Terra dei Fuochi: scuola e università sulla terra dei fuochi, la protesta degli studenti

Redazione Controcampus 26 Novembre 2013

E' argomento di cronaca quotidiana ormai, una tragica e triste realtà di ogni giorno.

Parliamo della Terra dei Fuochi, disastro ambientale di proporzioni immani.

Ma cosa si intende per Terra dei Fuochi?

La locuzione Terra dei fuochi individua una vasta area situata nell’Italia meridionale, tra le province di Napoli e di Caserta, caratterizzata dalla presenza di roghi di rifiuti.Essa venne utilizzata per la prima volta nel 2003 nel Rapporto Ecomafie di quell’anno curato da Legambiente.

Successivamente la parola terra dei fuochi venne utilizzata da Roberto Saviano nel libro Gomorra, come titolo dell’XI ed ultimo capitolo.

L’area territoriale della Terra dei Fuochi è compresa all’incirca tra i comuni di Qualiano, Giugliano in Campania, Orta di Atella, Caivano, Acerra, Nola, Marcianise, Succivo, Frattaminore, Frattamaggiore, Mondragone, Castelvolturno e Melito di Napoli. In questa zona molto vasta c’è stato sversamento illegale di rifiuti, anche tossici, da parte della Camorra e, in particolare, dal clan dei Casalesi. In molti casi, i cumuli di rifiuti, illegalmente riversati nelle campagne, o ai margini delle strade, vengono incendiati dando luogo a roghi i cui fumi diffondono nell’atmosfera e nelle terre circostanti sostanze tossiche, tra cui diossina.

Una cruda verità che sta muovendo l’intera popolazione e ovviamente non ha lasciato indifferenti gli studenti. La Protesta degli studenti sulla terra dei fuochi continua ogni giorno con manifestazioni e proteste.

La protesta degli studenti e delle università sulla Terra dei fuochi

Ed è dagli studenti che siamo andati per capire cosa li spinge a protestare e ad unirsi a questa protesta sulla terra dei fuochi. Massimo Barbato dell’associazione UniMol, “Omnia” del Molise, ci fa sapere

“Le vicende che vengono alla luce in questi giorni sulla Terra dei Fuochi e sulla devastazione invisibile che ha fatto delle terre meridionali un luogo di morte sono solo la logica conseguenza dell’operare in nome del profitto. Quando l’uomo e la sua dimensione di vita naturale quale è la terra, vengono immolati sull’altare del profitto non è possibile aspettarsi altro risultato che rabbia e la delusione. Risultato oggi visibile negli occhi di tanti cittadini che ignaramente, secondo dopo secondo, si ammalano e muoiono in nome del sonante denaro.  La cascata di denari piovuta dal cielo negli anni ’80 e ’90 non è stato di certo inferiore a quella che occorrerebbe per una seria bonifica. Denaro che la camorra è pronta ad agguantare, tingendosi la faccia dei colori del “Salvatore”. Politicamente parlando poi, se, come si dice, compiti dei governi di ogni livello territoriale sono lo sviluppo e l’educazione della popolazione, non possiamo fare altre che constatare fallimenti su ogni fronte. Per queste ragioni ed in questo generale clima di sfiducia, in quanto rappresentanti di una folta popolazione studentesca che rifiuta di rinunciare al proprio futuro benessere, non possiamo far altro che rimboccarci le maniche e metterci sotto a lavorare, educandoci al rispetto di ciò di cui godiamo gratuitamente come la natura; e nella speranza che, prima o poi, l’uomo e la sua salute tornino ad essere considerati beni non negoziabili”.

Anche gli studenti della Calabria hanno espresso la loro opinione in merito alla Terra dei Fuochi: è la dott.ssa Anastasia Macario, ricercatrice ed esperta di inquinamento del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio di Ingegneria Chimica dell’UniCal a dirci

“Non esiste la cultura e la sensibilità necessaria a livello sociale, anche di persone preparate su questo argomento, per capire quanto sia importante rispettare l’ambiente. Bisogna tenere conto, infatti, che tutto ciò che da noi viene versato in superficie torna attraverso gli alimenti sulla nostra tavola, dunque a noi. Solo negli ultimi anni la sicurezza relativamente a questi problemi è stata trattata in maniera più approfondita; quando parlo di sicurezza non mi riferisco soltanto alla messa in sicurezza di un eventuale reattore a rischio esplosione ma, soprattutto, la messa in sicurezza degli eventuali reflui inevitabili in questi processi di produzione. Al Sud abbiamo delle deliberate mancanze di applicazione di normative nel trattare i reflui. L’amministrazione pubblica dovrebbe avere il coraggio di evacuare queste zone, per quanto sia quasi impossibile. Tutto ciò, ovviamente, offrendo delle alternative; in seguito, formare una equipe di esperti nazionali e internazionali per bonificare questi territori. Noi conosciamo benissimo le tecniche necessarie per risanare questi territori e creare delle discariche isolate in modo da non causare contaminazioni. Il problema è sempre economico: non si vogliono spendere soldi, se ci fossero le possibilità economiche si potrebbero mettere in pratica tutte le tecniche di abbattimento necessarie”.

Sempre dalla Calabria è Daniela Iolasi, dell’associazione studentesca “Entropia” presso l’UniCal a raccontarci della sicurezza dei prodotti utilizzati nella mensa universitaria.

Daniela Ielasi

Daniela Ielasi

“E’ importante che si faccia luce sulla questione, che si indaghi in maniera approfondita; le istituzioni dovrebbero indagare seriamente sulla questione in particolare sulle relazioni che intercorrono tra le morti di tumore e i rifiuti che giacciono da anni in quelle zone. È una terra, ormai, avvelenata e noto che da parte della popolazione, non solo calabrese ma soprattutto campana e specificatamente delle zone colpite, molta mobilitazione. Per quanto riguarda i prodotti usati nella nostra mensa universitaria esistono dei comitati che garantiscono periodicamente un controllo dei prodotti e accertano la sanità dello stesso. Ad oggi, infatti, non sono mai emerse notizie relative a cibi contaminati ma confidiamo molto nella capacità del comitato di garanzia”.

E andiamo in Puglia dove il direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali prof. Pierfrancesco Dellino ci fa sapere della questione sanità dell’acqua che, dalla Campania, viene portata in Puglia.

“Sono convinto che in Campania il problema potrebbe essere trattato in maniera oggettiva in quanto le università della regione sono costituite da bravissimi geochimici in possesso di tutte le strumentazioni e competenze per andare a verificare la situazione, con dati alla mano. L’acqua che arriva dalla Campania in Puglia non è assolutamente proveniente dalle falde acquifere contaminate; nel caso della Terra dei Fuochi si tratta di sottosuoli in cui c’è stato versamento di sostante inquinanti presso cui si trova acqua captata da pozzi, non è la stessa acqua importata nella nostra regione: la sorgente da cui pesca la Puglia non è l’acqua locale usata nella regione Campania.”

“Per quanto riguarda gli alimenti, abbiamo dei professionisti che controllano la qualità dell’acqua (la stessa usata anche per irrigare i terreni finalizzati alla coltivazione). Oggi abbiamo le capacità e le tecnologie utili per bonificare le zone della Terra dei Fuochi, i motivi per cui non si mettono in pratica sono essenzialmente due: il primo è il costo, il secondo dipende dalla limitata conoscenza dei territori coinvolti, in quanto si parla di un territorio davvero esteso. Altro fattore importante è la cultura: dovremmo imparare, nel nostro Paese, a valorizzare molto di più l’importanza della qualità della vita attraverso il rispetto dell’ambiente”.

Ha fargli eco sulla questione terra dei fuochi sono gli studenti pugliesi, che rappresentati da Mario Tedeschi dell’associazione studentesca M.U.R.O. della facoltà di Giurisprudenza presso l’UniBa, evidenziano lo scarso interesse dei mezzi di comunicazione sulle problematiche dell’ambiente, non solo legata alla Terra dei Fuochi ma anche ai problemi di Taranto e dell’Ilva.

Associazione Muro

Associazione Muro

“Siamo di fronte ad una tragedia ambientale immersa dal silenzio: i mezzi di comunicazione cercano di nascondere la faccenda dando risalto ad altro, ad esempio alla politica. Si tratta di un argomento importantissimo non solo da un punto di vista nazionale ma anche mondiale in quanto molti prodotti derivati da quelle terre vengono esportati all’estero. Manca la sensibilizzazione politica e giornalistica relativa alle catastrofi ambientali; questo accade non solo per la Campania ma anche per la Puglia rispetto al caso Ilva e le numerose discariche di rifiuti che ci sono nella nostra regione”.

“Lo stesso pentito di Camorra Carmine Schiavone ha dichiarato che molti dei rifiuti non destinati ai territori campani sono stati trasportati in Puglia”.

Ovviamente non potevano non andare e non sentire la Campania, una delle regioni al centro del dibattito terra dei fuochi. E’ Antonio Santoro, Consigliere nazionale degli studenti universitari, ha farsi da portavoce per gli Studenti del campus salernitano

Antonio Santoro

Antonio Santoro

“All’Università abbiamo spesso affrontato i problemi legati all’attività della camorra e della criminalità organizzata in genere con convegni e seminari a cui hanno partecipato personalità importanti pubblicamente impegnate contro questi fenomeni, come don Aniello Manganiello e Ciro Corona”. 

“L’intento era cercare di fare informazione e smuovere le coscienze degli studenti di fronte a fatti che, benché venuti prepotentemente alla ribalta negli ultimi tempi, erano già conosciuti.” 

“E’ agghiacciante ma tutti sapevano e soprattutto sapevano che lo Stato sapeva ed a nulla sono servite le denunce (basti pensare a quando Saviano parlava della terra dei fuochi).”

“Come studente e cittadino non posso che condividere lo sgomento e l’indignazione. Sicuramente cercheremo di capire se prodotti contaminati vengono utilizzati nella mensa universitaria o da chi gestisce i bar del campus. Tuttavia, il nostro compito di rappresentanti degli studenti non deve limitarsi a questo, ma dobbiamo cercare di promuovere iniziative e manifestazioni sul tema. La cultura è l’arma più forte che abbiamo contro chi uccide la nostra terra e la nostra vita”.

Da Napoli sulla terra dei fuochi invece interviene Alberico De Rienzo, dell’associazione studentesca dell’UniNa della Federico II di Napoli

“Non mi sorprende affatto che in Italia non ci sia attenzione in merito alla faccenda; siamo in un paese in cui ciò che si cerca di fare è nascondere i veri problemi del paese e usare specchietti per le allodole come la politica e le lotte fra partiti che, in verità, hanno anche stufato.”

“La politica dovrebbe smetterla di parlare di aria fritta e concentrarsi su quello per cui viene pagata e strapagata: il popolo italiano e il suo benessere”.

A chiudere sulla questione terra dei fuochi è Claudia Castaldo anche lei studentessa napoletana dell’Associazione AIESEC dell’Università “Partenophe” di Napoli, la quale invita vivamente tutti alla riflessione.

“Per l’ennesima volta, in questa ulteriore circostanza, per troppo tempo si è continuato a non voler vedere o a fingere di vedere solo quando ormai è troppo tardi per poter fare qualcosa che potesse evitare una sorte poco felice (ma mai troppo tardi per contenerla!). A quanto pare era necessario che i “vip” si mobilitassero con una campagna di sensibilizzazione per rendere noto a tutti le condizioni nelle quali viviamo, il cibo tossico che mangiamo, l’acqua che beviamo, la terra nera sulla quale camminiamo, l’aria tossica che respiriamo. La pratica criminale di riciclo dei rifiuti speciali va avanti ormai da tanti anni e l’omertà, delle istituzioni, così come dei cittadini, non è che un lascia passare!

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività….” Così recita l’articolo 32, principio fondamentale della Costituzione. Eppure, siamo abituati a sentire e vedere che..la legge non è uguale per tutti. Certo è che non lo è per La Terra dei Fuochi, terra in cui l’inaccettabile sembra non esserlo poi così tanto! Io sono una studentessa, giovane, che, con i miei collaboratori, attraverso la nostra associazione AIESEC Napoli Parthenope, cerco di contribuire per offrire un valore aggiunto alla mia terra. Ma quale è l’esempio che riceviamo dall’alto? Riflettiamo!”

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto