre che un limite oggettivo all’avanzamento qualitativo dell’Università italiana in generale. Cosa significa porre la questione della qualità e del finanziamento nelle Università Italiane e come commenta la posizione della sua università nella classifica Anvur? Qual è la sua opinione sull’Anvur?

Petrocelli, Rettore dell’Università “Aldo Moro” di Bari  – “Chiudere la nostra Università? Mi sembra a dir poco una visione strumentale nel momento delle iscrizioni. Esiste da tempo l’dea che bisogna privilegiare alcune Università a scapito di altre. I dati diffusi dall’Anvur non sono stati elaborati per stilare una classifica ma per mettere un accento sui punti di forza e su quelli che evidenziano le debolezze. Nell’ambito della valutazione fatta da esperti internazionali la nostra Università ha un piazzamento lusinghiero e annovera studiosi di primo ordine che hanno riconoscimenti a livello internazionale e, a volte, sono anche alla guida di prestigiosi punti di riferimento scientifici.”

Quindi  io invito il presidente della Regione Abruzzo ad analizzare la qualità dei nostri docenti e dei giovani laureati, nella convinzione che occorrerebbe comunque evitare polemiche di questo tipo. Attenzione a leggere i dati – avverte il rettore Corrado Petrocelli – vanno analizzati area per area. Ci sono settori ottimi, ma a macchia di leopardo. Alcuni grandi atenei, come il nostro, sono stati penalizzati dal fatto che molti docenti sono andati in pensione e abbiamo avuto difficoltà a recuperare i loro prodotti di ricerca, ricordiamoci che è una valutazione che prende in considerazione sette anni a partire dal 2004. Quella valutazione è stata fatta per misurare le eccellenze e i punti deboli. Ci sono state altre letture differenti da quella fatta de Francesco Giavazzi e condivisa dal presidente dell’Abruzzo, letture che hanno restituito l’ateneo di Bari alla sua vera posizione. Il punto è che qualcuno vorrebbe poche università in cui siano tutti bravi: docenti e studenti. Vorrebbe università di serie A e di serie B. Tra le prime 800 Università al mondo ci sono 26 atenei italiani (su 84) e c’è anche Bari. Però per l’ANVUR non è così: forse la differenza sta nel fatto che all’estero non guardano all’esigenza tutta nostrana di favorire alcune università soprattutto in vista delle immatricolazioni. Le classifiche non hanno senso. La Vqr serviva solo a identificare la presenza di eccellenze o lacune nei vari settori. Ma da noi non demorde il disegno di puntare su pochi atenei per farli diventare di eccellenza, nella convinzione che ciò possa accadere solo mandando in malora le altre università. Nessuna fiducia, non solo per come è stata concepita e praticata la valutazione, ma soprattutto per come è stata comunicata, pubblicizzando dati che poi non hanno trovato nessuna conferma in quelli definitivi pubblicati in seguito, in alcuni casi del tutto difformi, come è ben stato rilevato in numerosi interventi a cominciare da quelli, del tutto puntuali e fondati, di Roars. In ogni caso era noto (tranne ad alcuni componenti dell’Anvur?) che l’indagine doveva servire solo a mettere in evidenza le eccellenze e le lacune. Ne è venuto fuori il paradosso che mentre le realtà che si attestavano su una linea di sufficienza anche risicata apparivano virtuose, quelle che vantavano eccellenze anche significative, ma anche sacche di improduttività, sembravano soccombere. Ma, al di là del giochino dei segni più e meno, la presenza di elementi negativi non cancella l’esistenza di eccellenze anche rilevanti e chi le vanta sta comunque su un gradino superiore rispetto a chi non le può annoverare.”

Pietro Navarra, Rettore dell’Università di Messina “È del tutto fuori luogo il commento del Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi, il quale, tra l’altro, riprendeva un articolo apparso sul ‘Corriere della Sera’. Se da un lato appaiono inadeguate talune valutazioni espresse su realtà distanti dal suo ruolo istituzionale, dall’altro sarebbe più corretto che egli, in tema di sprechi, si domandasse se nell’interesse nazionale non fosse più opportuno accorpare talune Regioni, come l’Abruzzo, che producono meno della metà della ricchezza prodotta in media nelle 20 Regioni italiane.”

