Cosa significa incubazione: significato e durata del periodo

Mario Ragone 27 Marzo 2020

Ecco quanto dura e cosa significa incubazione: significato, etimologia ed origine della parola, caratteristiche e durata del periodo di latenza.

Quando si parla di incubazione spesso si fa riferimento a diversi campi, tra i quali spiccano su tutti quello animale e quello medico.

Ma cosa significa incubazione? Quali sono le caratteristiche del tempo d’incubazione e la sua durata? Spesso si tende a confondere tale sviluppo organico che può interessare tanto il mondo biologico quanto quello sanitario. Ma non solo, esso fuoriuscendo dai limiti concettuali puramente scientifici, viene usato anche in altri ambiti, quali quello economico, ad esempio, per la creazione di imprese.

Ciò che a noi però interessa chiarire, in questo caso, è il significato di tale definizione, contestualizzandola opportunamente al periodo e contesto storico.

Se, infatti, nel regno animale questo processo si lega per lo più alla crescita artificiale o naturale di un embrione, diverso è il discorso in ambito medico. Ed in questo caso, ad esempio, parliamo di incubazione di virus, come coronavirus, varicella, mononucleosi, polmonite o scarlattina. Ma procediamo per gradi ed andiamo a fare luce in modo più dettagliato sull’argomento. Elementi di analisi saranno dunque: significato, periodo e durata d’incubazione, ovvero la sua latenza.

Cosa significa incubazione: significato e differenza tra incubatori e vettori di patologie

Dopo aver accennato superficialmente i diversi elementi della nostra analisi su questo termine, procediamo ora a svilupparli partendo dalla sua etimologia: cosa significa incubazione? Con questa espressione, in campo medico, s’intende il periodo che va dalla penetrazione di un agente patogeno nell’organismo umano alla manifestazione dei primi sintomi.

La definizione di incubazione deriva, infatti, dal latino incubatio-onis, che indica l’incubare, il covare. Riportando, quindi, tale concetto al contesto sanitario, ne consegue che a covare è il germe che s’inserisce all’interno del nostro corpo. Immediatmente dopo questa fase, vi è poi quella di maturazione dell’infezione, che porta alla manifestazione dellle prime avvisaglie della malattia. Il caso emblematico, ad esempio, è quello della comune influenza, o, parlando in modo generale, dei virus. Il loro agire, infatti, è perfettamente descritto e determinato dal concetto di incubazione.

Esistono però anche altri esempi, come quello dei cosìdetti vettori delle patologie. Stiamo parlando delle zanzare, delle mosche, o ancora delle zecche. In tal caso, i microorganismi infettivi vengono veicolati dall’insetto all’individuo, quindi si verifica una duplice trasmissione. In primis quella del germe al vettore (zanzara, etc.), e subito dopo dal vettore all’ospite umano. Il periodo che intercorre dal primo passaggio al secondo è definito per l’appunto incubazione. Ultimo elemento da tenere in considerazione è poi l’infettività dell’agente patogeno, che non sempre è contagioso fin dal principio. Di solito, infatti, durante la cova esso non risulta trasmissibile ma in alcuni casi specifici potrebbe esserlo.

Periodo d’incubazione, latenza e differenze tra influenza e virus

E’ possibile affermare, quindi, che tale processo d’incubazione varia nell’agire così come nella sua durata. Il tempo di cova dell’agente patogeno, infatti, può andare dalle poche ore a diverse settimane. Il periodo di latenza non ha quindi una definizione unica, ma mutevole a seconda dei casi. Inoltre, esso dipende anche da altri fattori quali: specificità del patogeno coinvolto, numero di microorganismi infettanti, capacità di resistenza dell’ospite, grado di virulenza del germe. Parlando concretamente, ne deriva che l’incubazione di una meningite, ad esempio, è differente da quella dell’influenza, o ancora della rosolia o della varicella.

Proprio a proposito dell’influenza è doveroso aprire una parentesi: occorre evidenziare la sua differenza rispetto al concetto di virus. Spesso, nel linguaggio comune, si tende ad utilizzare le due parole come sinonimi quando in realtà non lo sono affatto. La prima è frutto dell’azione nociva del secondo: potremmo sintetizzare il tutto dicendo che sono l’una conseguenza e l’altro causa scatenante. Non bisogna confondere i due termini, poichè si commette l’errore di associare due elementi opposti del processo infettivo.

Il virus, dunque, si presenta come principio dell’atto patogeno, mentre l’influenza come una delle possibili manifestazioni successive. In conclusione, collocandosi agli antipodi dello sviluppo di un’infezione, è assolutamente sbagliato impiegare i due termini per esprime un concetto comune.

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avatar Mario Ragone Sono Mario Ragone, redattore web con formazione in Comunicazione Audiovisiva e Mediale. Ho grande passione per il Social Marketing e l'informazione a 360°. Mi occupo, infatti, di argomenti di vario tipo che spaziano dalla Cultura come Cinema e Televisione all'Economia, dalla Medicina allo Sport fino al mondo di motori. Penso che avere un'idea su molteplici tematiche della nostra vita, ci permette di passare dall'una all'altra con grande versatilità mentale, una condizione questa che rende una persona libera nell'esprimersi, senza farsi fuorviare o condizionare. Capacità critica di discernimento ed autonomia di pensiero sono per me gli unici due elementi che ci rendono realmente liberi dalla schiavitù dell'ignoranza. Approfondisco le mie rubriche con intervento di esperti e professionisti del settore di cui scrivo. Leggi tutto