Responsabilità civile del datore di lavoro per contagio Covid

Dalila D'Andrea 9 Ottobre 2020

Quando è prevista la responsabilità civile del datore di lavoro per infortunio o contagio da Covid-19, danno e risarcimento e onere della prova per infezione da Coronavirus: il punto dell'Avvocato Michele Bonetti.

Si è molto parlato di responsabilità civile e di indennizzo Inail in seguito ad una circolare che proprio l’Inail ha prodotto nel maggio 2020. L’Inail è intervenuto su un tema ampiamente dibattuto, ovvero quello della responsabilità civile, penale e amministrativa professionale e datoriale da contagio Covid-19 sul luogo di lavoro.

Ci si interrogava sulla responsabilità civile e sugli obblighi di sicurezza del datore, e su quando sorge la responsabilità civile per il datore di lavoro il cui dipendente contrae il Coronavirus. L’Inail ha dunque chiarito, anzi, confermato che l’infezione da Covid-19 può e deve essere considerata come infortunio sul lavoro. Questa decisione si basa sul principio di equiparazione della causa virulenta alla causa tipicamente violenta dell’infortunio sul luogo di lavoro.

Va chiarito, tuttavia, che la circolare in realtà non ha  alcun riflesso sulle responsabilità del datore di lavoro. Queste, infatti, restano regolate dai principi penali. La circolare non risolve dunque del tutto il problema giuridico. Non è sufficiente a chiarire i dettagli dell’ inquadramento della responsabilità civile professionale e datoriale causa Covid-19.

Le circolari non sono provvedimenti aventi forza di legge. Pertanto sarebbe auspicabile un intervento normativo, al fine di definire i casi di possibile responsabilità civile del datore di lavoro, quando sorge e cosa fare.

Che cosa vuol dire, effettivamente, avere responsabilità civile su un lavoratore infetto da Coronavirus? Bisogna tener conto di molti fattori ed elementi, come l’onere della prova circa il luogo e i modi del contagio. Per questo, abbiamo deciso di fare chiarezza, con l’aiuto di un esperto del settore.

Ecco quando sorge, ma soprattutto chi paga e cosa copre la responsabilità civile da Covid-19 sul lavoro, cosa succede al datore per il solo infortunio del dipendente o in caso di morte.

L’intervento del professionista Avvocato Michele Bonetti, specializzato in diritto amministrativo e nel pubblico impiego, nonché legale della FP CGIL Nazionale.

Coronavirus, responsabilità civile del datore di lavoro sul lavoratore contagiato da Covid-19

“L’attuale pandemia pone i datori di lavoro di fronte ad uno sforzo. Questi hanno infatti l’obbligo di garantire ai dipendenti un luogo di lavoro salubre, inteso nella sua eccezione più ampia.
Il datore di lavoro deve predisporre misure di sicurezza tali da garantire un ambiente di lavoro sicuro. L’obiettivo è, ovviamente, ridurre al minimo le occasioni di contagio. Questo, s’intende, sia per i lavoratori che per tutti coloro che entrano in contatto con il luogo di lavoro.” -spiega l’Avvocato Michele Bonetti -.

Del resto, il datore di lavoro risponde della mancata osservanza delle norme. Prevalentemente in base all’art. 2087 c.c. e al D.Lgs. n. 81/2008 (T.U. Salute e Sicurezza sul lavoro). Quest’ultimo coordina le norme in materia di salute e di sicurezza dei lavoratori.
In merito citiamo anche l’articolo 2, comma 6, del DPCM 26 aprile 2020. Questo impone alle imprese di osservare il c.d. protocollo per le misure di contrasto e il contenimento della diffusione del Covid – 19 negli ambienti di lavoro.” – chiarisce il professionista in diritto -.

“L’obbligo del datore di lavoro di tutelare la salute dei propri dipendenti ad oggi è più pressante. Il datore risponde di ogni danno causato dalla propria condotta. Questo, per quanto riguarda il mancato rispetto delle misure di prevenzione e sicurezza.” -afferma l’avvocato Bonetti -.

Onere della prova di contagio da Coronavirus del lavoratore

Fondamentale, innanzitutto, è ‘l’occasione di lavoro’. Questo significa che il contagio è avvenuto durante il lavoro. Oppure è avvenuto durante il tragitto casa-lavoro o durante il compimento delle attività preparatorie. I problemi sorgono spesso in merito all’onere della prova circa il luogo e i modi del contagio.” – sostiene l’avvocato Michele Bonetti. –

“Per gli operatori sanitari, in caso di positività, si presume che il contagio sia avvenuto sul luogo di lavoro. Questo vale per tutte quelle attività che richiedono frequenti contatti con il pubblico. Lo stesso vale per coloro che abbiano avuto contatti con un collega positivo. Per altri lavoratori l’onere della prova è molto più difficile.” – continua Bonetti -.

“Molto importante è la figura del medico accertatore. Egli verificherà che il contagio sia avvenuto durante il lavoro. Sarà trasmessa all’ente previdenziale la certificazione medica. Poi si aprirà la procedura per la verifica dell’accaduto. Infine, saranno liquidate le somme a cui si ha diritto. Se il datore è a conoscenza dell’eventuale contagio, ha l’obbligo di effettuare la denuncia agli organi competenti.” -dice l’Avvocato Civilista -.

Covid, risarcimento del danno per responsabilità civile del datore

Dare una indicazione della eventuale quantificazione economica è molto difficile. Le cifre, infatti, vengono commisurate al danno fisico e all’età del soggetto. Si potranno avere cifre che variano da poche centinaia di euro fino ad arrivare a centinaia di migliaia di euro. Nei più gravi potrà sorgere, addirittura, il diritto al risarcimento anche per i congiunti del lavoratore.
L’apertura della pratica è demandata al medico di prime cure. Il medico redige e trasmette telematicamente il certificato medico alla sede territoriale competente dell’Istituto previdenziale. I termini di prescrizione e decadenza delle azioni a tutela delle prestazioni a tutela del lavoratore (e degli eredi) sono sospesi dal 23 febbraio al 1° giugno 2020.” – continua -.

“Con la Circolare n. 13 del 3 aprile INAIL è stato precisato che per alcune categorie di lavoratori il contagio durante la prestazione professionale è presunto. Di conseguenza, non vi è necessità che il soggetto ne dia prova. Diversamente, nei casi in cui non vi sia presunzione, l’accertamento medico – legale seguirà le ordinarie modalità di accertamento. Non potrà quindi prescindere dall’ accertamento del contagio. Non potrà inoltre prescindere dalla valutazione di tutti gli ulteriori aspetti, anche ambientali, che potranno essere provati. Naturalmente, si darà privilegio agli accertamenti basati su conoscenze scientifiche. Di solito, noi avvocati chiediamo l’ausilio dei medici legali.” -afferma l’esperto -.

“Ad oggi le difficoltà applicative sono molte. Difatti, non sempre è facile, per i lavoratori, muoversi nell’ambito di una normativa in continuo sviluppo. Normativa, del resto, in alcuni tratti poco chiara. Senza poi voler pensare a categorie particolari di lavoratori. Ad esempio, quelli iscritti a gestione separata o comunque ai liberi professionisti e alla categoria più ampia dei lavoratori autonomi.” – conclude l’avvocato Michele Bonetti -.

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avatar Dalila D'Andrea Diplomata al liceo linguistico con 100 e lode, frequento il primo anno all'università Alma Mater Studiorum di Bologna. Ho 18 anni e amo confrontarmi con realtà nuove, viaggiare ed esplorare l'inesplorabile. Per questo scrivo per Controcampus. Amo avventurarmi al di là della mia comfort-zone e credo fortemente nel potere della comunicazione e della circolazione libera delle idee. Per questo mi è stata affidata anche la rubrica Il Professionista, dove curo interviste con personaggi di spicco del mondo del lavoro e della ricerca. Ognuno di noi ha una storia da raccontare; io fornisco la possibilità di farlo. Tra le mie interviste troverete consigli validissimi e opinioni di esperti professori, ginecologi, pediatri, psicologi, avvocati e tanto altro ancora! Sono appassionata di scrittura e sto lentamente esplorando il mondo del giornalismo, che mi ha sempre affascinata. Quando scrivo seguo sempre una celebre regola d'oro: l'interessante per mezzo, l'utile per scopo e il vero per soggetto. Leggi tutto