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20 novembre 2013

AlmaLaurea: occupazione dei laureati secondo i dati di AlmaLaurea

I dati di AlmaLaurea e l’efficacia lavorativa del conseguimento di una laurea. Situazione occupazionale dei giovani laureati in Italia secondo i dati AlmaLaurea 2013

Un argomento di grande attualità oggi è un interrogativo che ogni studente in procinto di immatricolarsi o sulla soglia e quindi alla fine della sua carriera universitaria si chiede: quali sbocchi effettivi e reali può offrirmi tale percorso di studi?

Oggi il problema per un giovane laureato è proprio l’impossibilità di riuscire a trovare un lavoro idoneo e adeguato alla sua carriera universitaria, ciò sicuramente dovuto ad una forte crisi che imperversa nel nostro Bel Paese. Accadde così che spesso il “laureato” pur di aver un minimo di sicurezza economica si accontenta di lavori malpagati e lontani dai loro obbiettivi e ambizioni.

AlmaLaurea ci offre un preciso quadro sulla situazione attuale di un giovane studente laureato in cerca di lavoro.

La crisi si misura anche nell’efficacia del titolo universitario per AlmaLaurea: un anno dopo essere diventati dottori, meno della metà dei giovani italiani pensa che il titolo conseguito abbia risposto alle aspettative. Definisce  il risultato ottenuto molto efficace o efficace il 49% dei laureati triennali (quasi 2 punti percentuali in meno rispetto all’anno prima) e 44 laureati specialistici su cento (percentuale invariata). L’efficacia massima (75,5%)  è tra gli specialistici a ciclo unico, ma anche in questo caso con 5 punti in meno rispetto a un anno fa. Un valore elevatissimo ma comprensibile considerata la particolare natura di questi percorsi di studio.

Noi studenti laureati e sfruttati: i dati di AlmaLaurea

Mentre i giovani italiani si adeguano a percepire stipendi insoddisfacenti, a svolgere un’attività non coerente con il percorso di studi, a essere pronti a trasferirsi all’estero pur di trovare un’occupazione, i dati di AlmaLaurea mostrano la complessità della situazione. Sono relativi all’ultimo anno accademico, ma il quadro non migliora.

L’efficacia del titolo risulta ancora più significativamente in calo se il confronto avviene rispetto alla rilevazione 2008 (-9 punti tra i triennali, -7 tra gli specialistici, oltre 14 punti in meno tra i colleghi a ciclo unico).

La speranza è che la situazione migliori con il passare del tempo. Tra uno e tre anni dalla laurea – dati 2012 – i livelli di efficacia tendono ad aumentare (+4 punti per il collettivo in esame).

I dati di AlmaLaurea a 5 anni dalla laurea. A cinque anni aumentano ulteriormente: 55 laureati specialistici su cento dichiarano che il titolo è molto efficace o efficace per l’esercizio della propria attività lavorativa (in aumento di 4 punti rispetto a quando furono intervistati ad un anno dal titolo).

Tra i colleghi triennali tale valore è pari al 66%, tra i laureati a ciclo unico (in larga parte medici fra i laureati del 2007) raggiunge addirittura quota 93% (+3 punti rispetto alla rilevazione ad un anno). Dati 2007-2012, difficili da confermare nel futuro.

L’efficacia è particolarmente accentuata tra i laureati dei gruppi architettura (per il 59% è almeno efficace), ingegneria (57%) e chimico-farmaceutico (54%) – dice AlmaLaurea – Inferiore alla media, invece, tra coloro che hanno una laurea in scienze politiche, psicologia, lettere e nelle professioni sanitarie (le percentuali sono inferiori al 35%).

Secondo AlmaLaurea, a cinque anni i valori più elevati sono raggiunti tra giuristi (82%) e architetti (69%), nonchè nei gruppi geo-biologico (65%), agrario (63%) e chimico-farmaceutico (61%). Sotto la media invece i livelli di efficacia dei laureati dei gruppi politico-sociale, insegnamento, professioni sanitarie e letterarie (valori al di sotto del 48%).

Stando ai dati di AlmaLaurea, a un anno dal titolo 39 occupati su cento (in linea con le precedenti indagini) utilizzano le competenze acquisite durante il percorso di studi in misura elevata, mentre 42 su cento dichiarano di farne un utilizzo ridotto.

Ne deriva secondo i dati AlmaLaurea che 19 laureati su cento (+1 punto rispetto ad un anno fa) ritengono di non sfruttare assolutamente le conoscenze apprese nel corso del biennio specialistico.

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