“I legittimi tormenti del Presidente Chiodi su come ridurre le inefficienze del settore pubblico italiano apparirebbero più credibili se, piuttosto che guardare in casa d’altri, egli si facesse portatore di un progetto di riassetto istituzionale con l’obiettivo di ridurre il numero delle Regioni tenendo conto della loro capacità di produrre ricchezza. Ricordiamo al Presidente Chiodi che le Regioni hanno rappresentato, sin dalla loro costituzione, la principale fonte di crescita della spesa pubblica nel nostro Paese. Non dimentichiamo, poi, che il Presidente Chiodi si rifà a delle tesi esposte sul ‘Corriere’ dal prof. Francesco  Giavazzi, già di per sé contraddittorie (commentava l’autore di  un articolo apparso su roars.it) . Innanzitutto perché non vengono valutate fino in fondo  le conseguenze a cui va incontro chi ripone troppa fiducia nelle classifiche dell’ANVUR,. Continuando così, infatti, bisognerebbe chiedere  la chiusura di importanti corsi del Politecnico di Milano (dove Giavazzi è laureato). Basta citare due esempi: nell’Area 8b  (Architettura) l’Università di Messina è 12ª su 39 atenei (22,73% di valutazioni eccellenti), mentre il Politecnico di Milano risulta essere 13° (8,88% di valutazioni eccellenti); nell’Area 9 (Ingegneria Industriale e dell’Informazione) Messina è 10ª su 56 atenei (64% di valutazioni eccellenti), il Politecnico di Milano è 16° (61,54% di valutazioni eccellenti)”. La posizione di Messina (che l’Ultimo Rapporto Anvur colloca sul fondo della classifica) deriva dalla somma delle performance ottenute da diverse competenze in vari settori disciplinari, ma è anche il frutto, se si guarda nel dettaglio, di picchi di eccellenza e posizioni di grande difficoltà. Messina ha picchi di eccellenza e faremo in modo che questi meriti vengano messi in luce e diano l’esempio. Come? Riconoscendo il merito e premiandolo. Il problema di questo sistema di valutazione è che da un lato il Ministero premia i bravi e punisce i cattivi, ma non dà nessuno strumento interno agli Atenei per premiare i bravi e punire i cattivi. Mi auguro che con un ruolo attivo alla Crui (Conferenza Rettori Università Italiane), si possa proporre al Governo una legge che possa permettere alle Università  di premiare al proprio interno i buoni e punire i cattivi. Solo così si potrà migliorare il sistema  e solo così la valutazione a livello nazionale può rendere più dinamico il sistema universitario. Diversamente, questa fotografia rimarrà nel tempo perché nessuna Università che al momento si trova in basso ha possibilità di mobilità, perché il sistema complessivo delle norme che regolano il pubblico impiego presso gli Atenei rende impossibile la reazione all’interno da parte dei Rettori per promuovere il merito e penalizzare coloro che non hanno intenzione di lavorare.”

Stefano Pivato, Rettore dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo – Sarebbe meglio che i politici si occupassero di ciò che sanno, ammesso che sappiano qualcosa. In un quadro di crisi gravissima dell’intero sistema universitario, Urbino c’è. Anzi, ha superato il periodo di incertezze e difficoltà che ha caratterizzato il decennio trascorso. C’è nella arrestata emorragia che durava da anni degli studenti e nella capacità di attirare studenti da altre regioni: secondo i dati ufficiali forniti dal Miur Urbino è al terzo posto in Italia (preceduta da Ferrara e Siena) come percentuale di studenti provenienti da fuori Regione. C’è negli equilibri di bilancio dimostrati nei consuntivi degli ultimi anni.”

“C’è nella contrazione del disavanzo cumulato che è passato da oltre 50  milioni a +  0.6 milioni. C’è anche nei dati Anvur che collocano Urbino al primo posto, nelle stesse classifiche, proprio nel settore economico-matematico nel quale la Bocconi è all’ottavo posto. Insomma Urbino c’è in tutta una serie di elementi che fanno considerare la nostra Università come un “caso di studio” esemplare in Italia.”

in collaborazione con Matteo Napoli

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