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2 novembre 2005

Dolcetto o scherzetto di Halloween: tra tradizioni vecchie e nuove

Dolcetto o scherzetto di Halloween
Dolcetto o scherzetto di Halloween

Dolcetto o scherzetto di Halloween

Il dolcetto o scherzetto di Halloween: cosa sono e perchè hanno una leggendaria tradizione, significato e origini.

31 ottobre, la notte di Ognissanti è diventata da alcuni anni occasione di festeggiamenti. Quasi un secondo carnevale. Il nome Halloween, letteralmente di origine anglosassone, è una probabile contrazione della frase > (la notte di Ognissanti).

La ricorrenza risale all’Irlanda celtica e veniva a coincidere con la fine della stagione estiva. Da qui i due colori che ne sono diventati il simbolo: arancio, per rappresentare la mietitura; nero, come anticipatore dell’oscurità invernale in arrivo.

Leggende e racconti fantastici si sono sviluppati in quantità sul dolcetto o scherzetto di Halloween. Tra le tante, una racconta di spiriti che in tale notte tornassero in vita alla ricerca di un corpo.

Dopo aver vagato per tutto l’anno, i morti tornavano in vita per impossessarsi di corpi in cui alloggiare nell’anno seguente. Indiscutibili il dissenso e la paura dei vivi.

Per scoraggiare gli indesiderati visitatori, i contadini provvedevano a rendere poco appetibili ed accoglienti le loro abitazioni. Tutti i fuochi venivano spenti e uomini e donne indossavano abiti e maschere orripilanti per spaventare e mettere in fuga i “morti viventi”.

Si possono individuare, tuttavia, due filoni principali da cui poi hanno attinto e sono proliferate svariate credenze ed usanze. La prima perde le sue origini nella notte dei tempi e narra la storia dei primi Cristiani che vagavano nei villaggi la notte del primo novembre. “Dolcetto o scherzetto?”. Bussando alle porte delle case, mendicavano un po’ di ‘pane d’anima’. Si trattava di un dolce quadrato farcito con uva passa.

Ai donatori veniva promessa una ricompensa della gratitudine in preghiere per i parenti defunti. L’altra tradizione, quella di Jack-o-latern, è di probabile origine irlandese. Jack sarebbe stato un uomo malvagio e disonesto che in questa notte ingannò Satana.

Sfidatolo a scalare un albero, lo avrebbe intrappolato tra i rami su cui aveva inciso una croce. La legenda prosegue descrivendo il patto proposto da Jack: il demone sarebbe stato lasciato il libertà se avesse rinunciato a indurre l’uomo in tentazione. Passato a miglior vita, però, Jack vide chiuse entrambe le porte del Paradiso e dell’Inferno.

Peccatore per entrare nel Regno dell’eterna gioia e colpevole d’aver ingannato il Signore delle Tenebre infernali. A questo punto Satana gli concesse un pezzo di carbone acceso con le fiamme dell’inferno per rischiararsi il cammino nell’oscurità. Jack doveva preservare il più a lungo possibili l’unica fonte luminosa che possedeva.

Rimosse il contenuto di un grosso cavolo rapa e vi pose il tizzone. Col passare degli anni e il diffondersi dell’usanza, si è notato che le zucche sono più grandi e più facili da svuotare. Da qui la pratica diffusa tutt’oggi di porre candele e lampadine all’interno delle zucche.

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