Cosa significa untore: chi è, significato della parola ed etimologia

Daniela Saraco 24 Marzo 2020

Ecco cosa significa untore: significato del termine, etimologia della parola e cosa vuol dire scientificamente, chi è un untore e cosa fa.

Dal significato storico della parola usata nella peste di Milano a quella manzoniana, fino ad arrivare all’uso fatto nei nostri giorni.

Il termine untore proviene dal latino  unctor -oris, e significa chi unge, ungitore.  Ha un’origine storica e in particolare richiama il periodo della peste. L’untore nella peste di Milano del 1630 diffondeva il contagio ungendo persone e cose. In particolare spalmava unguenti malefici sulle porte delle case o sulle panche delle chiese. Questo periodo storico è immortalato da Manzoni nel romanzo I promessi sposi ed è conosciuto come peste manzoniana.

Il termine untore ricorre anche nelle vicende relative alla salute. Il suo significato metaforico è dunque di chi trasmette una malattia.

Untore, pertanto, è il paziente zero che  diffonde  virus ad altre persone. Nel XX secolo c’è, difatti, un’altra peste, che è l’HIV. Ancora oggi le persone con HIV vengono definite come possibili untori.

Il termine si usa nei titoli dei quotidiani italiani o durante alcuni programmi televisivi, per definire la trasmissione di  un contagio. Il primo processo in Italia per untore è avvenuto nel 2017. Valentino Talluto fu infatti accusato di aver volontariamente infettato con il virus dell’HIV, più di trenta ragazze. Talluto incontrava le sue vittime dopo averle conosciute via chat e trasmetteva  la malattia senza che le donne sapessero la verità.

Ad oggi, nel 2020 si parla invece di untore di Coronavirus. All’ospedale Sacco di Milano sarebbe stato rintracciato l’untore del Covid-19: si tratterebbe di un manager della provincia di Piacenza. Tornato dalla Cina il 21 gennaio, avrebbe contagiato un 38enne ricoverato per polmonite all’ospedale di Codogno. Ecco nel dettaglio cosa significa untore, perché ancora oggi si continua ad usare questo termine.

Cosa significa untore: chi è, cosa fa e perché viene chiamato così, dalla storia a oggi

L’untore  nasce dalle grandi opere letterarie dell’Italia del passato. Manzoni e Boccaccio hanno scritto di questa figura. Il Decamerone è ambientato proprio in un luogo di quarantena durante l’epidemia di peste a Firenze. Nel 1600 e nel 1700 con la parola untore si indicava chi utilizzava unguenti malefici. All’epoca il nemico pubblico era sospettato di trasmettere la peste per arricchirsi dei beni posseduti da chi moriva. Per individuare i responsabili, i governatori promettevano anche delle ricompense. Ci sono state molte  persone giustiziate per aver cercato di infettare le città. Non sono pochi, infatti, gli episodi di unzione riportati dalla storia. Il 9 febbraio 1629  a Milano alcuni frati francesi furono arrestati per aver portato la peste in una ampolla. S i scoprirà poi dopo che erano in realtà solo innocui medicamenti contro il mal di stomaco.

Anche  i monatti, che raccoglievano i cadaveri delle persone decedute per la malattia, furono accusati di lasciare abiti e tessuti infetti per le strade. Un’altra teoria diffusa, riguardava la presenza di un ricco demonio che ricompensava gli untori per la diffusione della peste. Questa credenza divenne anche oggetto di un racconto che fu pubblicato anche in tedesco dall’autore Petro Cristeli. 

Oggi il significato di untore è abbastanza simile a quello del passato. Con questa parola si fa’ riferimento ad una persona che diffonde un virus, dunque un contagio. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo,infatti, oggi l’untore si ripropone con la pandemia del coronavirus.

Chi sono gli untori: significato, etimologia della parola e sinonimi

Cosa significa, dunque, untore? L’etimologia della parola descrive chi era sospettato, durante la peste di Milano del 1630, di diffondere il contagio ungendo case e persone con sostanze infette. L’etimologia del termine deriva dal latino. In particolare,  unctōre(m), derivazione  di ŭnctus, participio  passato di ungĕre ‘ungere’. Nel corso della storia ci sono state  tante  epidemie, che hanno seminato dolore e morte fra gli uomini. Le epidemie  hanno sempre diffuso  un senso di paura e di impotenza.  Ad esempio, la peste, il vaiolo, il colera, il tifo appaiano nelle cronache accompagnati con sentimenti di terrore e superstizione.

Nella lingua italiana, la parola assume un significato dall’accezione negativa. Si tratterebbe di qualcuno che fa del male volontariamente. I suoi sinonimi, difatti, sono:

  • ungitore
  • nemico pubblico
  • portatore di sventura
  • iettatore
© Riproduzione Riservata
avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto