Come riconoscere un vino dal suo DNA, ricerca AGER-Unimore

Redazione Controcampus 13 Novembre 2014

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Definito modello scientifico che accerta l’impronta di terreno e ambiente sulle produzioni di vinoA fare la differenza di un vino non è solo il DNA, ma anche “dove” la pianta cresce, vale a dire il terreno e l’ambiente circostante.

Lo dimostra in maniera scientifica uno studio condotto nell’ambito del progetto AGER – Agroalimentare e Ricerca, finanziato da un pool di 13 fondazioni italiane, tra cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, coordinato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, in partnership con la Fondazione Edmund MACH di San Michele all’Adige, e il MiPAAF- Ministero delle Politiche Agricole e Forestali- Dipartimento ICQRF – Laboratorio di Modena.

La carta d’identità del vino

I ricercatori sono riusciti a definire un modello in grado di attribuire una carta di identità al vino e ai prodotti enologici, combinando le caratteristiche varietali a quelle geografiche e dando certezza della qualità ed originalità di un prodotto. Lunedì 17 novembre, a Modena, verranno presentati i risultati della ricerca. Presente anche la sen. Leana Pignedoli, Vice-presidente Commissione Agricoltura del Senato.

Che a determinare le peculiarità di un vino o un di cibo sia in buona parte il territorio di origine in cui questo viene prodotto è cosa diffusamente nota e condivisa, ma è anche possibile dimostrare ciò scientificamente?

Sono queste, la domanda e la sfida, che hanno tenuto impegnati negli ultimi tre anni i ricercatori del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, coordinatori di un progetto di ricerca dal titoloNuove metodologie analitiche per la tracciabilità geografica e varietale di prodotti enologici, condotto assieme ai colleghi della Fondazione Edmund MACH di San Michele all’Adige (TN) e del MiPAAF – Ministero delle Politiche Agricole e Forestali – Dipartimento ICQRF – Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari – Laboratorio di Modena. Il progetto si è sviluppato nell’ambito della piattaforma AGER – Agroalimentare e Ricerca, riguardante ricerche nei comparti ortofrutticolo, cerealicolo, vitivinicolo e zootecnico, iniziativa sostenuta da un consorzio di 13 fondazioni italiane, tra cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena (che ha contribuito con 1milione 500mila euro per l’intera piattaforma AGER) e la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

La ricerca Ager Unimore sulla provenienza del Vino

La ricerca di AGER enologia, che costituiva uno degli ambiti di intervento prescelti, ha messo a punto un modello per la tracciabilità dei vini dei Consorzi dei Lambruschi Modenesi e dello Spumante TRENTODOC, dimostrando così che è possibile descrivere in modo scientificamente oggettivo, le caratteristiche di terroir – per dirlo alla maniera francese – di un vino. Non è quindi solo questione di DNA, cioè di caratteristiche genetiche intrinseche alla pianta, ma è anche importante dove questa pianta cresce, il terreno, l’ambiente circostante. I Lambruschi DOP modenesi o lo Spumante TrentoDoc non sarebbero tali, con le loro varietà di aromi e colori, se li si coltivasse in altre zone del mondo.

Il concetto di qualità di un alimento – ha spiegato il prof. Andrea Marchetti, docente UNIMORE e coordinatore del progetto – racchiude in sé le proprietà derivanti dal DNA del prodotto, in aggiunta alle caratteristiche peculiari di <fingerprint>, le impronte, derivanti sia dai fattori ambientali che territoriali. Pertanto, se la caratterizzazione del DNA determina le specifiche varietali di un prodotto alimentare, stabilire l’origine geografica dello stesso o delle sue materie prime e caratterizzare il processo produttivo, rappresenta quel <plus> che può contribuire ad una maggior tutela sia dei produttori che dei consumatori”.

La metodologia seguita dai ricercatori modenesi e trentini si è basata sulla analisi chimica (metalli, isotopi radiogenici e stabili e metaboliti organici) e molecolare (analisi del DNA) dei prodotti enologici.

“Attraverso l’utilizzo di indicatori quali i rapporti isotopici di bioelementi, di elementi radiogenici piuttosto che il contenuto di metalli o i profili di fingerprint forniti dalle tecniche di risonanza magnetica NMR o di spettrometria GC-TOF, – ha continuato il prof. Andrea Marchetti è oggi possibile correlare tra loro le peculiarità del territorio con le caratteristiche delle piante che originano i frutti, seguire le trasformazioni prodotte dalla filiera produttiva in azienda sino ad arrivare all’alimento finito con la zona di origine dell’alimento. Un’impronta digitale che accompagna costantemente in modo indissolubile l’alimento e che in ogni momento può essere verificata universalmente in modo oggettivo”.

Le attività sperimentali si sono distinte per il carattere fortemente innovativo delle metodologie analitiche messe in campo dai diversi gruppi di ricerca e per le piattaforme tecnologiche utilizzate, spesso uniche nel contesto nazionale.

Oltre al lavoro di ricerca svolto dai partner partecipanti – ha concluso il prof. Marchettiun aspetto non trascurabile, parimenti importante assieme ai risultati ottenuti, è stato quello dell’attività di formazione erogata a studenti e dottorandi coinvolti nei vari momenti delle ricerche. Questi nuovi operatori specializzati, grazie alle conoscenze e competenze acquisite, rappresentano sicuramente una risorsa irrinunciabile per tutte quelle aziende del settore che intendono proporsi come riferimento per l’innovazione produttiva e di prodotto”.

Essere in grado di attribuire in modo oggettivo l’origine geografica di un prodotto ha due ricadute essenziali: per i consumatori, in quanto consente di dare loro certezze sulla qualità e sulla provenienza di ciò che stanno bevendo; per le aziende produttrici, in quanto garantisce la tutela dei loro marchi e prodotti da contraffazioni, che nel settore agroalimentare sono, purtroppo, diffuse.

Inaugurato nel luglio 2011, il progetto è giunto ormai a conclusione. Un resoconto della attività condotta verrà presentata attraverso un convegno, organizzato per lunedì 17 novembre 2014 a partire dalle ore 9.30, presso la Sala Leonelli della Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura (via Ganaceto, 134), a Modena, durante il quale saranno illustrati gli aspetti salienti, la metodologia e risultati ottenuti dalle ricerche.

Il convegno si aprirà alle 9.30 con i saluti dei rappresentati delle istituzioni coinvolte: Maurizio Torreggiani, Presidente della Camera di Commercio di Modena, il prof. Angelo O. Andrisano, Rettore dell’UNIMORE, Gian Carlo Muzzarelli Sindaco e Presidente della provincia di Modena. Seguirà la proiezione del documentario: Alle Radici della Qualità, in vino veritas, che precederà gli interventi del prof. Andrea Landi, Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, di Ugo Dozzio Cagnoni, Presidente del Comitato di gestione AGER, di Roberto Viola, dirigente Centro Ricerca e Innovazione Fondazione Edmund Mach, di Stefano Vaccari, Capo Dipartimento ICQRF del MiPAAF. La presentazione dei risultati del progetto “Dalla terra al vino: come rendere oggettiva la tracciabilità di un alimento” sarà affidata alla dott.ssa Federica Camin della Fondazione Edmund Mach ed alla dott.ssa Caterina Durante dell’UNIMORE. Seguiranno poi gli interventi del dott. Francesco Scarcelli, responsabile settore vino e spumanti di COOP Italia, di Pierluigi Sciolette, Presidente Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi e del dott. Andrea Pisoni dell’Istituto TrentoDOC.

I lavori della giornata si concluderanno con l’intervento della sen. Leana Pignedoli, Vice-presidente Commissione Agricoltura del Senato, e al tavola rotonda coordinata dal prof. Andrea Marchetti.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto