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8 novembre 2013

Decreto scuola è legge sull’istruzione: Stefano Paleari, presidente Crui fa il punto

Stefano Paleari sul decreto scuola
Stefano Paleari sul decreto scuola

Stefano Paleari sul decreto scuola

Decreto Scuola  2013: arriva l’Ok del Senato. Critiche dal mondo studentesco: decreto scuola debole su diritto allo studio, welfare e meritocrazia.

“Compromesso” che non piace sul fronte Bonus Maturità. Palazzo Madama ha licenziato trionfalmente il decreto scuola atteso ora dal fuoco d’artiglieria dei dubbi e delle critiche provenienti del mondo studentesco. Con l’approvazione anche al Senato, il decreto sulla scuola è ufficialmente legge. Ma le associazioni studentesche sono già sul piede di guerra e preannunciano forti contestazioni. 

Le prime valutazioni espresse dai sindacati studenteschi (Udu, Uds, Rete degli Studenti Medi) sul Decreto Scuola non sono state tenere: si parla di risposte insufficienti e di diritto allo studio negato.

“Non c’è più tempo da perdere, riprendiamoci la scuola. Non bastano più le toppe per ridare un futuro alle giovani generazioni”. Denunciano le migliaia di studenti, che da Nord a Sud, scenderanno in piazza nei prossimi giorni contro il decreto per chiedere che l’istruzione torni seriamente al centro dell’agenda politica, con riforme autentiche ed investimenti sostanziosi.

Decreto scuola: il punto del presidente della Crui Stefano Paleari, perplessità e preoccupazione

Al fine di chiarire la questione decreto scuola, abbiamo sentito il Prof. Stefano Paleari, Presidente CRUI. 

Perplessità, quelle sollevate dagli studenti, che non paiono tuttavia cadere inascoltate, ma che anzi sembrano, estremismi a parte, incassare la solidarietà e la comprensione, ovviamente moderata, dei Rettori Italiani, che, pur manifestando soddisfazione per una inversione di tendenza che permette a scuola ed università di arrestare il loro declino, non mancano di indicare gli ampi margini di miglioramento contenuti nel nuovo decreto scuola.

Luci ed ombre su cui ci aiuta a riflettere Stefano Paleari, neoeletto Presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane).

Presidente, il decreto scuola diventa legge, ma sfumano i 41 milioni aggiuntivi per le università virtuose. Il fondo per le università, che ammonta a circa 6,3 miliardi, è sottoposto da tre anni a tagli, circa 300 milioni l’anno, per cui tutte le università avranno “solo” circa 150 milioni in più. Come interpreta questa decisione? Il decreto scuola rischia di fallire l’obiettivo del merito/premialità?

“Il 2013 è per gli atenei un anno orribile perché è un anno nel quale il tagli rispetto all’anno precedente è oltre 350 mln ed è anche l’anno nel quale si è completato il lavoro dell’Anvur, sia con riferimento alla valutazione della ricerca sia con riferimento all’accreditamento dei corsi di laurea e ai nuovi dottorati di ricerca. Il 2013 è stato un anno per le università di estrema difficoltà, nel quale abbiamo registrato insieme il massimo taglio e il minimo finanziamento. Ovviamente i tagli hanno una premessa storica: non è un taglio che si è determinato con questo governo, ma è un taglio che risale alle scelte fatte dai governi precedenti. Quello che noi abbiano chiesto fin dal mio insediamento, è un’attenzione particolare al tema del merito e a quello dei giovani.Io ho mandato una lettera al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Istruzione. Noi abbiamo intravisto in questi 41 mln all’interno del decreto scuola appena convertito in legge non solo una misura tesa a contenere il taglio micidiale di cui sopra, ma anche un modo per dare efficacia motivazionale alla valutazione resa dall’Anvur. Se così non è, quello che succede è che, siccome il taglio di 350 mln corrisponde al 4,6% del FFO e siccome sulla base del Decreto del Fare ogni ateneo non può perdere più del 5%, tutti gli atenei, se non si aggiungono stanziamenti, perdono tra il 4 e il 5% indipendentemente dalle loro performance rispetto alla ricerca e alla didattica. Questa proposta (l’iniezione di 41 mln per gli atenei virtuosi) che ci aveva fatto ben sperare all’inizio, non si è concretizzata nell’attuale decreto scuola, ma confidiamo che lo sia presto per la credibilità stessa del lavoro svolto dall’Anvur d’intesa con le università.”

L’Istruzione riparte, rimane scetticismo degli studenti sul decreto scuola

I più critici parlano di decreto scuola “tampone”, troppo timido per un settore, l’istruzione, che avrebbe invece bisogno di scelte più complesse e sostanziali. Come commenta questa perplessità?

“Veniamo da anni di tagli ripetuti tali per cui è legittima la critica espressa dagli studenti, così com’è legittima la valutazione fatta dai rettori su capitoli di bilancio differenti. “

La situazione di partenza va contestualizzata a valle di un numero di anni in cui oggettivamente al sistema è stato chiesta una riforma radicale ma nel contempo è stato chiesto anche un sottofinanziamento notevole rispetto al passato, quindi nel valutare comprensibilmente l’analisi degli studenti che è anche la nostra analisi dobbiamo considerare che lo stato attuale è figlio di un passato lungo che ha indebolito tutto il sistema. Do atto al Ministro di aver avviato un’inversione di tendenza, perché lo ha fatto innalzando il turnover per l’anno prossimo dal 20 al 50%, stanziando fondi per il diritto allo studio e soprattutto stanziando, attraverso la Legge di Stabilità, 150 mln che vanno di fatto ad annullare il taglio previsto per il 2014. Ma è un’inversione di tendenza che va salutata significativamente, ma chiaramente non è la soluzione di tutti i problemi. La situazione del paese è assai complessa, per cui le rivendicazioni degli studenti vanno contestualizzate. Quello che è importante, in riferimento ai 41 mln, è che questi permetterebbero al sistema di scavallare il 2013 e dare contezza del lavoro fatto insieme all’Anvur. Quindi c’è un riscontro addizionale al concetto di inversione di tendenza. Il Ministro ha fatto quello che è nelle possibilità attuale del Governo, per interrompere una politica di tagli di lunga data, ma è chiaro che non tutto si può risolvere in poco tempo. Noi abbiamo visto in questa manifestazione di intenti proveniente dal Ministero una sensibilità nei confronti di un sistema che si è fatto valutare, classificare e sulla base di questo ha sentito il bisogno di un giusto riconoscimento per dare credibilità al concetto di valutazione del merito.”

È stato approvato in via di conversio del decreto scuola l’emendamento che dà il via libera all’ingresso in sovrannumero  per gli studenti non ammessi ai corsi di laurea a numero chiuso che sarebbero rientrati in  graduatoria se non fosse stato eliminato il bonus maturità. Come valuta il decreto scuola rispetto a numero chiuso e bonus maturità?

“Credo che il Ministro abbia dovuto porre rimedio ad una situazione che aveva in qualche modo raccolto da esperienze precedenti,ma è importante che in futuro ci sia un calendario delle date e un quadro di regole chiare fin dall’inizio, di modo che i problemi interpretativi possano essere risolti in tempo utile. La critica degli studenti è condivisibile, ma non bisogna dimenticare che la querelle intorno al bonus nasce da un errore definitorio antecedente alle scelte del Ministro Carrozza che si è tentato di aggiustare poi. Il reintegro del Bonus per gli studenti in sovrannumero è una misura di emergenza inevitabile di cui le stesse università hanno preso atto, consapevoli del fatto che è un problema che il Ministro si è trovato a risolvere giocoforza. Per il futuro confidiamo di poter contare su una programmazione meno ambigua che ci metta a riparo, a tempo debito, dalle distorsioni connesse al numero chiuso e che non produca altri imbarazzi o disorienti gli studenti impegnati nei test d’accesso”.

Welfare studentesco dopo l’arrivo del decreto scuola

In Italia si conterebbero più di 58.000 studenti che in base al dettato costituzionale dovrebbero essere tutelati dal punto di vista economico per raggiungere i gradi più alti dell’istruzione ma che, nei fatti, non lo sono. Come valuta gli interventi del Decreto Scuola rispetto al welfare studentesco?

“Il confronto internazionale è impietoso sotto questo punto di vista. certo non possiamo risolvere questa differenza tutta d’un tratto, soprattutto in un momento in cui il paese ha anche altre emergenze e difficoltà. siamo ancora lontani da una comparabilità internazionale accettabile, con la quale dobbiamo necessariamente misurarci. dovendo confrontarci con una mobilità studentesca in aumento, noi accettiamo la cultura della valutazione, del merito, della trasparenza ma proprio per questo pretendiamo un trattamento che sia il più vicino possibile allo standard europeo. Credo che l’attenzione al sistema scolastico ed universitario e all’alta formazione siano il vero welfare che la generazione dei ragazzi dovrà vivere, perché il welfare state conosciuto dai loro genitori è irripetibile per questioni di sostenibilità. sarà importante allora controbilanciare questo minore welfare state con un welfare delle opportunità. opportunità che sono date dai sistemi educativi. è importante riportare l’attenzione sui sistemi educativi e alla loro accessibilità, verificando che non siano accessibili solo a chi ne ha la possibilità economica o nasce in una specifica area geografica, perché, non lo dico io ma la Dichiarazione di Bucarest del 2012, l’universalità del diritto allo studio è la base per la costruzione dell’unità europea, rappresenta le fondamenta di un sistema di pari opportunità. Pari opportunità nell’accesso dei sistemi scolastici ed educativi, quindi è forse uno dei pochi diritti che dobbiamo difendere e che soprattutto i giovani devono difendere con la massima serietà e responsabilità perché il futuro è in questo welfare delle opportunità.”

Il decreto scuola appena approvato garantirà più collegamento col mondo del lavoro. Orientamento scolastico, erasmus in azienda e apprendistato per gli studenti di scuole superiori, università e Its, da attuare con una sperimentazione triennale attraverso convenzioni fra atenei e imprese e potenziamento delle esperienze si studio-lavoro.

“Di strumenti per raggiungere questo migliore collegamento tra scuola, università e mondo del lavoro  ce ne sono, ce ne sono di nuovi e, soprattutto, c’è una nuova sensibilità più spiccata da parte della politica stessa, ma è importante che siano buone le condizioni di accesso.”

“Se il ragazzo non accede ad un sistema formativo sano e competitivo non ha senso parlare di orientamento, di inserimento nei contesti lavorativi, di alternanza scuola-lavoro ecc..Essere nel sistema vuol dire aver diritto a tutti questi strumenti, non essere fuori significa non vederli nemmeno. È importante che i nostri ragazzi abbiano questa opportunità, è il welfare della loro generazione. Vengo da una famiglia di persone non laureate. Il fatto che io sia oggi rettore  presidente della CRUI significa che questo Paese è stato capace di offrire delle opportunità una volta. I nostri studenti devono avere la tenacia di ritrovare quella bussola, di credere che sia possibile costruire qualcosa di nuovo che dia ossigeno ai loro sogni senza pensare alla fuga. In primis potenziando gli strumenti già disponibili, stage e tirocini. Non bisogna escludere niente, ma agevolare e valorizzare una prospettiva di maggiore e migliore relazione tra formazione scolastica/accademica e opportunità lavorative e sociali. I sistemi educativi sono l’istituzione per eccellenza rivolta al mondo giovanile.

In Collaborazione con Matteo Napoli

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