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20 Maggio 2012

Allarme Bioterrorismo

Formazione contro il terrorismo

La biotecnologia è senza dubbio uno dei campi più avveniristici del XXI secolo. Ogni anno, nuove e sensazionali ricerche ci rendono edotti sulla struttura più recondita della vita e sulle modalità per affrontarla al meglio.

Bioterrorismo

Bioterrorismo

Tuttavia, questa scienza può essere anche profondamente deleteria. Nel 2001, sull’onda emotiva delle Torri Gemelle, il direttore dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive nel corso di una conferenza ci rendeva edotti sui rischi ed effetti di un potenziale attacco bioterroristico. Da allora, in Italia al fin di prevenire e scongiurare i rischi connessi al terrorismo biologico sono state adottate ingenti misure di protezione. Ma le cautele, avvertono gli scienziati esperti del settore, non sono mai sufficienti.

Di recente, l’Istituto Internazionale di Ricerca per la Pace di Stoccolma, ha dichiarato che la ricerca biotecnologica potrebbe essere impiegata, oltre che per curare le malattie, anche per incentivare il mercato delle armi biologiche. Per l’istituto svedese, procurarsi gli ingredienti per fabbricare l’atomica dei poveri non è per nulla complicato: bastano cento chili di antrace, oppure una vasta gamma di tossine e batteri. La neutralizzazione di un solo chilometro quadrato di zona abitata costa dai 2000 dollari per le armi convenzionali, ad 1 dollaro per le sofisticate armi biologiche. In realtà, le armi biologiche non sono un’invenzione dell’epoca moderna. Per annientare i nemici, i Romani infettavano i pozzi con delle carogne e i Turchi con cadaveri di appestati.

Secondo la Nato esistono più di cinquanta agenti infettivi utilizzabili che possono provocare carbonchio, vaiolo, peste, ebola ed altre malattie altamente deleterie. Sam Joseph, biologo dell’Università del Maryland sostiene che il reale scopo dei bioterroristi sia infettare un numero enorme di persone in modo da mandare in tilt la struttura sanitaria e soprattutto inibire ed incutere timore psicologico. Ai bioterroristi, dunque, non interesserebbe annientare fisicamente il genere umano.

Le ragioni del bioterrorismo, quindi, potrebbero rasentare l’utilizzo di caos, disordine e paura ed essere orientate verso l’ipostasi di nuove forme di controllo. In altre parole, per metterci in ginocchio basterebbe la sola minaccia.

Pertanto, la soluzione ideale potrebbe essere rappresentata da una vaccinazione globale. Uno studio coordinato da Andrea Crisanti dell’Imperial College di Londra, mette in luce le difficoltà connesse alla creazione di vaccini in grado di far fronte ai più disparati organismi modificati geneticamente. Le alternative al vaccino sono la diagnosi precoce e l’isolamento di tutti i contagiati. Al di là delle possibili ed eventuali soluzioni, i ricercatori dell’Istituto di Stoccolma, sostengono che in futuro il rischio connesso alla creazione di nuove armi biologiche potrebbe aumentare. A destare preoccupazioni aggiuntive, infatti, sarebbe la libertà d’accesso ai dati sulla sequenza genetica del genoma umano.

I terroristi biologici potrebbero utilizzare i vantaggi  del progresso biotecnologico per portare a termine i propri nefasti obiettivi. In tal caso, l’assenza di un programma di sicurezza efficace e preventivo non lascerebbe grande spazio ad epiloghi rosei, ma ridurrebbe notevolmente le possibilità di sopravvivenza nelle zone calde del terrore.

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