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11 marzo 2015

Riforma Pensioni 2015: pensione precoce, di vecchiaia e penalizzazioni

La Riforma Pensioni 2015 è uno degli argomenti al centro del dibattito politico del Governo Renzi, il ministro Poletti prometta Novità ai Lavoratori Precoci e sulle Pensioni di Vecchiaia, ma a quali penalizzazioni?

Ultime notizie sulla riforma pensioni 2015, argomento introdotto sempre più spesso quando si parla di rimpinguare la cassa dello Stato. Ecco come calcolare la pensione anticipata e di vecchiaia.

La riforma pensioni 2015 del governo Renzi è analizzata negli ultimi giorni da tutti i media: essendo qualcosa che prima o poi – si spera – riguarderà chiunque, è bene avere le idee chiare. Ecco le ultime Novità sulla Riforma Pensioni 2015.

Per comprendere la riforma pensioni 2015 di Renzi e il perché si sente la necessità di questa riforma pensioni, bisogna fare un passo indietro e capire com’era prima della riforma proposta quest’anno, quando un’altra riforma pensioni generò lo scompiglio generale, si tratta di quella voluta da Elsa Fornero e varata dal Governo Monti.

Riforma Pensioni Fornero, da cosa parte il governo Renzi per cambiare

Durante l’estate del 2012, la situazione dell’economia italiana non era molto migliore di quella attuale: per cercare di sanare i debiti dello Stato – infatti il decreto si chiama “decreto salva Italia” – fu deciso di effettuare vari tagli e di chiedere altri soldi alla popolazione oltre quelli delle tasse. Come poter raggiungere tale scopo? Mettendo mano alle pensioni. Ma, all’atto pratico, come si configurava questo provvedimento?

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Innanzitutto, prima della Riforma Fornero le cose funzionavano in questo modo: gli uomini avevano la possibilità di abbandonare la carriera e accedere alla pensione di anzianità a 65 anni; per le donne, invece,  il calcolo veniva invece fatto in maniera differente, tenendo conto anche della professione svolta. La pensione di anzianità poteva essere ottenuta da chi aveva già maturato 40 anni di contributi; la pensione anticipata era accessibile a coloro che raggiungevano determinate quote addizionando età anagrafica e età contributiva – si trattava di 97 per i lavoratori dipendenti e 98 peri lavoratori autonomi.

Cosa è accaduto con la riforma Fornero? Il sistema a quote è stato abolito ed è stata introdotta la norma che dava la possibilità di accedere alla pensione anticipata solo a chi aveva già maturato 41 anni e un mese (per le donne) o 42 anni e 1 mese (per gli uomini) di contributi.

Ma cosa accadeva agli italiani che cedevano e avevano meno di 62 anni? Vedevano i propri contributi maturati entro il 2011 penalizzati dell’1%. E per chi aveva meno di 60 anni? Del 2%. Ciò che è accaduto di fatto, infatti, è stato che molti italiani a pochi passi dalla pensione hanno dovuto stringere i denti e continuare a lavorare, pur di non vedere sacrificati i contributi di una vita.

Ma se le cose stavano così, qual era per la Fornero l’età in cui poter andare in pensione (e qual è tutt’ora)? 67 anni per tutti – senza le attente distinzioni degli anni precedenti che sicuramente avevano motivo di esistere.

Cosa succederà con la Riforma Pensioni 2015 del Governo Renzi

Come già accennato, la riforma pensioni Fornero creò lo scontento di tutti. È probabilmente per tale motivo che il governo Renzi ha reso necessaria una nuova riforma delle pensioni. Il problema e la preoccupazione del popolo italiano è che tale riforma pensioni finisca per agevolare le casse statali e non il bene dei lavoratori.

Ma cosa cambia con la Riforma Pensioni 2015 del Governo Renzi? Come funziona la riforma pensioni 2015? La riforma di Renzi parte da un problema significativo quanto attuale. Tanti lavoratori avevano siglato accordi con aziende che garantivano un impiego fino alla data della pensione che però è stata spostata troppo in avanti. Sono molti, quindi, i lavoratori che hanno svolto una professione per una vita e si vedono improvvisamente disoccupati e poco in grado di trovare una nuova occupazione fino alla data obbligatoria per andare in pensione stabilita dalla Fornero.

Come tentare di rimediare? Garantendo nuovamente la possibilità di andare in pensione prima dei 66 anni (con un numero di mesi variabile in base alla speranza di vita media in Italia). E cosa accade a chi decide di godere della pensione anticipata? L’assegno di pensione sarà penalizzato. Invece, chi deciderà di lavorare anche dopo l’età pensionabile avrà un assegno maggiorato.

Se siete in cerca di numeri precisi, le percentuali sono le seguenti:

  • Assegno penalizzato dell’8% per chi lascia il lavoro a 62 anni;
  • Assegno penalizzato del 6% per chi lascia il lavoro a 63 anni;
  • Assegno penalizzato del 4% per chi lascia il lavoro a 64 anni (e via discorrendo…);
  • Assegno maggiorato del 2% per chi lavora fino a 67 anni;
  • Assegno maggiorato del 4% per chi lavora fino a 68 anni;
  • Assegno maggiorato dell’8% per chi lavora fino a 70 anni.

Le perplessità degli addetti ai lavori riguardo provvedimenti del genere riguardano il fatto che una penalizzazione dell’8% per chi “pretenda” la pensione anticipata a 62 anni non garantisce finanziariamente la copertura dei costi della perdita del posto di lavoro (per l’azienda), a meno che non se ne crei un altro – cosa non possibile a tutte le aziende.

Per quanto riguarda le perplessità dal punto di vista dei lavoratori, non sono da meno: con penalizzazioni del genere, tra ultimo stipendio e primo assegno di pensione potrebbe esserci uno scarto del 40 o 60 per cento.

E le pensioni d’oro? Prima della riforma Fornero era obbligatorio, per chi aveva una pensione basata su reddito superiore ai 90mila euro, versare un tot di contributo di solidarietà. Con la riforma Fornero, seguendo l’art.53 della Costituzione, tutti i redditi sono stati ritenuti uguali e ognuno era tenuto a pagare in base alla propria capacità contributiva. Con la riforma pensioni 2015 Renzi, invece, si sta pensando di chiedere nuovamente un contributo a chi ha un reddito superiore ai 90mila euro.

Pensioni Anticipate 2015: Lavoratori Precoci a cosa andranno incontro?

I lavoratori precoci sono tutte quelle persone che hanno iniziato la loro carriera lavorativa prima dei 20 anni. Nella maggior parte dei casi, quindi, si tratta di lavoratori che hanno già raggiunto 42 anni di contributi ma non 62 anni di età. Nel 2012, i lavoratori precoci avevano la possibilità di andare in pensione fino al 31 dicembre 2017 senza penalizzazioni. Il provvedimento proposto dal Presidente della Commissione del Lavoro Cesare Damiano è quello di consentire a chi abbia maturato già 41 anni di contributi la possibilità di andare in pensione, a prescindere dall’età anagrafica – quindi si darebbe la possibilità di accedere a una pensione anticipata, dal punto di vista meramente anagrafico, ai lavoratori precoci.

Ambra Benvenuto


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