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18 Aprile 2019

Responsabilità precontrattuale nelle trattative tra individui

Responsabilità precontrattuale
Responsabilità precontrattuale

Responsabilità precontrattuale

La responsabilità precontrattuale nelle trattative tra individui. Le ipotesi di culpa in contrahendo.

Il referente normativo della responsabilità precontrattuale va individuato nell’art. 1337 del Codice civile, che detta un generale criterio di comportamento delle parti contraenti.

L’articolo in questione impone alle parti di comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, pena la violazione della responsabilità precontrattuale, con la conseguente applicazione di una sanzione non specificata dal legislatore.

Lo scopo della norma è quello di punire la malafede contrattuale e di favorire, anche nella fase di formazione del contratto, il comportamento di buona fede, inteso come condotta leale, diligente e corretta improntata al senso di solidarietà sociale e di collaborazione.

La buona fede si manifesta sia in senso ristretto come obbligo di agire conformemente al comportamento precedentemente tenuto, senza contraddizioni di sorta, sia in senso generico come l’obbligo  generale di comportarsi secondo una correttezza determinabile in base alla fattispecie concreta.

Va subito detto che il riconoscimento di una responsabilità precontrattuale rimane per molti anni mera norma astratta. L’approccio dottrinale e giurisprudenziale risente dell’orientamento consolidatosi per quasi un secolo, ed almeno fino agli anni ’60 non è in grado di comprendere la portata per certi versi rivoluzionaria della nuova norma, tra le più innovative dell’epoca.

L’intera disciplina della responsabilità precontrattuale rimane, infatti, assorbita dal “buco nero” del “legittimo affidamento”. Secondo l’orientamento dell’epoca, peraltro parzialmente seguito ancora ai giorni nostri, l’affidamento si rinviene solamente nell’accezione più ristretta di situazione giuridica soggettiva caratterizzata da un’aspettativa sulla conclusione del contratto, ingenerata dall’altrui comportamento commissivo od omissivo o dalla fiducia riposta nella validità del contratto concluso.

La responsabilità precontrattuale nelle trattative tra individui. Le ipotesi di culpa in contrahendo

La responsabilità non deriva tanto dal recesso in sé e per sé (in quanto la trattativa non obbliga a concludere il contratto), quanto dal non aver sufficientemente soppesato l’eventualità del recesso stesso. La giurisprudenza richiede pertanto che chi inizia la trattativa con riserve manifesti le proprie perplessità ed informi la controparte della reale possibilità di conclusione del contratto, in modo da permettere alla controparte di intavolare altre trattative per giungere alla conclusione del contratto.

Tuttavia si ritiene che l’affidamento non possa ingenerarsi se la trattativa non ha riguardato gli elementi essenziali del contratto, a meno che le parti non siano contraenti abituali.

Solo successivamente l’evoluzione teorica avrebbe portato autorevole dottrina ad individuare l’affidamento nell’accezione generica di aspettativa che la controparte, come d’altronde tutti i soggetti dell’ordinamento giuridico con i quali si viene in contatto, rispetti non solo le regole espressamente codificate, ma anche i principi generali di correttezza e buona fede oggettiva.

La dottrina si trovò, altresì, spiazzata nell’ammettere che gran parte della casistica esaminata fino a quel momento, ossia quella fortemente legata alla problematica della validità del contratto, era ridotta al solo art. 1338 cod. civ., mentre nessun approfondimento era stato effettuato in riferimento all’art. 1337. La conclusione del contratto non è più condicio sine qua nonper il sorgere della responsabilità, poiché il fulcro causale è contenuto nello stesso art. 1337, mentre l’art. 1338 diventa solo una delle diverse applicazioni di tale norma. Ne consegue che l’ambito di applicazione dell’art. 1337 copre l’intera fase delle trattative e non solo il momento terminale delle stesse.

Dal nuovo art. 1337: studi sul concetto di buona fede in senso oggettivo

In seguito al nuovo art. 1337, si intensificano, altresì, gli studi e gli approfondimenti sul concetto di buona fede in senso oggettivo. Essa nell’ottica di una visione solidaristica del rapporto giuridico, esprime una regola di condotta leale e corretta, che va intesa in una duplice accezione: negativa, come dovere di astenersi da qualsiasi comportamento lesivo dell’interesse altrui; e positiva, come dovere di collaborare al fine di promuovere o soddisfare le reciproche aspettative.

Sulla base di tale previsione il contraente deve attivarsi per salvaguardare gli interessi della controparte nei limiti di un “apprezzabile sacrificio”. Per configurare una responsabilità precontrattuale è sufficiente una condotta oggettivamente scorretta, mentre risulta totalmente irrilevante lo stato soggettivo di buona fede della parte che agisce. Il riferimento letterale alle “parti”, inoltre, va interpretato estensivamente, visto che il legislatore ha utilizzato il detto termine in senso generico.

Pertanto, è tenuto ad agire secondo buona fede oggettiva qualunque soggetto di diritto, si tratti di persona fisica o giuridica, sia privata che pubblica, nonché i terzi che pur senza assumere le vesti di parti sostanziali, hanno comunque partecipato alle trattative.

Culpa in contraendo non più un momento in cui si realizza il vizio ostativo

La possibilità di superare la stretta correlazione tra legittimo affidamento nella conclusione del contratto e comportamento corretto di recesso, viene finalmente ammessa grazie all’art. 1328 cod., secondo cui si sottintende corretta la revoca della proposta anche quando la controparte ha avuto un così forte affidamento nella conclusione del contratto da iniziare l’esecuzione dello stesso ancor prima di essere a conoscenza della revoca della proposta.

La culpa in contraendo non è più un mero momento in cui si realizza il vizio ostativo, ma un vero e proprio istituto sanzionatorio del comportamento scorretto che, dotato di un proprio autonomo raggio d’azione, ha impedito la conclusione del contratto. In tale ottica la responsabilità precontrattualeè astrattamente configurabile in relazione a qualsiasi atto obiettivamente finalizzato alla stipulazione di un contratto ed alle ipotesi in cui, in conseguenza del comportamento sleale di una delle parti nella fase precontrattuale, non si addivenga alla stipulazione di alcun contratto, ovvero si concluda un contratto invalido o inefficace, nonché ai casi in cui sia stato concluso un contratto valido ed efficace, ma pregiudizievole.

Buona fede oggettiva e suscettivo di illimitate facoltà di applicazione

L’aperta formulazione dell’art. 1337 cod. civ. consente una lettura estensiva della disposizione in esame ed un’ampia applicazione della clausola generale della buona fede oggettiva. Essa costituisce un generico richiamo a fonti esterne all’ordinamento. Le norme la cui violazione è fonte di responsabilità precontrattuale. Sono cioè tutte quelle norme non scritte del vivere sociale, poste da doveri morali di solidarietà.

L’orientamento dottrinale prevalente, oggigiorno tende a considerare aperto il contenuto della clausola di buona fede oggettiva e suscettivo di illimitate facoltà di applicazione. Sorgono al contempo obblighi positivi di informazione, di segreto, di custodia, correlati alla condizione delle parti.

Ipotesi di responsabilità precontrattuale, raggruppabili in distinte fattispecie

Oggigiorno sono numerose e diverse le ipotesi di responsabilità precontrattuale, raggruppabili in distinte fattispecie. Una prima ipotesi, tipicamente prevista dal legislatore nell’art. 1338 del Codice civile, si realizza quando la parte che era a conoscenza o che doveva conoscere l’esistenza di una causa di invalidità del contratto. Intesa non solo come nullità o annullabilità del contratto ma anche inefficacia dello stesso. Non ne ha dato notizia all’altra parte, la quale confidava sulla sua validità incolpevolmente.

La parte evita la responsabilità non solo comunicando all’altra ciò che sapeva in ordine alle cause di invalidità del contratto. Ma anche accertando in base all’ordinaria diligenza le cause di invalidità che rientrano nella sua sfera di controllo. Gli obblighi di informazione che scaturiscono dalla responsabilità precontrattuale. Consistono, infatti, nell’ordinaria  diligenza non solo di informare ma anche di informarsi, punendo il comportamento sia doloso che colposo del soggetto. Si ritiene, tuttavia, che non vi sia responsabilità verso chi, utilizzando l’ordinaria diligenza. Avrebbe potuto conoscere la causa di invalidità, dato che l’affidamento si basa due elementi, quali l’assenza di colpa e la mancata riconoscibilità.

La giurisprudenza ha costantemente rilevato che le norme di validità del negozio giuridico sono previste da disposizioni imperative di legge che le parti sono tenute a conoscere in virtù del principio ignorantia legis non excusat. Con la conseguenza che l’ignoranza delle stesse è sempre inescusabile. In senso contrario si può notare come il principio in questione non imponga in capo ad ogni soggetto la conoscenza generalizzata di tutte le disposizioni normative che compongono l’ordinamento giuridico. Ma significhi solamente che la legge va applicata a prescindere dalla conoscenza che di essa hanno i soggetti interessati.

Responsabilità precontrattuale di chi fa perdere tempo

Un’altra figura di responsabilità precontrattuale si realizza ponendo in essere trattative non serie. Ossia quando uno dei contraenti inizia le trattative senza avere la reale intenzione di concludere il contratto. Al fine di porre in essere un’azione di disturbo della trattativa altrui. Sono le classiche e purtroppo frequenti ipotesi di chi agisce esclusivamente con lo scopo di far perdere del tempo alla controparte. Di conoscere notizie ad essa inerenti o, cosa ancor più grave, di farle affrontare spese inutili.

La giurisprudenza maggioritaria sanziona tali ipotesi indipendentemente dal grado di sviluppo della trattativa. Con l’unica attenuante del tipo di affare trattato. In base al genere di commercio in questione, infatti, si può tollerare qualche perdita di tempo. Attuata con lo scopo di orientarsi sull’andamento del mercato e di sondare il terreno in questione.

Un’ulteriore ipotesi si realizza quando uno dei contraenti non abbia posto in essere una corretta informativa a favore della controparte. Rimanendo reticente, a meno che non abbia taciuto i motivi personali del contrarre.

Questa figura ricomprende anche i casi di valida conclusione del contratto, laddove, ad esempio, il soggetto in mala fede era consapevole del fatto che la controparte contrattava indotta da un motivo erroneo. Oppure aveva ingenerato nella controparte una debolezza in modo da contrarre a migliori condizioni (tale ipotesi è al limite con il dolo incidente, ma vi si differenzia in quanto l’azione non è accompagnata dai raggiri), o ancora aveva causato ritardo alla formazione del contratto.

Per l’orientamento maggioritario, tuttavia, tale fattispecie di responsabilità precontrattuale pecca di autonomia e costituisce un corollario dello stesso art. 1338 cod. civ..

Alfonso Pappalardo

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