Aumento tasse Università: Codacons, Rienzi su aumento tasse

Redazione Controcampus 1 Ottobre 2014

Aumento tasse Università:  dagli atenei nuovo giro di vite sui redditi, rette choc, ma meno servizi e a prezzi carissimi studenti e famiglie chiedono tregua sull'aumento tasse universitarie.

Già pecora nera europea quanto a capacità di sfornare laureati, l’università italiana porta a casa un altro inglorioso primato: quello della contribuzione universitaria, aumento tasse Università 2014-2015, quelle universitarie in Italia sono le più “salata” del continente.

Le ultime rilevazioni comunitarie confermano: le rette “tricolori” corrono pericolosamente sopra la media Ue: oltre mille euro per studente.

Peggio di noi solo Inghilterra ed Olanda (dati Ocse), che erogano tuttavia più borse per il diritto allo studio (contro il 20%  complessivo degli atenei nostrani), mentre Francia, Spagna, Belgio ed Austria si fanno preferire per una tassazione mediamente più mite.

Studenti italiani i più tartassati d’Europa? Sembrerebbe di sì: dal 2009 al 2014 l’aumento tasse universitarie ha toccato la spoglia del 75%. Un sistema al collasso quindi, come avverte uno studio UE dello scorso Giugno, nelle cui conclusioni si invita il governo italiano ad un maggiore sostegno agli studenti per bilanciare e correggere gli effetti distorsivi del caro tasse universitarie (primo fra tutti la galoppante emorragia delle iscrizioni).

Aumento tasse Università: il punto del presidente Codacons Rienzi

Caro tasse universitarie monstre quello registrato nel decennio 2003-2013, chiuso con un rotondo +70% (dati Miur).

I costi della vita “universitaria” – conferma l’Ocse – “mangiano” in media un terzo delle spese totali della vita di uno studente. A cominciare dalla spesa necessaria per sostenere gli immancabili test di ammissione: da 20 fino a 100 euro, non rimborsabili a nessun titolo. Un tesoretto che, solo nell’ultimo decennio, ha garantito alle università un gettito del +274%. Ma la vera pietra dello scandalo rimane quella rappresentata dall’aumento tasse Università 2014-2015 e di immatricolazione: dalla tassa regionale per il diritto allo studio passando per le due rate della tassa di iscrizione. Investimento, quest’anno, che ha abbondantemente superato il tetto dei 1.200 euro ad iscritto contro i 700 euro a studente di dieci anni fa. Questo senza disturbare altre, faticosissime voci di spesa con gli affitti über alles, seguiti a ruota da libri, tasse per dottorati, master, corsi di specializzazione e perfezionamento, Tfa.

Bastano pochi numeri a fotografare la sofferenza finanziaria dei nostri atenei. Ad oggi l finanziamento pubblico ammonta a 6 miliardi di euro l’anno, per una media di 100 euro per abitante: uno dei contributi più bassi d’Europa. Un terzo di quanto erogato da Francia e Germania. Dal 2009, fa sapere la CRUI, l’università nonostante il forte aumento tasse Università 2014-2015, ha perso ogni anno 1 miliardo di euro per un calo complessivo del 20%.

Tutti ricordiamo il 2012, l’anno horribilis della contribuzione universitaria, quando la mannaia della spending review montiana snellì il FFO di ben 300 mln, imponendo alla contribuzione universitaria il famoso tetto del 20% (percentuale massima esigibile dagli atenei). Tetto poco “sensibile” alle malconce finanze degli atenei nostrani. Con quella legge, infatti, 45 università su 63 sarebbero state costrette a restituire la parte eccedente delle tasse universitarie impropriamente incassate dribblando il tetto. Il governo Monti corre allora ai ripari. Modifica la legge e salva le università “fuorilegge”,  allentando la cinghia sui tetti e autorizzando nuovi e più dolorosi rincari per un complessivo di 47 milioni di euro.

  • Guida Tasse Universitarie 2014-2015 per Ateneo: calcolo Isee e tipi di tasse universitarie

Tasse universitarie ed evasione

Croce sulla politica quindi, ma non solo. Alla base del caro tasse universitarie, infatti, unitamente alla latitanza del finanziamento pubblico, va menzionata la grave incidenza dell’evasione fiscale.

È dato in evidente espansione, infatti, il numero degli studenti che, pur provenendo da famiglie abbienti, soprattutto monoreddito di lavoratori autonomi, galleggiano inspiegabilmente tra le fasce più basse, pagando contributi spesso ridicoli.

Una condotta divenuta sempre più endemica, che ha determinato nel tempo una contrazione drammatica delle risorse economiche della nostra università, insieme ad una distribuzione più iniqua di borse, agevolazioni ecc portando de facto alla penalizzazione di tanti che meriterebbero, invece, di godere dell’istruzione pubblica senza dilapidare patrimoni.

Per loro, invece, solo la beffa atroce di dover pagare rette superiori a quelle richieste al figlio dell’orafo o del pellicciaio. Nella statistica europea l’Italia, infatti, risulta carente non solo per quantità e tenore delle tasse universitarie, ma anche e soprattutto per quelle contraddizioni sistemiche che puntualmente erodono il welfare dello studente, quello sbandieratissimo «diritto allo studio» che dovrebbe rappresentare il faro di ogni intervento diretto al benessere del comparto istruzione (che gli esborsi sanguinosi di cui sopra dovrebbero foraggiare) e che, invece, la realtà ci restituisce ogni giorno sempre più depresso e scarico.

A fare la cartella clinica alla nostra università è ancora una volta l’Ocse per la quale la nostra Università “vanta” la percentuale più bassa di studenti con borse di studio (il 20%) unitamente alla percentuale più bassa (a pari merito con la Spagna) di residenze universitarie (il 2% sul totale degli studenti).

Aumento tasse Università e classifica degli atenei più cari

Le Università del Nord si confermano le più salate. Rispetto alla media nazionale studiare al nord costa l’8,22% in più se si tiene conto della prima fascia, il 15,54% per la terza fascia e del 23,23% se si considera il massimo importo dovuto. Emerge, tuttavia, un trend inedito rispetto agli anni scorsi: questa volta sarebbero gli Atenei del Centro Italia, e non quelli del Sud, a risultare più economici con risparmi medi del 30% e addirittura del 42% per la prima fascia. Università più cara il Politecnico di Milano: per frequentarla gli studenti devono versare 748,50 euro circa. Battuta l’Università di Parma, primatista uscente. Segue Padova, con 722 euro annui.

Rette d’oro anche alla Statale, stabile coi suoi 1.470 euro l’anno e l’Università di Modena e Reggio Emilia, con quasi 1.400 euro annui di tasse universitarie. Completano la graduatoria la Ca’ Foscari di Venezia, l’Università di Pavia, quella di Brescia e quelle di Torino, Como, Genova e Ferrara. Conferme, invece, dagli atenei del Sud, che assicurano tasse universitarie assolutamente contenute (in media del 28,3%).

Intanto Renzi promette di riportare al centro dell’agenda la necessità di calmierare l’aumento tasse Università 2014-2015 attraverso borse, agevolazioni e, soprattutto, prestiti d’onore, considerati il pezzo forte del programma di rilancio del comparto istruzione. L’idea nella sostanza è: consentire alle università, in funzione di progetti di eccellenza didattica, di aumentare le tasse universitarie, a patto di trovare al tempo stesso compensazioni (i prestiti d’onore) per le famiglie con redditi medi o bassi, consentendo agli studenti di finanziarsi gli studi. Agli studenti dovranno essere offerti prestiti per coprire integralmente i costi, prevedendo che la restituzione rateizzata – parziale o integrale – inizi solo quando essi avranno raggiunto un determinato livello di reddito.

Nel frattempo le università dovranno stabilire accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia.

Sarà vera gloria? Vedremo. A frenare gli entusiasmi, intanto, ci pensano gli esperti. Si prosegue sulla strada della liberalizzazione delle tasse universitarie, sostengono gli economisti, per giunta liberata da ogni freno residuo. Non certo la soluzione più gradita a studenti e famiglie insomma.

Per restituire allora ai diretti interessati una fotografia del caro tasse universitarie un po’ meno statistica (e statica), che fosse, cioè, più a “misura di contribuente”, ci siamo avvalsi del parere chiarificatore di Carlo Rienzi, Presidente Nazionale Codacons.   

Presidente Rienzi, parafrasando il titolo di una celeberrima canzone di Celentano, “la situazione dell’università italiana non è buona”.

I costi della vita “universitaria” – secondo l’Ocse – “mangerebbero” in media un terzo delle spese totali della vita di uno studente. Soprattutto alla voce tasse universitarie e specie in vista dell’aumento tasse.

Peggio di noi solo l’Inghilterra (che eroga comunque più borse di noi). Ancora una maglia nera per lo Stivale insomma. Come commenta questi dati?

“Non sono certo una novità: paghiamo (come famiglie e come contribuenti) rette d’oro a fronte, però, di un’offerta accademica non all’altezza. Mi riferisco non tanto alle cattedre quanto alle strutture, all’organizzazione amministrativa e alla gestione delle segreterie. Questo impietoso rapporto costo-offerta spingerà sempre di più, chi non se lo può permettere, a rinunciare a laurearsi (quando non addirittura ad iscriversi ad un qualunque corso di laurea) e, chi può, a iscriversi alle università private.”

Parliamo del fenomeno aumento tasse e delle “rette d’oro”. Le rette come sa, corrono ampiamente sopra i 1000 € a studente. I rettori puntano il dito contro sforbiciate ed amnesie del sistema politico. Dal 2009 l’università perderebbe ogni anno 1 miliardo di euro, obbligando de facto gli atenei a calcare la mano sulle tassazioni. Il Governo, accusano, si trincera sotto la gonnella della crisi economica. Quali e quante colpe ritiene sia possibile addebitare alla politica e quali/quante agli atenei?

“Sicuramente la politica nazionale ha le sue responsabilità e, al contempo, non ci si poteva davvero augurare che le fondazioni universitarie sarebbero state la soluzione. Ma andiamo per ordine: l’amministrazione centrale anziché preoccuparsi di “inventare” e “cancellare” facoltà, specializzazioni e/o indirizzi intercorsuali – seguendo chissà quale logica – potrebbe esercitare, almeno, un controllo sulle strutture, una volta monitorato accuratamente quanto viene versato annualmente dalle famiglie italiane. Quanto agli atenei, purtroppo, troppo spesso la costituzione di fondazioni è diventata il presupposto per prevedere e pianificare attività diverse, altre rispetto a quella principale. E questo non sarebbe dovuto accadere.”

A “succhiare” risorse preziose non sono però solo amnesie e sconsideratezze politiche. Alla base del fenomeno aumento tasse, unitamente alle sofferenze del finanziamento pubblico, va menzionata la grave incidenza dell’evasione fiscale. Il riferimento è a quegli studenti che pur provenendo da famiglie abbienti (soprattutto monoreddito di lavoratori autonomi)  giocano a fare i poveri, pagando contributi sensibilmente più miti rispetto a quelli dovuti. Senza contare l’esercito di furbetti da pollaio che ogni anno rifila alle università piramidi di Isee taroccate con grave pregiudizio/penalizzazione per tutti i meritevoli che avrebbero il diritto di usufruire di una tassazione agevolata senza dilapidare patrimoni. Per loro, invece, la beffa atroce di versare tasse universitarie superiori a quelle normalmente richieste al figlio dell’orafo o del pellicciaio. Come si affronta questa palese discriminazione sociale? Quali misure, ritiene, vadano adottate contro simili distorsioni?

“Vede, le “distorsioni” cui fa riferimento sono strutturali nel nostro sistema contributivo e fiscale. La corretta dichiarazione ISEE volta all’inquadramento dello scaglione reddituale per le tasse universitarie altro non è che un’appendice di quanto ogni anno molti italiani fanno al momento della dichiarazione dei redditi. È un problema virale e culturale. Ma la P.A è causa ed effetto di questa situazione: una tassazione così ingombrante non può che spingere, chi ne ha la possibilità, ad aggiustare i conti. Così facendo però è lo Stato stesso che riceve meno introiti dai cittadini e, per rimediare, alza in primis le tasse scolastiche e le rette universitarie. Bisognerebbe intervenire contemporaneamente sulla qualità dei servizi offerti, riducendo gli sprechi (e adottando criteri di efficienza opportuni, da fondazione appunto), e sui controlli per smascherare i “furbetti”.”

Il diritto allo studio in Italia, confermano gli studi comunitari, è in grave pericolo: abbiamo le tasse universitarie più care, ma uno dei welfare studenteschi tra i più zoppicanti d’Europa. Renzi ha promesso ossigeno a borse di studio e prestiti agevolati per gli studenti quali strumenti indispensabili a controbilanciare gli effetti negativi del caro tasse universitarie e “ripopolare” gli atenei. Riuscirà il Premier ad abbattere i costi dell’istruzione e restituire ai contribuenti una tassazione più giusta ?

“Forse saremo in controtendenza ma non siamo convinti, come Associazione, che i costi dell’istruzione vadano necessariamente tagliati, bensì meglio organizzati. La P.A potrebbe (e dovrebbe!) alleggerire in diversi modi il carico fiscale dei cittadini, se lo facesse – riducendo spese del tutto superflue – allora, siamo certi, gli italiani pagherebbero (quasi) volentieri anche questi costi per mandare i figli all’università Però, in atenei efficienti, organizzati e non “spreconi”!”

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto