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Paucisintomatici Covid: contagiosità, incubazione e quanto tempo dura

Martina Sapio 28 Novembre 2020
M. S.
13/06/2021

Paucisintomatici Covid: chi sono, la contagiosità, quanto dura l'incubazione e per quanto tempo si è malati.

I sintomi, i trattamenti e le regole per i contatti con altre persone.

Ci sono varie categorie di soggetti positivi al SARS-CoV-2. Una delle meno famose è quella dei c.d. paucisintomatici: chi sono? Le persone con pochi e lievi sintomi costituiscono quasi il 20% dei positivi Covid. Per questo motivo è fondamentale conoscere le caratteristiche fondamentali e i risvolti di questa condizione. La contagiosità della malattia, il suo tempo di incubazione, per quanto tempo effettivamente si resta malati. Ma non solo. Anche la terapia Covid ed i trattamenti a loro dedicati, e le regole specifiche per il contenimento del contagio.

Tralasciando l’analisi completa della condizione paucisintomatica e contagiosità, basta dire che è una categoria intermedia tra chi non manifesta nessun sintomo e chi invece ne presenta numerosi o gravi. Entrambe le categorie estreme sono trattate con particolare attenzione. Gli asintomatici per il fatto che rappresentino un rischio di contagio non rilevabile, i sintomatici soprattutto per il problema delle cure e del sovraffollamento degli ospedali. Ma della categoria intermedia, purtroppo, poco si scrive.

Vediamo allora quali sono le caratteristiche dei paucisintomatici Covid, con pochi sintomi da Coronavirus, contagiosità e parallelamente il tempo di incubazione.

Contagiosità paucisintomatici Covid 19: incubazione e carica virale, cosa fare in caso di contagio

Tutti i soggetti positivi sono in qualche modo contagiosi, i sintomi dei paucisintomatici al Coronavirus hanno pochi o lievi manifestazioni dell’infezione virulenta. Ma questo non inibisce la loro carica virale. Allo stesso modo, e questo vale in realtà per la generalità dei virus, tutti i contagiati hanno un periodo di incubazione.

Per quanto riguarda la contagiosità del paucisintomatico, bisogna tener presente il concetto di carica virale. Con questa parola si intende la concentrazione del virus all’interno dell’organismo. In altre parole, la quantità effettiva di materiale genetico virale presente in un certo campione di sangue di un soggetto positivo. Più è alta la carica virale, la presenza in percentuale del virus nel sangue, più c’è rischio di contagio anche per questa categoria di soggetti contagiati.

Fatta questa premessa si può parlare propriamente di rischi di contagio. Questi soggetti, pur essendo persone con pochi sintomi del Covid 19, sono comunque contagiose. Questo avviene, secondo alcuni studi, soprattutto nelle prime fasi della malattia, in particolare due giorni prima di sviluppare i sintomi.

Questo significa che queso tipo di soggetti, possono diventare vettori del contagio anche quando sono in fase d’incubazione (cioè l’intervallo che intercorre dal contagio allo sviluppo dei sintomi). Questo periodo, uguale per tutte le categorie di positivi, dura solitamente tra i cinque e i sei giorni. Ciò non esclude che ci possano essere casi di individui con un’incubazione più lunga; alcuni studi hanno rilevato la possibilità che duri addirittura due settimane.

Ma i paucisintomatici sviluppano anticorpi? E in che percentuale? La risposta è SI, ma con una differenza rispetto ai sintomatici. Gli anticorpi dei contagiati con pochi sintomi, infatti, si sviluppano normalmente nel corso della malattia ma si dimezzano del 50% trascorsi tre mesi dalla guarigione.

Se si scopre di essere paucisintomatici che fare? Durante questa fase iniziale le regole sono sempre le stesse, e sono uguali per tutti. È necessario e obbligatorio mettersi in quarantena. O meglio, in isolamento fiduciario. Questo fino a quando un tampone confermerà o meno i sospetti.

Quanto dura il contagio Coronavirus, positivi sintomi lievi

Quando si parla di durata del contagio bisogna in realtà distinguere tra l’essere positivi al virus e l’essere effettivamente malati. Questa separazione è particolarmente importante per i soggetti con pochi sintomi.

Tutti gli individui positivi hanno in qualche modo contratto il virus SARS-CoV-2. Di questi positivi, però, non tutti sviluppano l’infezione e non tutti la manifestano allo stesso modo. Gli asintomatici sono per esempio positivi che non sviluppano alcun sintomo; in parole povere, non si ammalano pur avendo contratto il virus.

Dunque circa la contagiosità, i paucisintomatici sono positivi che sviluppano un’infezione non grave, che porta alla manifestazione di sintomatologia lieve.

I tempi di malattia sono diversi da paziente a paziente. L’asticella è però fissata a dieci giorni; è questo il tempo medio di decorso dell’infezione. Trascorso questo intervallo più tre giorni senza mostrare alcun sintomo, bisognerà fare un tampone. Se il tampone ha esito negativo, significa che il virus non è più un pericolo per il nostro organismo, perché scomparso o estremamente ridotto.

Ci sono però casi di pazienti solo clinicamente guariti. Sono soggetti che pur non avendo più alcuna manifestazione del virus, non si negativizzano. Questo vuol dire che se anche l’infezione è passata, il virus è ancora presente in maniera rilevante all’interno dell’organismo. Per queste persone è previsto un isolamento fiduciario per ventuno giorni con la possibilità di rifare il tampone dopo diciassette, con la speranza che nel frattempo si sia guariti anche dal virus vero e proprio.

Trattamento del virus nei paucisintomatici e contatti con altre persone

Per fronteggiare il sempre crescente numero di contagi è stata approntata una guida specifica per la terapia Covid paucisintomatici: ecco cosa fare e come comporatarso con le altre persone.

Questi soggetti infatti non hanno necessità del ricovero ospedaliero, ma possono necessitare di una terapia di supporto per combattere i sintomi.

Secondo un documento condiviso da vari ordini medici regionali, varie sono le cure utilizzabili per il contrasto dei sintomi, anche se lievi. Ovviamente va premesso che il trattamento va effettuato sulla base di una consultazione medica, avendo a riguardo le condizioni del singolo paziente; è vietata l’automedicazione. Quest’ultima, infatti, potrebbe causare un peggioramento della situazione complessiva per un’erronea scelta dei farmaci.

I trattamenti possibili comprendono l’uso del paracetamolo per la febbre e sedativi blandi in caso di tosse fastidiosa o che impedisce il sonno. Per le cure più impegnative è necessaria la prescrizione medica. Si parla di terapie a base di antibiotici per combattere le infezioni batteriche, la profilassi antitrombonica e l’eparina solo in alcuni casi, l’ossigenoterapia solo se considerata strettamente necessaria dal medico curante.

Per il resto bisogna osservare le classiche disposizioni. Quarantena per tutto il tempo previsto dalle normative nazionali, distanziamento sociale e utilizzo dei dispositivi di protezione personali. Va sempre ricordato che per quanto possano essere lievi i sintomi, si è sempre positivi; e in quanto tale, è contagioso. È quindi necessario prevenire ed evitare qualunque possibilità di diffusione della malattia.

© Riproduzione Riservata
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Martina Sapio Studentessa di Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, scrivo per la sezione Attualità e vedo nel giornalismo il modo migliore di mettere in pratica le mie conoscenze. Ho sempre amato scrivere così come ho sempre amato informarmi sul mondo che mi circonda, sul suo modo di cambiare e di evolversi. Per questo ho deciso di iniziare ad esplorare questo mondo. Capire da quali meccanismi è mossa la nostra società. Mi interesso in particolar modo di politica e di tematiche economiche, sia di carattere nazionale che internazionale, di come queste costanti influenzino tutti noi. Nello scrivere cerco di essere quanto più diretta e chiara possibile: un lavoro di ricerca e di rifinitura che ha come obiettivo la sola, vera informazione. Leggi tutto