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8 Giugno 2014

Roberto Fiore sulla crisi del’Università e dell’Istruzione

Roberto Fiore
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Il punto di Roberto Fiore sulla crisi del’Università e dell’Istruzione  e il risultato dei dati che giungono dalle statistiche e dalla voce dei giovani studenti rasseganti ad un futuro di precariato e disoccupazione.

“L’istruzione in Italia ha una base formidabile: la riforma Gentile e la scuola classica. Non si può uscire da questi parametri fondamentali”.

Dai dati Istat alla crisi occupazionale: che ne sarà di noi? Speranze tranciate col marrancio e abnormi supplizi lavorativi prefigurano scenari a dir poco inquietanti. I dati Istat sulla disoccupazione sono un turbine a ciel sereno. La crisi del lavoro: Istat, disoccupazione record. Secondo i dati divulgati dall’Istituto Nazionale di Statistica la situazione occupazionale attuale sarebbe la peggiore dal 1977. Nei primi tre mesi del 2014, infatti, il tasso di disoccupazione ha scalfito il 13,6%. Una soglia storica per il Bel Paese.

Una cifra drammatica per gli aspiranti lavoratori e per gli studenti iscritti all’università, costretti a rimboccarsi le maniche ed a riflettere seriamente sul proprio futuro. La situazione è tragica. L’emergenza lavoro ha ormai raggiunto soglie a dir poco nefaste. Nel primo trimestre dell’anno, il numero dei disoccupati ha rasentato i 3,5 milioni, in aumento di circa 200mila unità rispetto al 2013.

E l’istantanea diramata dall’Istat raffigura purtroppo scenari deleteri specialmente sul fronte giovanile: un settore martirizzato da un tasso pari al 46%.

Per gli esperti, dunque, si tratta di un record infausto, di una zavorra che frena la crescita e le brame degli italiani. Intervista esclusiva a Roberto Fiore, sulla situazione lavorativa ed universitaria. 

Il punti di Roberto Fiore sulla crisi dell’Università, giovani sempre più rassegnati

Crisi del sistema Universitario. I dati Istat sulla disoccupazione sono un turbine a ciel sereno. Trasfigurano, inesorabilmente, l’epistilio statale, descrivendo la fine di un ciclo; l’inizio di una nuova e dolente era. E’ un’odissea dalle illusioni al marzapane. Un climax surreale lambito da laute riforme e miserrime idee. Un’episteme spazio temporale dal candore retrò e dalle litanie demagogiche, condita da teneri elogi alla marra e suadenti inviti pre – migratori. Ma il silenzio dei giovani laureati e disoccupati italiani è struggente, preoccupante, ed ha il sapore di una resa. Il martirio dei neolaureati, sfornati dalle università italiote, è sinonimo di regresso: l’archetipo di una società vegliarda e misoneista. Una società agnostica al cambiamento, eccessivamente burocratizzata, lenta e corredata da ingranaggi assai farraginosi.

Ma è davvero questa la chiave di lettura della nostra realtà? Si spera, ovviamente, di no. Sarebbe bello poter immaginare un futuro prospero e tranquillo, un’Italia che donasse ai propri figli il diritto alla felicità, cioè ad un lavoro (e ad una pensione) dignitoso, e che fosse in grado di risollevarsi dalle ceneri della crisi con le sue sublimi risorse.

Vale davvero la pena iscriversi all’Università? Oppure, come sostengono Richard Sennett (consigliere di Obama ed autore dell’Opera “L’uomo artigiano”) e Michael Bloomberg (multimilionario ex sindaco della Grande Mela), per uno studente medio diventare un idraulico potrebbe essere una soluzione migliore che frequentare Harvard?

Sintesi dell’ultimo rapporto Almalaurea su laureati, occupazione e lavoro

Università: Rapporto Almalaurea. Stando alle indagini condotte e diramate dal Consorzio Almalaurea, la situazione dei giovani laureati italiani non sarebbe comunque delle più tragiche. Al di là del deleterio tasso di occupazione, infatti, i laureati continuerebbero, fortunatamente, a godere di lievi vantaggi lavorativi.

Ma il tasso dei laureati relativo alle università italiane resta di gran lunga inferiore rispetto a quelli degli altri Paesi Ocse. E’ quanto emerge dal XVI Rapporto Almalaurea.

Ecco una brevissima sintesi del Rapporto Almalaurea Università, che ha coinvolto quasi 450mila laureati, e della classifica relativa agli atenei con il maggior tasso di occupazione dell’Università di :

  • Roma Foro Italico: 79,4%
  • Bolzano: 79,3%
  • Valle d’Aosta: 70,1%
  • Verona: 68,7 %
  • Insubria: 68,4%
  • Bra Scienze Gastronomiche: 67,4%
  • Modena e Reggio Emilia: 66,0%
  • Torino: 63,6%
  • iemonte Orientale: 63,1%
  • Udine: 62,0%
  • Genova: 61,8%

La Crisi dell’Università per Roberto Fiore

Con l’intento di evidenziare ed approfondire alcuni argomenti relativi al presente ed al futuro dei giovani e dell’università italiana, abbiamo contattato l’On. Roberto Fiore.

Intervista a Roberto Fiore: precariato e la difesa dei lavoratori

“Lo Stato sociale si regge sul progresso delle categorie e la loro stabilità economica ovvero sul fatto che i proletari divengano proprietari, sul fatto che il lavoro non solamente sia un diritto, ma anche l’opera fra le più importanti dell’essere umano. E’ questo anche il motivo per cui Forza Nuova ritiene che il ritorno alla terra sia una necessità perché l’Italia riacquisti libertà autonomia ed equilibrio sociale”.

Il punto numero 10 del Programma Politico “per uno Stato Nuovo” è dedicato alla Riforma dell’istruzione, alle Università e, in particolare, al rilancio dell’insegnamento umanistico ed al principio di meritocrazia. Onorevole Fiore, qual è la Sua opinione in merito all’Università ed al sistema scolastico del Bel Paese?

“L’istruzione in Italia ha una base formidabile: la riforma Gentile e la scuola classica. Non si può uscire da questi parametri fondamentali. La cultura classica ed il genio italiano ritrovano linfa vitale in una scuola che coniughi tradizione e futuro, classicità e modernità, da qui riprende forma quella sintesi straordinaria che può portare nuovamente l’Italia ad essere faro di civiltà nel mondo”.

Antonio Migliorino

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