Rapporto AlmaLaurea 2020: dati e condizione occupazionale laureati

Daniela Saraco 17 Giugno 2020

Nuovo rapporto Almalaurea 2020 sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati italiani: Orientamento 2020.

I dati, come riconoscere il corso di laurea giusto, prevenire gli abbandoni e monitorare la situazione universitaria degli studenti.

Dal 1998 il rapporto AlmaLaurea registra, con cadenza annuale, l’Indagine sulla Condizione occupazionale dei laureati che hanno concluso gli studi negli Atenei aderenti. La Condizione occupazionale dei Laureati fornisce i dati sulla tipologia dell’attività lavorativa svolta, sulla professione, sulla retribuzione degli occupati e sulla loro soddisfazione per il lavoro svolto.

Inoltre da informazioni importantissime sulle competenze acquisite all’università e il legame con il lavoro scelto. Il rapporto Almalaurea, dunque, aiuta a capire la Condizione occupazionale dei laureati. In che modo?

Registrando tutti gli studenti che proseguono  gli studi e quelli che  li abbandonano  e il perché. Il rapporto Almalaurea studia, infatti, le scelte formative e lavorative compiute dai diplomati a un anno e a tre anni dal conseguimento del titolo. I dati dimostrano che si iscrivono all’università soprattutto i liceali. I diplomati che decidono di dedicarsi allo studio universitario sono infatti maggiori tra i liceali, raggiungendo il 66,4%. I diplomati del tecnico arrivano al 38,6% e quelli del professionale al 19,2%.

La quota di chi ha rivisto le proprie scelte è più consistente tra i diplomati professionali e tecnici rispetto ai liceali. C’è da dire che i primi due profili possono contare su maggiori opportunità  lavorative. Di conseguenza preferiscono il mondo del lavoro rispetto allo studio.  Oltre l’indirizzo di studio, un aspetto importante per la scelta dell’università  è il contesto socio economico e culturale della famiglia . Anche il titolo di studio dei genitori influenza le scelte formative dei giovani. Difatti  l’82,2% dei diplomati provenienti da famiglie in cui almeno un genitore è laureato ha deciso di iscriversi all’università. Vediamo nel dettaglio il rapporto Alma laurea 2020.

Sintesi del rapporto AlmaLaurea 2020: dati della rilevazione parziale marzo-giugno 2020

La presentazione del Rapporto Almalaurea 2020 si è tenuta nella sede del MIUR. Hanno partecipato il Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, il presidente Almalaurea professor Ivano Dionigi, il direttore professoressa Marina Timoteo e, in collegamento il rettore dell’Università di Bergamo. L’indagine parziale marzo-giugno 2020 registra, però, rispetto alla rilevazione del 2019, un calo di iscrizioni. Inoltre, l’emergenza sanitaria fa registrare oscillazioni anche per i livelli di efficacia della laurea. Dunque, l’epidemia ha stravolto tante cose ma l’analisi resta uno strumento valido per la valutazione di studio e di lavoro dei laureati.

La sintesi  sulla Condizione occupazionale dei Laureati si basa su un’indagine che riguarda 650 mila laureati di 76 Atenei. Sono analizzati  i risultati raggiunti nei mercati del lavoro dai laureati nel 2018, 2016 e 2014, intervistati rispettivamente a 1, 3 e 5 anni dal conseguimento del titolo. I laureati nel 2019 coinvolti nel Rapporto 2020 sul Profilo dei Laureati sono oltre 290 mila. Di questi  166 mila  sono laureati di primo livello, 87 mila sono magistrali biennali e 36 mila magistrali a ciclo unico.

Condizione occupazionale laureati secondo il rapporto AlmaLaurea 2020

L’istituzione realizza annualmente le indagini sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei Dottori di ricerca e dei Diplomati di master. La documentazione è studiata distintamente per i diversi tipi di corso di laurea. Nello specifico, il Rapporto 2020 dimostra le tradizionali differenze di genere e, soprattutto, territoriali tra il Nord ed il Sud. Difatti,  gli uomini hanno più probabilità di essere occupati rispetto alle donne, piuttosto di quanti risiedono o hanno studiato al Nord rispetto al Sud. Inoltre, si sono analizzati i dati parziali, da marzo a giugno 2020, raccolti sulla condizione occupazionale dei laureati in riferimento al periodo di lockdown causato dall’emergenza Covid-19. Si fortifica, dunque,  l’esigenza  dei percorsi di orientamento non solo nel passaggio tra scuola e università, ma anche tra scuola e mercati del lavoro.

L’indagine parziale rileva che 46mila laureati del periodo gennaio-giugno 2019 hanno trovato lavoro. I 19mila laureati del periodo gennaio-giugno 2015 sono stati contattati a cinque anni dal titolo. Di conseguenza, i dati  evidenziano che  i neo-laureati hanno risentito delle  conseguenze dell’ emergenza sanitaria. Dai dati emerge anche che nei primi mesi del 2020 il tasso di occupazione a un anno dalla laurea  è pari al 65,0% tra i laureati di primo livello e al 70,1% tra i laureati di secondo livello. Dunque dal 2019, le quote sono in calo.  Inoltre, i dati parziali del 2020 mostrano che per il 50,5% dei laureati di primo livello e per il 61,9% dei laureati di secondo livello, occupati a un anno dal titolo, la laurea risulta “molto efficace o efficace”.

Infine, è dimostrato come diminuisce il rischio si disoccupazione con il titolo di laurea. Questo perché i laureati reagiscono meglio ai cambiamenti del mondo del lavoro, disponendo di strumenti culturali e professionali più adeguati.

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avatar Daniela Saraco Sona una donna, una madre, una docente. Scrivo di scuola e di formazione perché è il mio mondo quotidiano. La Direzione di Controcampus mi ha affidato la rubrica sulla scuola, per aiutare a capire meglio le notizie che raccontano la realtà scolastica, con pochi e semplici passaggi: • Cronaca, ossia il racconto dei fatti interessanti accaduti nel mondo della scuola • Inchiesta, è l'approfondimento di un tema attraverso ricerche e interviste. • Intervista, è interessante fare due chiacchiere con una persona particolare che ci può raccontare un'esperienza o una sua opinione. Perché è così difficile raccontare la scuola sui giornali? Perché è difficile trovare giornalisti davvero specializzati nel settore, che ha le sue caratteristiche peculiari e anche il suo lessico giuridico. Far scrivere un articolo sulla scuola a qualcuno che non sa cosa sia un PTOF, ignora le direttive delle ultime circolari ministeriali, non conosce la differenza fra un concorso abilitante per entrare in ruolo e uno aperto solo agli abilitati è come affidare la spiegazione di un discorso finanziario a un giornalista che non mastica neppure i termini base dell'economia. Gli articoli che riguardano la scuola e i suoi problemi, solitamente, nelle redazioni ormai sono affidati in molti casi a cronisti generici. Questo perché, mancando pagine specializzate e un interesse continuativo per il settore, l'articolo parte quasi sempre da un fatto specifico di cronaca spicciola avvenuto in tale o tal altro istituto, e che viene portato a conoscenza dei media da persone estranee alla scuola stessa. Io, invece, essendo ferrata sulle normative del settore e sui termini tecnici e avendo una memoria storica consolidata di quanto è avvenuto in precedenza, racconto episodi e avvenimenti di cui capisco la reale sostanza. Una scuola non ha un ufficio stampa o un addetto ai rapporti con i media, il Ministero non interviene se non con scarni comunicati che riguardano cose sue, i Presidi si trovano a dover rispondere a domande che rischiano di toccare particolari aspetti della privacy degli alunni e che, se rivelati incautamente, possono avere pesanti ripercussioni sulle vite di ragazzi spesso minorenni. Ecco perché risulta importante e necessario far scrivere di scuola a chi la scuola la fa! Leggi tutto