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21 Maggio 2020

Smart working fase 2: nuove regole per lavoro, ferie e buoni pasto

Smart working fase 2
Smart working fase 2

Smart working fase 2

Le nuove regole dello smart working durante la fase 2 Coronavirus: buoni pasto per chi lavora da casa, ferie e altre indicazioni utili riguardo il lavoro agile.

Il punto di Gerardo Di Trolio, tecnico del settore lavoro e  sindacalista.

Con la fase 2 che procede spedita quale nuova condizione della ripresa del Paese, è ripartito anche il settore lavorativo in alcuni casi mai cessato.

Stiamo parlando del lavoro agile e intelligente che registra una serie di nuove regole ed indicazioni da seguire nel rapporto tra datore e dipendente.

I Dpcm della ripresa invita nella fase 2 aziende e privati al suo “massimo utilizzo”.

Ma questa tipologia d’impiego svolto da casa, comporta una pluralità di norme differenti rispetto a quello consuetudinario.

Andiamo allora a vedere quali sono nello specifico le nuove regole per buoni pasto in smart working, ferie, congedi retribuiti e permessi per chi lavora da casa, e ancora gli altri diritti del lavoratore.

Per farlo ci siamo serviti del parere del sindacalista Gerardo Di Trolio. Insieme a lui abbiamo esaminato uno per uno secondo le normative vigenti, gli elementi oggetto del nostro focus. Strumenti necessari, questi, per la giusta comprensione delle dinamiche lavorative che toccano da vicino dipendenti pubblici e privati.

Fase 2 Coronavirus, nuove regole di smart working per privati e dipendenti pubblici

Partendo nella nostra analisi delle nuove regole dello smart working in fase 2 del Coronavirus, muoviamo prima di tutto da una definizione generale di cos’è il lavoro agile. Quest ultimo è un’alternativa occupazionale a quella comune del recarsi presso la sede lavorativa. Pertanto l’attività si sviluppa da casa. Tuttavia più nel dettaglio, con tale termine ci si può riferire anche ad un impiego intelligente non per forza messo in atto nel proprio domicilio. Tale condizione, infatti, è stata resa maggiormente evidente dallo stato di emergenza sanitaria che ha coinvolto tra gli altri anche il nostro Paese. Il Covid-19, quindi, ha spinto il governo verso la presa in considerazione della suddetta misura di svolgimento del lavoro della pubblica amministrazione, e non solo.

Questa nuova forma di telelavoro (che impiega la tecnologia come cardine base) pone l’accento sulla flessibilità organizzativa e sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale. Principi, questi, previsti dalle legge n.81 del 2017, secondo cui, inoltre devono essere considerate essenziali strumentazioni idonee di lavoro da remoto.

Per ciò che concerne i lavoratori, invece, ad essi va garantita anche in smart working, parità di trattamento (economica e normativa) dei colleghi operanti secondo modalità ordinaria. Dunque, da tale punto di vista, è prevista la tutela rispetto ad eventuali infortuni o malattie professionali tabellate dall’Inail (circolare n.48 del 2017). La situazione scatenata dal Covid-19, ha poi portato il governo ad un intervento sulle procedure d’accesso al lavoro agile (Decreto del 4 Marzo 2020).

Come funzionano ferie e buoni pasto in lavoro agile e telelavoro da casa

Spostiamo ora il focus su ferie e buoni pasti in smart working in fase 2. A risponderci è il sindacalista Gerardo Di Trolio.

“L’art. 19 della Legge n. 81 del 2017, nello specifico, prescrive la forma scritta per gli accordi relativi alla modalità di lavoro agile. Essi hanno la funzione di disciplinare l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali e di individuare, altresì, i tempi di riposo del lavoratore. Nonché le misure tecniche ed organizzative necessarie per assicurare il diritto alla disconnessione del lavoratore. Le misure sono state confermate anche con i provvedimenti successivi, da ultimo con il Decreto Legge del 17 marzo 2020 n. 18 – dice il sindacalista Di Trolio –

Tuttavia – prosegue – la mancata sottoscrizione dei richiamati accordi, ha lasciato, a mio avviso, privi di regolamentazione, alcuni aspetti della prestazione lavorativa. Tra questi anche la gestione dei buoni pasto erogati ai dipendenti prima dell’attivazione del lavoro agile. Ai sensi della normativa vigente, l’erogazione dei buoni pasto risulta connessa alle ipotesi di esecuzione della prestazione lavorativa in azienda. Questo perchè lo stesso DM del 7 giugno 2017 n. 122 chiarisce che essa è finalizzata a consentire al beneficiario di conciliare le esigenze di servizio con quelle personali. Da questa circostanza, però, non discende necessariamente che il lavoratore, che si trovi a lavorare da casa, debba fare a meno dei buoni pasto”.

In conclusione, dunque, in assenza di accordi relativi alle modalità di smart working in fase 2, l’art.20 della legge n.81 del 2017 rappresenta l’unico riferimento normativo da prendere in considerazione. Ciò sia per quanto riguarda le modalità che i trattamenti economici da riservare ai dipendenti in lavoro intelligente.

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