Le telecamere negli asili non bastano, servono maggiori controlli

Daniela Saraco 7 Giugno 2019

Scatta il nuovo obbligo di video sorveglianza, necessarie le telecamere negli asili: ecco cosa prevede la nuova normativa, chi sono gli interessati e come adeguarsi per non commettere violazione secondo le proposte.

Nuove progetti ed iniziative, quindi, nel mondo della scuola, dopo le ultime novità introdotte dal decreto sbocca cantieri e in materia di sicurezza dal Ministro degli Interni Salvini.

Ancora episodi di violenza. Ancora violenza sui minori nelle scuole. Non sono ultimi gli episodi di abusi nelle scuole superiori, ricordiamo quanto accaduto a Castellammare di Stabia dove un collaboratore scolastico ha violentato una studentessa di 14 anni.

E ancora in Campania ben 4 insegnanti tra i 46 ed i 66 anni, carnefici di bambini di scuola dell’ infanzia, costretti a subire violenze fisiche e mentali, anche solo se piangevano.

Finalmente approvata la legge per l’obbligo di telecamere negli asili. Lo prevede un emendamento al decreto “Sblocca Cantieri” approvato dalle Commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato.

In precedenza anche la Commissione Europea si era espressa in merito all’installazione di sistemi di videosorveglianza per la sicurezza dei minori, precisando che mantenuti inalterati i livelli di privacy, è legittimo e doveroso proteggere i bambini.

Proposta di legge di video sorveglianza, ma le telecamere negli asili da sole non bastano

L’obbligo di telecamere nelle aule di scuola dell’infanzia è stato approvato da tutte le forze politiche. Non c’è colore nella verità né tanto meno posizione che non porti ad un’ unico risultato: la tutela dei bambini.

L’ emendamento prevede la creazione di un fondo per finanziare le opere di installazione delle telecamere.

Sono stati stanziati 5 milioni per il 2019 e 15 milioni dal 2020 al 2024 da utilizzare per le installazioni di sistemi di videosorveglianza negli asili nido. Altrettanti ne sono previsti per case di cura e strutture socio-sanitarie.

Sulla questione della video sorveglianza negli asili, la proposta di legge fa riferimento a telecamere a circuito chiuso. Le immagini saranno visibili solo alle forze dell’ ordine dopo una regolare denuncia. Questo per garantire le norme in materia della protezione dei dati.

Cosa prevede la proposta di legge di video sorveglianza negli asili

Ancora in altro mare il reale iter da seguire non solo per le installazioni delle dette telecamere, ma per il tempo di conservazione delle immagini. Da un lato esporrebbe le insegnanti ad un occhio immaginario perpetuo oltrepassando il confine della tutela della privacy. Dall’altro darebbe  la possibilità di arrestare episodi di violenza sui minori.

La sicurezza, soprattutto negli ambienti che accolgono i soggetti fragili, è fondamentale per evitare tutti gli episodi di violenza, sottomissione, paura e disagio. Le telecamere sono, dunque, uno strumento necessario per porre fine a tali fatti di cronaca.

In molti asili nido privati, esiste già un sistema di videosorveglianza che connette  il computer dei genitori alle aule dei bambini  grazie ad un software  per il controllo a distanza dei bambini.

La nuova proposta di legge, invece, assicura che il collegamento e la visione delle immagini sarà accessibile solamente alla autorità inquirente. Ciò rende questo percorso imparagonabile alle precedenti soluzioni già in uso.

Con il nuovo anno scolastico sarà quindi possibile installare le telecamere dopo aver seguito  il percorso burocratico. A condizione che tutti gli utenti e i lavoratori ne siano informati e che le riprese siano cifrate con codici a disposizione solo di organismi certificati.

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto