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28 febbraio 2006

Arancia Meccanica

La storia di “Arancia Meccanica” è ormai nota a tutti. Il film, uno dei più importanti della storia del cinema, è diventato ormai un cult: da quando èLa storia di “Arancia Meccanica” è ormai nota a tutti. Il film, uno dei più importanti della storia del cinema, è diventato ormai un cult: da quando è uscito, nel 1971, il suo successo e la sua fama non hanno fatto altro che crescere.
La trama non è frutto della mente di Stanley Kubrick, ma di Anthony Burgess, innovativo scrittore inglese salito alla ribalta proprio con “Arancia Meccanica” e con pochi altri scritti (“Trilogia malese” e “La dolce bestia”). Più precisamente, le peripezie di Alex, (il protagonista) si collegano, in parte, a una esperienza vissuta realmente dallo scrittore. La scena in cui i Drughi effettuano “il numero visita a sorpresa”, è la rivisitazione della furia violenta subita dalla moglie dell’autore, che una sera è stata aggredita e stuprata, nella sua abitazione, da tre disertori americani durante la guerra. L’incredibile è che, nonostante tutto, Burgess non propone mai Alex come personaggio negativo, anche se rappresenta l’aggressore di sua moglie, ma cerca sempre di farlo apparire come un personaggio solo, a cui vogliono togliere l’unica cosa di cui è effettivamente padrone: la sua libertà di scelta. Non bisogne credere Alex una vittima né della sua solitudine né dello stato, visto da lui quasi come un oggetto, Alex è “veramente cattivo”, ma è umano, i suoi caratteri comportamentali possono essere in parte ritrovati in tutti noi, è un idealtipo dell’istinto umano: aggressivo, amante della bellezza (dimostrato dalla sua passione estrema per la musica classica) ed utilizza un linguaggio tutto suo per comunicare.
Il tema del libro è proprio questo: la libertà di scegliere, nella ragione o nel torto. Alex fa una vita deprecabile, vive di “ultraviolenza”, di furti, di risse da strada, e tutto questo lo porterà poi ad essere incarcerato per l’involontario omicidio di una donna. A questo punto comincia la seconda vita di Alex che, tradito dai suoi Drughi, compagni di mille peripezie, si ritrova in carcere. Successivamente, Alex dovrà confrontarsi col metodo “Ludovico”: una tecnica che, basandosi sul condizionamento psicologico, inibisce definitivamente e completamente ogni istinto aggressivo e sessuale dell’individuo. Alex subirà questo trattamento invasivo e brutale, che è la carta vincente di chi detiene il potere. Il metodo “Ludovico” prevede che, nel momento in cui Alex manifesta un istinto sessuale o aggressivo, devono essergli inflitte grandi sofferenze fisiche. In questo modo il suo comportamento risulta pesantemente condizionato, al punto che non è più nemmeno in grado di difendersi da eventuali aggressori. La sua personalità è stravolta, la volontà annullata… la sua non violenza, è il prodotto di una violenza ben organizzata: è questo il messaggio che Burgess vuol fare arrivare al lettore.
Alex passa quindi da una spersonalizzazione ad un’altra, dalla spersonalizzazione fisica in carcere, dove diventa solo un numero, 6655321, a quella psicologica, vedendosi annullato, appunto, ogni istinto, ovvero la parte più vera e caratteristica del personaggio di Burgess.
Il film segue perfettamente la trama del libro, fatta eccezione per l’ultimo capitolo: nel romanzo, le intenzioni del protagonista, ormai guarito e pronto a reintegrarsi nel mondo, appaiono più positive, mentre nel film, sono più goliardiche.
Ciò che rende il film un vero capolavoro, a parte la sempre perfetta regia di Kubrick, è l’incredibile simbiosi tra immagini e musica. Sono soprattutto le musiche di Beethoven, che accompagnano le vicende di Alex; stupisce, inoltre, come Kubrick riesca a proporre la violenza senza disturbare lo spettatore. In realtà, Alex non ci sembra mai veramente malvagio. A Differenza di altri films (come Natural Born Killers di Oliver Stone), in cui le scene di violenza sono create per shockare chi guarda, in “Arancia Meccanica” le azioni malvagie di Alex sono meno sconvolgenti del metodo “Ludovico”. Le immagini più raccapriccianti del film sono proprio quelle in cui gli occhi di Alex sono tenuti meccanicamente sempre aperti, mentre un medico gli somministra di continuo un collirio per lubrificarli. Dunque è proprio la cura la parte più pesante del film. Kubrick riprende al meglio il messaggio di Burgess, mostrando lo scempio che i medici stanno commettendo con la loro terapia. “E’ preferibile un mondo di violenza assunta scientemente ad un mondo programmato per essere buono e inoffensivo… Arancia Meccanica doveva essere una sorta di manifesto sull’importanza di poter scegliere”.
Diego Tosi

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