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15 Febbraio 2020

Giurisprudenza: meno iscrizioni alla facoltà di legge, perchè!

Studentessa Giurisprudenza
Studentessa Giurisprudenza

Studentessa Giurisprudenza

Una delle facoltà con il più alto numero iscritti è in crisi: Giurisprudenza, dati Miur e Censis ne attestano la retromarcia, meno iscrizioni alla facoltà di legge, ecco perchè!

I dati parlano chiaramente: la facoltà di legge continua a perdere terreno. Negli ultimi dieci anni le immatricolazioni a Giurisprudenza sono passate da 29 mila a 18 mila. Nella patria del diritto crolla il numero degli aspiranti avvocato.

La professione forense non è più così attrattiva come un tempo. Le cause sono un mercato del lavoro sempre più saturo e competitivo, stipendi bassi e un percorso formativo spesso lungo e articolato. Il dato riguarda sia il numero degli immatricolati che degli iscritti totali. Ciò significa che in molti abbandonano il percorso prima della laurea. Studenti in fuga anche tra quelli che sono considerati tradizionalmente  i migliori Atenei italiani per studiare giurisprudenza.

Il classico binomio avvocatura-tribunale può limitare fortemente le possibilità di impiego. E’ necessario, pertanto, stravolgere le aspettative e ripensare la figura tradizionale dell’avvocato.

La causa della crisi, in primo luogo, è strettamente correlata alla lunghezza del percorso. Dopo la laurea sono necessari molti mesi di tirocinio o praticantato per accedere all’esame di abilitazione o al concorso in magistratura. Il tutto a titolo gratuito o con rimborsi spesso irrisori. Un percorso così articolato finisce per dilatare notevolmente i tempi di ingresso nel mondo del lavoro. Troppi sono i neolaureati in giurisprudenza ancorati ad una visione manualistica e tradizionale del sapere. Tale approccio risulta poco specialistico e poco adatto ad un mercato sempre più esigente. In tale scenario, si rende necessario rivedere la proposta formativa accademica.

Calo iscrizioni alla facoltà Universitaria di Giurisprudenza: perchè e come risolvere la crisi

La parola chiave è trasversalità. L’evoluzione delle carriere giuridiche deve necessariamente passare attraverso una nuova consapevolezza ed una rilettura del ruolo tradizionale dell’avvocato.Questi da nobile  depositario e interprete della legge a imprenditore di sè stesso, promotore, consulente e mediatore culturale, capace di mischiare competenze ibride nel campo dell’economia, dell’Information Technology e della finanza. La nuova figura dell’Avvocato 2.0. deve imparare a coniugare il lessico giuridico  di base con la conoscenza delle lingue straniere. Deve essere in grado di comunicare in maniera efficace con mezzi nuovi e complessi ed avere competenze poliedriche anche di tipo analitico-economico. Da semplice mediatore tra le ragioni dei privati e le esigenze dell’autorità costituita, si trasforma sempre di più in un business man.

Nasce così la figura del Giurista d’Impresa o Avvocato d’Affari. La declinazione naturale della classica professione legale deve coniugare il background giuridico con competenze di tipo manageriale. L’attività non è più prevalentemente chiusa all’interno dello studio legale o dell’aula di tribunale, ma è frutto del network e  delle relazioni con l’esterno.

I giuristi del futuro, inoltre, dovranno anche imparare ad applicare il sapere tradizionale a nuove aree di diritto, come il diritto ambientale o le tematiche legate al settore dei rapporti transazionali. La crescente globalizzazione richiede una solida conoscenza di base dei principi di diritto internazionale, comunitario e di contenzioso con i paesi esteri, coadiuvata da buone skills consulenziali e dalla conoscenza delle lingue. La digitalizzazione delle banche dati, inoltre, impone la presenza di una nuova figura all’interno del contesto aziendale, quella dell’avvocato informatico o DPO (data protection officer). Allo specialista della privacy è affidato il ruolo di tutelare il diritto alla riservatezza delle informazioni personali, in accordo con il GDPR, Regolamento Europeo entrato in vigore il 25 Maggio 2018.

L’evoluzione della figura di Avvocato e del giurista nel mondo del lavoro

La disciplina giuridica è dinamica e in continua evoluzione. In uscita dai 5 lunghi anni di corso, ai laureati manca una specifica formazione subito spendibile sul piano professionale. Non c’è corrispondenza, infatti, con le specializzazioni richieste dal mercato: dalle operazioni M&A alla Bockchain , dalla privacy al restructuring.

Compito delle facoltà universitarie italiane è quello di riformulare il percorso accademico tradizionale. Come pure è da rivedere il concorso che abilita alla pratica forense. pensando ad esempio, di rendere facoltativi alcuni esami per far posto a tematiche innovative come l’inglese legale o il diritto delle nuove tecnologie.

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