Calcio e Coronavirus: come e cosa cambia Serie A-B-C e dilettanti

Daniela Saraco 12 Maggio 2020

L'emergenza Covid-19 ha bloccato anche i campionati di calcio di serie A-B-C- e dilettanti: a causa del Coronavirus anche nello sport tutto cambia, ecco e come.

Dal 4 maggio, è cominciata la Fase 2. Il cosiddetto periodo di convivenza con il Coronavirus, che tutti dobbiamo affrontare. Mentre molte categorie riaprono le loro attività, nel mondo dello sport  la ripresa è lenta e graduale. In particolare per i calciatori professionisti sono  permessi  i soli  allenamenti individuali, mentre quelli di squadra slittano a dopo il 18 maggio.

Intanto il Calcio continua a chiedersi quando potrà ritornare in campo e soprattutto se i  campionati di calcio proseguiranno o saranno annullati. Se da un lato la Lega e i presidenti delle società spingono per riprendere l’attività calcistica, dall’altra il Governo, con il ministro dello Sport Spadafora, è molto scettico sulla ripresa.

Di conseguenza, la crisi dettata dal coronavirus può spingere la Federazione a rivoluzionare il format dei campionati. Al momento soltanto la Serie A  riprenderà a giocare. La data sarà stabilita dopo la firma del protocollo sanitario con il governo. Nel protocollo, infatti, saranno individuate le modalità di ripartenza  strutturali,  tecniche e  sanitarie in tutela di tutti gli operatori del settore, compresi i calciatori.

L’emergenza sanitaria ha messo in ginocchio ogni settore, calcio compreso. Purtroppo, casi di positività sono stati riscontrati anche tra tesserati appartenenti al mondo del pallone: giocatori, allenatori, presidenti. La Serie A, ha comunque proposto un piano per ricominciare il  campionato con tutte le misure di sicurezza. E’ atteso solo l’ok a procedere del Comitato Tecnico-Scientifico.

Ma per le altre serie? Quali saranno le modalità di ripresa?  Vediamo nel dettaglio come e cosa cambia per il calcio ai tempi del coronavirus.

Come cambia il calcio in A-B-C e dilettanti ai tempi del Coronavirus: nuove regole di gioco

La lega calcistica chiede di disputare le partite del campionato di Serie A fra il 7 e il 14 giugno, chiudendo il torneo entro la fine di luglio, per poi lasciar spazio in agosto a Champions League ed Europa League. E per le altre serie cosa succede? Le associazioni calcistiche avranno due sole possibilità: fare il salto di categoria o retrocedere. Vediamo come potrebbe, dunque, cambiare il calcio.

La Serie B può prevedere  40 squadre, divise in due gironi, con ben 23 club dell’attuale Serie C, che sarebbero promosse. L’attuale Serie C invece può passare al  semiprofessionismo, con 60 squadre che verrebbero divise in tre gironi. Nello specifico 40 club provenienti dalla Serie C e 20 dai Dilettanti. Infine  la Serie D, mantenendo sempre la struttura dei nove gironi, può arrivare a 18 squadre ciascuno.

I nuovi format dei campionati, possono, dunque, rivoluzionare il mondo calcistico, in particolar modo della Serie D. Si parla, infatti, anche di una terza serie, non professionistica, con tre gironi da venti squadre ciascuno, di cui quaranta dell’attuale serie C e venti dalla D. E’ ancora presto, però, per giungere alla conclusione. Bisogna, infatti, attendere la Federazione sulle discussioni di riforma nel rispetto delle norme statutarie.

Nuovo regolamento per partire di serie A-B-C e dilettanti: cosa cambia

Il coronavirus sta cambiando le abitudini degli Italiani, compreso il modo di giocare a pallone. Difatti la prima modifica durante le partite riguarda le sostituzioni che passano a  cinque  invece delle tre attualmente consentite dal regolamento. La proposta è partita dalla Fifa per la tutela  dei giocatori. Difatti, questi ultimi, dopo lo stop causa pandemia, si troveranno  a dover giocare un gran numero di partite in un lasso di tempo molto ristretto e in piena estate. L’Ifab ha accettato la modifica e ogni lega calcistica potrà decidere se applicarla o meno durante il campionato.

Inoltre è al vaglio l’ipotesi di cambiare il calendario calcistico. Ma cosa ne pensano i calciatori? A risponderci è Gennaro Donnarumma, rivelazione dell’Ostia Mare nel ruolo di difensore centrale: “Non sarà facile adeguare il mondo calcistico alle nuove regole di comportamento. Ma la voglia di tornare in campo farà superare ogni ostacolo. Serviranno distanze diverse sia per esultare che per arrabbiarsi o  per limitare un  tocco di mano dell’attaccante, un gesto quasi automatico e privo di volontà quando si gioca. Così come bisognerà abituarsi a non utilizzare gli spogliatoi in comuneMeglio sfruttare le situazioni difficili per ritornare a giocare, che privarsi del pallone per molto altro tempo. “

Donnarumma conclude: “Per la proposta delle sostituzioni, sono d’accordo. In un momento storico senza precedenti, bisognerà affrontare tante partite ed è importante garantire la massima sicurezza soprattutto per noi calciatori che abbiamo già sofferto troppo!”

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto