Terrorismo Islamico: il risveglio del terrorismo e gli Orizzonti di Mezzanotte

Redazione Controcampus 30 Gennaio 2014

Terrorismo Islamico: Il ritorno di Al Qaeda.

intervista al Prof. Michele Ingenito, autore di Orizzonti di Mezzanotte

Il risveglio del terrorismo islamico: qualche giorno fa un gruppo militante islamico ha rivendicato i due attentati suicidi che, nel mese scorso, a Volgograd, hanno provocato la morte di circa 40 persone.

Secondo alcune fonti, l’araba fenice d’impronta terroristica sarebbe pronta a stringere accordi con i locali movimenti caucasici, al fin di perpetuare, con vigore e lacerazione, le sue mire internazionalistiche.

Ritorna la strategia della tensione globale. Le recenti minacce rivolte agli organizzatori dei Giochi invernali di Sochi hanno contribuito ad esacerbare il già precario clima di ostilità prebelliche, innescando le strategie difensive militariste del Governo Russo. Quelle di Sochi, infatti, saranno le Olimpiadi invernali più blindate della storia.

A quasi tre anni dall’uccisione di Bin Laden, gli uomini di Al Qaeda appaiono più che mai convinti della rinascita del terrorismo islamico. Basti pensare a ciò che sta accadendo in Egitto, Siria ed Iraq, dove, secondo gli esperti, si sarebbero inaspriti gli scontri tra forze militari regolari e miliziani fondamentalisti.

Terrorismo Islamico: il punto del prof Michele Ingenito Docente di Lingua Inglese a Unisa

Al fin di comprendere l’essenza e le reali finalità del terrorismo islamico, abbiamo intervistato il Prof. Michele Ingenito, Docente di Lingua Inglese presso l’Università di Salerno ed autore  del romanzo “Orizzonti di mezzanotte”, attualmente disponibile solo in versione E-book sul sito: orizzontidimezzanotte.

Il fulcro nevralgico dell’opera alberga nell’intenso ed intrigante racconto della devastante lotta tra mondo occidentale ed arabo. Il terrorismo islamico, raccontato attraverso le gesta di Ahmed Abu Shaat e dei suoi spietati alleati, simboleggia il leitmotiv del testo.

Un testo che, corredato di afflati narrativi sobri ed accattivanti, ha il pregio di descrivere, seppur in forma romanzata, l’essenza del terrorismo inteso come “nuovo” vessillo della lotta al fantomatico imperialismo occidentale. Tuttavia, al di là delle propagande d’impronta religiosa e degli ideali filo nazionalistici, “il denaro ed il potere sono quasi sempre le principali forze motrici”. Prof. Ingenito, secondo Lei quali potrebbero essere le reali finalità di Al Qaeda? Che cosa ne pensa della questione Siriana?

“Mi consenta innanzitutto di premettere che tanto fantomatico l’imperialismo occidentale non è mai stato. Gli Inglesi dell’impero vittoriano, ad esempio, come rivelano nuove e recenti fonti storiche, sono coloro che trasformarono la Cina in grandi piantagioni di oppio, trasferendovelo inizialmente dall’India, pagando, così, in droga, invece che con i più preziosi oro e argento, l’ambitissimo tè di quel paese. Lo fecero attraverso il proprio rappresentante plenipotenziario commerciale in India e poi in Cina, l’iracheno David Sassoon di origine ebraica. E, tanto per mantenerci nell’attualità, le montagne dell’Afghanistan sono piene di appetibilissimi minerali non ancora sfruttati.

Ciò detto, quali potrebbero essere le reali finalità di Al Qaeda? La domanda mi fa venire in mente un libro di grande successo recentemente tradotto in anche Italia: Al Qaeda e la modernità di John Gray, professore di Storia del pensiero europeo alla London School of Economics. Gray contesta il principio secondo cui conoscenza e progresso, in quanto fenomeni moderni, costituiscono una fonte automatica di pace e di progresso per l’intero genere umano. In realtà, con l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, Al Qaeda ha annullato questo mito occidentale, rivendicando il ruolo di suo distruttore, in una prospettiva tutt’altro che fedele alla teologia medioevale, bensì direi moderna e contemporanea. E’ questo il paradosso. Al Qaeda ha una sua modernità anche se, come tale, intende abbatterne i miti strettamente connessi agli ideali del mondo occidentale. Il tutto facilitato dalle conseguenze geopolitiche, economiche e sociali della globalizzazione con l’esplosione dell’Islam radicale, delle conseguenti guerre fratricide in Siria, del proliferare in alcuni di quei paesi (nella stessa Siria) di armi chimiche, del traffico umano dall’Africa all’Europa, dei rapporti strettissimi tra Al Qaeda e le mafie internazionali per la spartizione del mercato mondiale della droga, degli errori assai gravi degli USA nel tentativo di volere mantenere e gestire a tutti i costi il proprio ruolo di potenza mondiale. Da qui la crisi del nuovo concetto di modernità con l’idea (o l’illusione?) di potere creare mondi nuovi attraverso il terrore e l’omicidio di massa.

Quanto alla questione siriana in senso stretto, non mi considero un esperto. Si tratta di situazioni complesse, con vastissime implicazioni locali ed internazionali, la cui matrice resta quella uguale per tutti: la conquista e la tenuta del potere. Posso solo fare una riflessione di tipo personale. Mi ha molto impressionato tempo fa un articolo del settimanale americano TIME (12 settembre 2012) dal titolo: Confessioni di un cecchino/Confessions of a Sniper. Quelle di un giovanissimo soldato di 21 anni, appartenente ad una buona famiglia assai vicina al Presidente Assad. Orbene, passato nelle fila dei ribelli con il ruolo di cecchino, un giorno scopre di avere nel mirino il suo compagno di scuola, Mohammad, giovane come lui. Le madri si conoscono e si frequentano. Non esita, nonostante ciò, ad ucciderlo. Motivo di disperazione e di dolore? Tutt’altro. Idea e religione difendono il suo comportamento. Non si pente, indurito com’è e resta, da quegli ideali. Un po’ come accade in Orizzonti di mezzanotte tra il buon Samaritano Alì e il traditore Abdullah. Ecco, là dove neppure la sofferenza e l’amore per un amico con il quale si è cresciuti insieme (nella realtà) o dal quale si è stati salvati (nella finzione) prevalgono, c’è motivo di preoccupazione. Umana e sociale. Perché quei falsi ideali riducono le distanze tra la speranza e l’uomo e ci riportano tutti verso la grande paura di nuovi e non improbabili 11 settembre 2001”.          

La morale dello spettacolare fanta-thriller, invece, alberga, probabilmente, nel desiderio di porre fine all’eterna e inesorabile lotta tra bene e male, attraverso la creazione dell’E pluribus unum, di un’unità globale che possa finalmente elidere ogni sorta di diseguaglianza. Un’unica religione, una sola fede, un’unica lingua, un solo spirito; soltanto così, l’umanità potrà sconfiggere le brutalità del male. Le vittorie della Cia e della polizia italiana, ed in particolare degli agenti O’Cronnolly e Gigano, simboleggiano, velatamente, il trionfo di Israele: il vero bersaglio del terrorismo islamico. Al di là di tale ipotetica teleologia letteraria, non crede che desiderare un mondo privo di conflitti, disordini e drastiche distinzioni socio-culturali sia una finalità tutt’altro che utopica?  

“Non vorrei evocare Platone né Tommaso Moro o, tanto meno, il giardino omerico di Alcinoo. Preferisco fuggire dal sogno dell’utopia per evitare ambiguità di ordine soprattutto concettuale. Certamente nel mio romanzo c’è una forte voce di speranza e di augurio nei confronti dell’umanità. Lo si coglie nel capitolo 18mo della seconda parte, il cosiddetto core chapter, ossia il nucleo centrale del romanzo stesso. Un nucleo che, visto in sé, stride in apparente e forte contraddizione con quanto ho detto in precedenza, perché costituisce una moderna utopia fortemente voluta. Là dove, cioè, nella fantasia, uno dei personaggi centrali – Ali Bin Talal – accetta di ‘arruolarsi’ tra le maglie del gruppo SOGG o GRUPPO DELLA SOLIDARIETA’ GLOBALE, una sezione speciale della CIA affidata all’altro protagonista, l’agente speciale O’Cronnolly. Ne farà e ne faranno parte entrambi in ragione dei comuni ideali a tutela e a difesa di tutto ciò che è bene contro tutto ciò che è male. L’unico punto di aggregazione, che accomuna, teoricamente almeno, tutti gli uomini, e che consente loro di anteporre quei valori agli altri pure importanti della nazionalità, della religione, della storia, della tradizione, della civiltà di appartenenza. Ecco perché non parlerei di vittoria di Israele. Se non nella misura in cui l’Israele che dà caritatevole sepoltura alle vittime proprie e a quelle nemiche è meritevole di ammirazione e apprezzamento. Così come è meritevole di eroismo l’islamico Alì che, nel condividere i valori puliti di quella causa e non quelli folli del connazionale Ahmed Abu Shaat, perde la vita per mano dei suoi stessi compatrioti. E’ il trionfo dell’uomo, quindi, in quanto tale: non per diversità di fede, religione e così via, ma per condivisione di valori comuni per i quali non ci dovrebbero mai essere guerre, conflitti, prevaricazioni. Mi rendo conto di innescare meccanismi critici, dialettici e filosofici contrari a quelli di tante e diverse scuole di pensiero. Ma ogni scuola di pensiero naviga tra punti forti e punti deboli”.

Il XXI secolo si è aperto con un’immane tragedia, un evento epocale destinato a mutare per sempre gli orizzonti della lotta al terrorismo islamico. Gli attentati alle Torri Gemelle di New York ed al Pentagono di Washington, avvenuti l’11 settembre 2001, raffigurano, senza alcun dubbio, uno degli eventi più traumatici del terzo millennio. Del resto, uno dei temi centrali del suo romanzo è rappresentato proprio da quel terribile gesto di follia; un’ecatombe trasmessa in mondovisione dalle principali emittenti televisive del pianeta. Prof. Ingenito crede che le voci relative alla riorganizzazione ai massimi livelli di Al Qaeda siano verosimili? Qual è la sua opinione in merito ai recenti attentati alla stazione di Volgograd ed in Pyatigorsk? 

“Più che verosimili, direi che siano reali. Terrorismo islamico e fanatismo anti-occidentale e, in certa misura, anti-mediorientale sono in piena effervescenza e in forte ripresa. Cambiano solo i nomi e le sigle. E’ risaputo, infatti, che varie cellule terroristiche si stiano ricompattando o ricreando da tempo. La più solida finora è quella in crescita intorno ad Abu Bakr al-Baghdadi, uno spietato leader intorno al quale si stanno consolidando forze di vari paesi mediorientali. Ciò allo scopo di costituire il nuovo stato islamico dell’Iraq e della grande Siria insieme (ISIS). Una volta compattata la propria forza i vari gruppi filo-terroristici concorrenti tra loro per il predominio della leadership, ancora variegati e situati in Algeria, Mali, Niger, Mauritania, Somalia, Yemen, Iraq, Siria Pakistan e Afghanistan, punteranno i loro obiettivi verso l’Occidente. Un assaggio lo hanno fornito proprio i recentissimi attentati di Volgograd e in Pyatigorsk, gli ultimi di un decennio che ha visto una serie di gravissimi attentati perpetrati in quelle stesse aree geografiche. L’ISIS di Abu Bakr al-Baghdadi è il gruppo favorito alla leadership internazionale del terrore, pronto a rilanciare la strategia terroristica di Bin Laden. Del resto, non a caso, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, si è sviluppata nel mondo una copiosa letteratura storica e fictional in ordine agli eventi tragici del terrorismo islamico di Al Qaeda. Regno Unito e USA, in particolare, hanno messo in campo le loro migliori risorse intellettuali per analizzare il fenomeno del terrorismo moderno da molteplici angolazioni.

Da Croft a Dalacoura, da Roach a Simpson, da Spiegelman a Treverton nel settore della storia e della saggistica storica, da Delillo a Foer, da Updike a McInerney, da Hosseine a Franzen e così via, in quello della narrativa, la cultura nel senso più ampio ed efficace del termine ha reagito con maggiore successo rispetto alle reazioni in armi attivate in vaste aree del mondo e, in particolare, dei paesi sede dei più pericolosi focolai del terrorismo mondiale, così come delle leggi inefficaci promulgate di qua e di là, nel tentativo maldestro di frenare, a dire dell’Occidente, un fenomeno globale e penetrante”.

Amalfi e l’arte araba. Orizzonti di Mezzanotte (attualmente disponibile solo come E-book direttamente dal sito orizzontidimezzanotte) è un romanzo ambientato quasi interamente nella splendida cornice della costiera amalfitana. Del resto, Lei, professore di Lingua inglese presso l’Università degli studi di Salerno ed autore di numerosi studi su letteratura e cultura anglosassoni, è originario di Atrani, deliziosa cittadina marinara situata nella Valle del Dragone, ai piedi dei Monti Lattari. Al di là del mare blu cobalto, delle innumerevoli calette e delle splendide spiagge, la Costiera Amalfitana, patrimonio dell’umanità, è nota anche per la sua caratteristica architettura arabo-siciliana. Il Duomo di Sant’Andrea Apostolo, meta di numerosi e raffinati amanti delle bellezze artistiche, è il simbolo del connubio tra arte araba e barocca. Quando pensa alla splendida Costiera Amalfitana cosa le viene in mente?

“Le mie origini innanzitutto, il desiderio di utilizzare un’opportunità puramente creativa per insediarvi per sempre ricordi e prime esperienze di vita. Quando si nasce e si vive in un luogo, qualunque esso sia, si nutre sempre quel sentimento di riconoscenza e di amore particolari, specie quando quella terra ti è stata grata e generosa. Averlo potuto sperimentare, poi, in un luogo così incantevole e magico, eleva quei sentimenti di gratitudine che sa di riconoscenza. E, quindi, desiderio di ricambiare alla prima occasione utile. Per me questa occasione me l’ha fornita proprio il mio romanzo. Avrei potuto ambientare il finale altrove, in luoghi probabilmente più adatti al tipo di trama. Per più di una ragione e una ho preferito, invece, farlo in Costiera Amalfitana. Perché il ‘plot’ non vive soltanto di terrore e di morte, bensì di altri e più nobili valori che la bella storia di amore tra i personaggi diciamo ‘puliti’ del romanzo – Alberto e Virginia – abbondantemente richiama. Grazie a ciò ho potuto descrivere alcuni tra i luoghi più incantevoli che la natura abbia mai creato, esaltare le specialità di una gastronomia, di una ristorazione e di una ospitalità alberghiera invidiataci da tutto il mondo, e così via”.

Immagino di non essere il primo a porle la seguente domanda. Tuttavia, la prego, ugualmente, di perdonare la banalità del quesito: cosa l’ha spinta a scrivere un romanzo incentrato su di un ipotetico attentato ordito ai danni dell’ex Presidente del Consiglio italiano in Costiera Amalfitana?

“La ringrazio della domanda, che mi consente di sgombrare subito qualsiasi dubbio circa la eventuale personalizzazione per un attentato mirato né, tanto meno, auspicato nei confronti di quel Presidente del Consiglio italiano. A parte il fatto che l’opera è e resta il frutto di pura fantasia e l’eventuale riferimento a fatti e persone è puramente casuale, avendo deciso di ambientare il gran finale in Costiera Amalfitana, ho approfittato di notizie, fatti e realtà locali che mi aiutassero a gestire una trama storicamente credibile per veridicità e/o verosimiglianza di eventi e personaggi, oltre che per la potenzialità oggettiva degli accadimenti immaginati.

Le racconterò due particolari finora inediti. Il primo riguarda un evento molto lontano, quando, alla fine degli anni ’70, riuscii ad avere un incontro riservato con l’allora capo della CIA, Ammiraglio Stansfield Turner, per un’intervista. Mi colpì la figura dell’uomo, ideale per un personaggio quale è diventato, poi, nel romanzo, quello di Gabriel O’Cronnolly. Secondo inedito. Quando la bozza del romanzo stesso era ormai pronta, mi incontrai a Napoli con un importante editore, certamente tra i più affermati del Mezzogiorno, che mi avrebbe potuto lanciare sul mercato regionale e nazionale. Quando gli spiegai la trama, apparve subito interessato e la sua prima domanda per una risposta da lui stesso data per scontata perché auspicata fu: “Ma è un romanzo contro B.?”

Deluso, lo fissai negli occhi e, dopo una breve pausa di riflessione, gli risposi: “Guardi che io non scrivo romanzi contro le persone, ma per le persone!”

L’incontro finì lì e così la mia grande occasione andò perduta. Anche se non me ne sono mai pentito. L’opera fu, poi, pubblicata fuori commercio da una associazione religiosa e culturale per merito del parroco del Duomo di Ravello, Mons. Giuseppe Imperato. Egli considera l’opera un must e, come tale, tuttora la distribuisce gratuitamente agli ospiti illustri della famosa località costiera”.

Come detto, Lei è titolare della cattedra di Lingua inglese dell’Università di Salerno, ma è anche giornalista, nonché membro dell’Associazione Italiana di Anglistica ed autore di numerosi studi sull’età vittoriana, sulla tragedia shakespeariana e sulla glottodidattica. Oltre al romanzo fanta-thriller Orizzonti di Mezzanotte, è autore dell’accattivante trilogia I burloni del re. Satira e linguaggio nell’Inghilterra degli anni ‘60 (Bulzoni, 200), grazie alla quale ha ricevuto il premio internazionale di satira politica per la critica letteraria, e di altri due romanzi: Danza sul Fiordo e Il Miracolo a rovescio. Prof. Ingenito potrebbe darci delle anticipazioni in merito ai suoi prossimi impegni letterari? Sta lavorando a qualche altro romanzo? Quali consigli darebbe ad un giovane aspirante scrittore? Esistono delle regole per scrivere un romanzo? 

“Gli impegni accademici sottraggono gran parte del tempo necessario per dedicarmi con la dovuta concentrazione alla scrittura creativa. Non nascondo, tuttavia, di lavorare da tempo su un altro romanzo. Spero di concluderlo quanto prima. Ad un giovane scrittore raccomanderei di scrivere al momento giusto. Quando l’ispirazione è matura e l’animo pronto a dare voce alla creazione. La narrativa è il frutto della maturazione di un processo di vita, delle sue esperienze, del conseguente bisogno di mettere a nudo ciò che l’io narrante elabora nel tempo nell’interno di ciascuno di noi. Solo allora conviene ricorrere a carta e penna per costruire o ricostruire con l’inchiostro un percorso che dia vita e corpo alla propria interiorità. Ma, soprattutto e ancor prima, consiglierei di leggere, leggere, leggere. Sin dagli anni della adolescenza. Non c’è migliore via maestra per la scrittura se non la lettura dei grandi capolavori della letteratura italiana e mondiale. La scoperta dell’uomo e dei suoi sentimenti grazie alla conoscenza dei famosi personaggi che ne sono al centro affina le sensibilità e predispone i migliori alla creatività attraverso la scrittura. Non importa se e quando verrà il momento. Perché, a quel punto, sarà stato già sufficiente avere scritto dentro di noi”.

Un’ultima domanda che è una curiosità, sia pure di valenza storica. Questo suo romanzo ancora oggi attualissimo si tinge di ‘giallo’, non solo per gli intrighi internazionali di una trama e molto altro, che tengono incollato il lettore dall’inizio alla fine. Ma anche per il ‘giallo’ della mancata candidatura al Premio Strega 2008; all’inizio ufficialmente formalizzata dalla “Fondazione Goffredo e Maria Bellonci”, editrice del più prestigioso premio di narrativa italiana (la documentazione al riguardo è agli atti di quella Fondazione), e, poi, misteriosamente venuta meno a pochi giorni soltanto dalla  prestigiosissima finale. Cosa è successo? Lei e il suo piccolo editore vittime delle potenti lobby editoriali?

“Non saprei. In verità, la decisione sia pure tardiva del Comitato di quel Premio, presieduto per la prima volta dal linguista Tullio De Mauro, sembrò corretta; nel senso che, pur non essendo in commercio la prima edizione del 2005 diversamente dalla prima edizione del 2007 di altro editore (la Aracne editrice di Roma), ai sensi del regolamento dello STREGA sembrò giusto escludermi. Resta da capire se proprio la non commerciabilità dell’edizione 2005 del mio romanzo costituisse un valido motivo di esclusione da quella finale. Non importa, dopo tutto. Conta il giudizio dei lettori. Un giudizio che, per tutte le fasce di età, continua a costituire, da circa dieci anni ormai, un motivo di costante soddisfazione e di insperato incoraggiamento, superiori alle migliori aspettative”.           

Antonio Migliorino

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto