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7 ottobre 2013

Medicina. Laurea Medicina all’estero: Il punto della FNOMCeO Medici Chirurghi e Odontoiatri

E’ il nuovo fenomeno italiano nell’area istruzione, è il frutto delle delusioni e delle ansie di milioni di giovani e aspiranti camici bianchi, disposti a tutto pur di veder coronato il loro sogno. Studiare medicina all’estero.

Medico Indeciso

Medico Indeciso

Sono molti i Paesi dell’UE dove studiare medicina e pronti a raccogliere gli esclusi: Spagna, Belgio, Romania, Ungheria. Ma anche Bulgaria e la gettonatissima Albania, che ogni anno riservano agli studenti italiani percentuali di posti sempre meno limitato. Tanti studenti italiani li scelgono perché convinti di fare un anno all’estero e poi accedere liberamente, presso un qualsiasi ateneo in Italia. 

Per saperne di più allora sulle cause che muovono la cosiddetta “fuga dei camici”, dei delusi del quiz, allargando la lente sui limiti e sulle contraddizioni legate al numero chiuso e ai test di selezione in funzione di una strategia d’uscita finalmente convincente, abbiamo chiesto il parere di due esperti: il Dott. Luigi Conte, Segretario nazionale della FNOMCeO (Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) e del Dott. Giancarlo Pizza, membro del Comitato Nazionale della Fnomceo e attuale Presidente dell’Omceo di Bologna.

Dott. Conte anche quest’anno,  dopo gli attesissimi test di ammissione, si torna a parla di esodo sempre più consistente degli esclusi verso l’estero.  Come si spiega questo fenomeno? Tra le ragioni principali della fuga dei camici, come da tradizione, il famigerato test d’ingresso e il numero chiuso. È arrivato il momento di riformare l’accesso a medicina? E come si argina la fuga dei camici?

Dott. Conte

Dott. Conte

“Fenomeni migratori di questo tipo ci sono noti da tempo. Come affermato dallo stesso Presidente Bianco, è evidente che i quiz per l’ammissione alle facoltà di medicina sono oggi un strumento insufficiente per valutare in maniera completa il futuro medico e le sue potenzialità rispetto al corso di studi. Ma se si può discutere sulla qualità delle prove di selezione (noi stessi abbiamo avanzato proposte per il loro miglioramento), da rappresentanti della professione, riteniamo al tempo stesso che il numero programmato sia un elemento irrinunciabile dacché ci dà la garanzia di poter selezionare gli studenti migliori per accedere a una facoltà e una professione assolutamente peculiare e impegnativa.”

“I dati dicono che con le prove di accesso a medicina, tra il 70 e l’80% di studenti finisce il corso di studi nei tempi dovuti e la qualità della valutazione finale è superiore a prima. Occorre, inoltre, commisurare l’accesso con la capacità formativa delle università. Nell’anno accademico 2013-2014 saranno 11.923 i posti per i nuovi medici nelle università italiane e per Fnomceo sono decisamente troppi. Le richieste ufficiali di Regioni e ministero della Salute di posti a bando per i Corsi di laurea sono state rese note e ai quasi dodicimila per i medici se ne aggiungono 988 per gli odontoiatri, 716 per i veterinari e 2.859 per le altre discipline di area medica. Riteniamo che l’offerta e la capacità formativa delle singole facoltà di medicina debbano essere strettamente collegate. È importante sapere che la formazione di un medico necessita non solo dell’acquisizione di conoscenze dai libri e dalle lezioni ma anche di esercitazioni sui pazienti e della frequenza di biblioteche, laboratori e ambulatori. La professione impegna la persona sul piano delle relazioni e della comunicazione. Il medico deve saper gestire emozioni, conflitti, lavorare in squadra. Capacità che nei quiz scritti oggi non vengono prese in esame. Servirà recuperare quelle potenzialità ancora inespresse nei quiz, rafforzare il test nello scoprire il comportamento degli studenti in alcune materie e, insieme,valutare meglio la formazione di base alle superiori. Anzitutto migliorando il peso del curriculum dello studente e rafforzando l’orientamento universitario già alle superiori, magari concentrando l’attenzione su strumenti come il colloquio, per capire le reali motivazioni dello studente in modo da orientare, sviluppare e sostenere il giovane diplomato nella sua scelta della facoltà di medicina. Lo scenario attuale è insostenibile per i giovani, per la nostra Sanità ed il nostro Paese. Da un lato dovremo rivedere il numero chiuso, che è penalizzante e non sempre premia i migliori. Dall’altra, però, bisognerebbe che a livello europeo si addivenisse ad una normativa comune sugli accessi alle facoltà mediche e sui parametri di programmazione dei posti di queste facoltà”.

Spagna, Belgio, Romania, Ungheria. Ma anche Bulgaria e la gettonatissima Albania.  Sono molti i paesi dell’UE e non solo pronti a raccogliere gli studenti italiani che non sono riusciti a superare i test d’accesso di medicina. Gli iscritti alle prove sono aumentati del 23% mentre i posti disponibili non sono cresciuti proporzionalmente. Così  tra il bonus abolito, i ricorsi che partiranno a breve e il debutto della graduatoria unica a livello nazionale, anche quest’anno c’è chi cercherà di aggirare l’ostacolo andando a studiare all’estero. Dott. Pizza quali sono secondo lei le ragioni di questo esodo sempre più consistente verso l’estero? Come si spiega questo fenomeno?

Dott. Pizza

Dott. Pizza

“Per quanto a mia conoscenza l’esodo riguarda sostanzialmente gli studenti che non sono riusciti a superare il test di ingresso e che sono fortemente motivati ad esercitare la professione medica.

Spesso, tra questi, si ritrovano studenti con un genitore medico o odontoiatra e che quindi hanno un’idea della professione dal “di dentro” anche se comunque vaga.

La “gettonatissima” Albania, come dice Lei, pare attragga molto anche per i costi inferiori rispetto agli altri Paesi”

Tra le tante ragioni che spingono i nostri ragazzi ad indossare l’ambito camice all’estero, le principali riguardano il sempre criticatissimo numero chiuso e l’altrettanto discussa “difficoltà ed ambiguità” dei test per l’ammissione. In Italia, sostengono molti aspiranti camici colle valigie in mano, si studia per test “assurdi e senza senso”, incomprensibili in un’università come quella italiana che spesso propone corsi di medicina tra i più scadenti d’Europa. Qual è la sua opinione rispetto al numero chiuso e alla difficoltà connesse ai test d’ingresso a Medicina? Bisogna “ripensare” questi strumenti oppure no?

“I test sono noti per non essere in grado di misurare la reale capacità di apprendimento e di motivazione dello studente per la facoltà prescelta. Sono solo un mezzo efficiente  (ma non giusto) per ridurre il numero di studenti al livello desiderato dal programmatore.  Ritengo che il numero chiuso vada abolito e che si debba permettere il libero accesso agli studi di medicina ponendo un barrage, come avviene nella vicina Francia, al termine del primo anno di studi. L’accesso all’università in quel Paese è protetto costituzionalmente e così dovrebbe accadere nel nostro. Mi sono comunque note le reali difficoltà per una simile prospettiva  consistenti soprattutto nell’insufficiente numero di insegnanti  e di spazi per reggere l’impatto delle decine di migliaia di studenti che si accingerebbero al tentativo di fare il medico. Credo però che con una più efficiente organizzazione questi problemi potrebbero essere superati. “

Medici al pc

Medici al pc

Quali sono secondo lei i vantaggi e gli svantaggi per chi sceglie di studiare medicina fuori dallo Stivale? Cosa offrono agli aspiranti medici questi Paesi che la nostra Università non è in grado di garantire o è tutto “fumo negli occhi”?  Come si esce dall’impasse?

“Alcuni Paesi offrono un rapporto studente\docente più favorevole che in Italia con maggiore possibilità di interazione e questo naturalmente favorisce l’apprendimento. Inoltre la nostra università è sostanzialmente rimasta all’insegnamento di tipo classico: la lezione frontale. Come noto i nostri studenti sono molto preparati dal punto di vista culturale e nozionistico ma poco dal punto di vista “pratico” e per una professione dove conta anche il saper fare questo è un handicap. I nostri laureati hanno molto successo all’estero proprio perché culturalmente preparati e pronti a “fare” se posti in condizione di farlo. Dall’impasse si esce con una profonda riforma degli studi di medicina accompagnando gli studi teorici al fare. Questo richiede consistenti investimenti ed in tempi di crisi non è facile reperire i fondi.”

Negli ultimi anni si è registrato un boom sempre più vertiginoso di agenzie e promoter che mettono a disposizione la loro consulenza per fornire agli aspiranti medici delusi un escamotage non proprio economico ma dal successo, pare, garantito: iscriversi a corsi di studio all’estero dove non sono previsti né numero chiuso né test di ingresso. Corsi di laurea in medicina a loro detta perfettamente equivalenti a quelli italiani.

Promesse chiare ma garanzie insufficienti. I costi di iscrizione sono altissimi, coi prezzi che variano di paese in paese, le spese di agenzie (intermediazione e tasse) sono spesso eluse nelle informative ma anch’esse elevatissime, le sedi delle università poco chiare (si tratta per lo più di strutture private), non ci sono garanzie sul trattamento dei dati personali, non esistono rassicurazioni sul riconoscimento degli esami se si sceglie di rientrare in Italia né sul quello del titolo di laurea stesso ecc. Qual è la sua opinione in merito a questo tipo di agenzie e ai servizi da esse offerti? Si tratta di truffe oppure no? 

“ Non ho avuto modo di interagire con queste situazioni (agenzie e\o promoter) ed è per me difficile esprime un giudizio; posso solo dare qualche suggerimento. Ad esempio chiedere un elenco di persone che vi si sono affidate e verificare se le promesse e le premesse siano state rispettate o meno.”

In collaborazione con Matteo Napoli

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