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Professori universitari in politica a tempo pieno o per incarichi

Martina Sapio 24 Febbraio 2021
M. S.
24/07/2021

Vantaggi, deontologia e incompatibilità, professori universitari in politica a tempo pieno o per incarichi, spesso molteplici, con ruolo tecnico o da politico di professione.

Sono diversi i docenti al governo: Mario Monti, Giuseppe Conte, Mario Draghi, Elsa Fornero, solo per citarne alcuni dei più famosi.

Ma è corretto che un accademico abbia anche un ruolo nella macchina amministrativa? Quanto contribuiscono alla stabilità di un governo e quali sono le regole per l’incompatibilità delle cariche?

Non è un evento raro che il Miur sia gestito da personale docente, lo stesso ministero che sta di fatto a loro sovraordinato. I professori universitari che fanno politica, assumono cariche governative, entrano in parlamento. Sono votati in tutta Italia, senza apparenti limitazioni. Non sorprenderà, quindi, se questa partecipazione alla vita politica del Paese, faccia sorgere domande circa opportunità, deontologia e incompatibilità del prof che fa politica.

A eliminarci qualche dubbio il punto dei professionisti, la Professoressa Caterina Miraglia titolare di cattedra a Giurisprudenza e l’onorevole Gigi Casciello, e l’avvocato specializzato in diritto amministrativo Francesco Leone.

Analizzeremo da diversi profili e punti di vista la questione professori universitari in politica, vantaggi del docente al governo, incompatibilità, e questione di deontologia.

Professori universitari in politica a tempo pieno o per incarichi: ruolo del docente al governo, i vantaggi

Chi sono i professori universitari in politica e quanto potere hanno, è la storia a dircelo. Ne abbiamo avuti in diversi ruoli: Presidenti del Consiglio, capi di stato e via dicendo. Conosciamo politici docenti a tempo pieno o contrattualizzati al governo centrale e locale.

Presidenti del Consiglio come Giovanni Leone, Spadolini, Giuliano Amato. Presidenti della Repubblica come Segni, Cossiga, Francesco Saverio Nitti, Gaetano Salvemini e Silvio Trentin, e ancora in epoca recente Mario Monti, Giuseppe Conte, Mario Draghi, Elsa Fornero.

Gli accademici hanno le proprie abilità e soprattutto una profonda conoscenza della materia in cui solitamente sono chiamati ad intervenire della gestione della res publica. Ma qual è il ruolo di un docente universitario in politica? Quali sono i vantaggi ad avere un professore come Presidente del Consiglio o Ministro del Governo? O ancora come amministratore locale al Comune o in Regione?

Sul punto abbiamo l’opinione di Caterina Miraglia, professoressa di Giurisprudenza, consigliere di amministrazione e con diversi incarichi politici e dirigenziali.

L’accademico ha una certa palestra di vita, perché è costretto ad aggiornarsi e a comprendere. È chiaro che sia qualcosa in più. Finalmente si incomincia a comprendere che dire che un voto vale l’altro, che la gestione dell’uno vale come l’altro (non vale). Finalmente viene smontata questa idea. -Afferma Caterina Miraglia.-

Poi prosegue: “Io sono favorevolissima che un prof. entri nella gestione pubblica. Ogni professore ha una vis politica già intrinseca. E si è dimostrato che certamente hanno qualche cosa in più. Io poi lo dico” sottinteso, quanto segue “con grande serenità. Il primo segno di equilibrio è non avere rivalità nei confronti di chi ha una professionalità maggiore, anche sviluppata attraverso l’esperienza.

Abbiamo posto la stessa questione all’On. Luigi Casciello. “Una cosa è chiamare un docente universitario, un tecnico, uno scienziato ad un ruolo di governo senza passare per il consenso elettorale. Un’altra cosa è un prof. che si confronta con l’elettorato si mette in gioco e quel momento diventa un politico. Ritengo che siano due aspetti completamente diversi.” – Sottolinea l’Ononorevole –

Poi conclude: “Dal tecnico chiamato a mettere al servizio del Paese la propria competenza, rispetto al politico che viene coinvolto anche in un processo di parte. I tecnici non sono la soluzione per tutto, ma nel momento in cui il merito e la competenza hanno subito un’involuzione, affidarsi a figure altamente qualificate, del mondo accademico, è cosa opportuna”.

Incarichi dei docenti universitari in politica e incompatibilità

Se da un lato è vero che i professori universitari in politica possano esserci a tempo pieno o per incarichi, non bisogna però sottovalutare che esista l’istituto della incompatibilità.

E dunque i docenti possono fare politica? La disciplina è stata per ultimo fornita dalla riforma Gelmini, nel 2011. Ma ci sono alcune lacune, che hanno suscitato anche critiche dell’opinione pubblica. Abbiamo chiesto chiarimenti in proposito all’Avvocato Francesco Leone.

Sì, la riforma Gelmini rimanda al DPR 362 del 1980. Tuttavia non regolamenta in maniera autonoma l’incompatibilità dei professori universitari in politica. Non dice nulla in più. Rinvia a quella norma in maniera un po’ più approfondita. E se uno va a vedere cosa dice quel DPR 382/80, non parla di un’incompatibilità assoluta. Semplicemente prevede che gli accademici, assumono una carica e in tal senso debbano mettersi in aspettativa. Materialmente non fa altro che rimandare alla norma che già esisteva. Ad oggi questo è in vigore, non c’è incompatibilità.” Sostiene l’Avvocato amministrativista -.

Poi prosegue: “Inoltre se ad un prof. fosse precluso l’elettorato passivo -cioè la possibilità di candidarsi o di ricevere un incarico – si andrebbe a ledere in maniera incredibile ed inaccettabile il diritto garantito a tutti i cittadini di vivere la vita politica. Addirittura i magistrati, che sono un potere autonomo del nostro ordinamento, possono ricoprire ruoli politici. Candidarsi alle elezioni e tornare a fare i magistrati.”

E in caso di conflitto d’interessi? Dovrebbe essere introdotta una riforma in tal senso?

“Questo è un paese in cui le persone in conflitto d’interessi continuano a ricoprire cariche. I magistrati, per esempio, hanno la possibilità di candidarsi, ma la normativa prevede che il magistrato non possa tornare più a fare il suo lavoro nella circoscrizione in cui si era candidato. Ritengo che ci possano essere delle misure che specifichino il ruolo che il docente, tornato dall’aspettativa, dovrà svolgere. Per esempio, (l’ipotesi di) un accademico che ricopre un ruolo politico che adotta provvedimenti a favore di università, scuole o dipartimenti dove poi alla fine dell’incarico lui stesso dovrebbe andare ad insegnare. Non ci sono dubbi che serva una riforma in tal senso.”

Perché i professori universitari in politica servono alla stabilità del governo

Checché se ne dica, molto spesso a stimolare l’ingresso nella macchina amministrativa non sono il prestigio o lo stipendio, professori universitari in politica esistono anche solo per la onesta volontà di aiutare il Paese.

Sicuramente contribuisce la preparazione, la competenza e l’esperienza. Forse anche la distanza da alcuni tipi di circuiti di potere tradizionali. In ogni caso, si può dire che i docenti servano a mantenere la stabilità di un governo? Vediamo sulla questione il punto della Professoressa Caterina Miraglia.

“I primi momenti sono sempre difficili. Però sicuramente portano con sé una riorganizzazione. Per fare ordine è necessario anche che ci sia qualcuno che rimetta le pedine a posto. Poi dopo si possono fare anche gli esperimenti.” – Inizia la Miraglia –

Poi continua: Il prius logico per poter parlare di stabilità è la selezione di persone competenti ed umili. Che mettono la loro competenza a disposizione della ricostruzione. Dobbiamo sperare che tutti si passino una mano sulla coscienza.”

Conclude, con uno sguardo al nuovo governo Draghi: “Noi dovremmo essere tutti lusingati che una persona come Draghi ci sia, che non ha bisogno di provare sé stesso. Il problema è quanto gli consentiranno di operare.”

Come e perché si può fare a meno dei professori universitari in politica

Ma la presenza dei professori universitari in politica può portare anche dubbi e contraddizioni. Si parla spesso di tecnocrazia. O di eccessivo ingresso di persone estranee alla macchina amministrativa.

Capita, a volte, che i docenti che assumono incarichi governativi senza avere avuto un reale consenso da parte dei cittadini. Ma allora, si può dire che sarebbe meglio fare a meno degli accademici nell’amministrazione della cosa pubblica? A risponderci è l’Onorevole Gigi Casciello.

Si può fare a meno? “No, non si può fare a meno di tali competenze o di qualunque altra competenza che c’è in questo paese. Anche per esempio nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria.”

Poi continua e conclude Casciello: “Non è che il prof. ha un quid in più rispetto a qualcun altro. Per esempio, tra un accademico di economia ed un grande imprenditore, o anche un imprenditore non grande che sia riuscito ad affrontare una sfida con successo, non vedo quale sia la differenza. Non metto il prof. di economia un gradino più in su”.

© Riproduzione Riservata
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Martina Sapio Studentessa di Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, scrivo per la sezione Attualità e vedo nel giornalismo il modo migliore di mettere in pratica le mie conoscenze. Ho sempre amato scrivere così come ho sempre amato informarmi sul mondo che mi circonda, sul suo modo di cambiare e di evolversi. Per questo ho deciso di iniziare ad esplorare questo mondo. Capire da quali meccanismi è mossa la nostra società. Mi interesso in particolar modo di politica e di tematiche economiche, sia di carattere nazionale che internazionale, di come queste costanti influenzino tutti noi. Nello scrivere cerco di essere quanto più diretta e chiara possibile: un lavoro di ricerca e di rifinitura che ha come obiettivo la sola, vera informazione. Leggi tutto