La regola non cambia tra docente e discente, ciò che conta è “Comunicare efficacemente”

Redazione Controcampus 14 Gennaio 2011

Ecco perché sarebbe esatto dire che la regola non cambia tra docente e discente, e dunque perché ciò che conta è "Comunicare efficacemente".

“E’ impossibile non comunicare”. Dietro queste parole dello psicologo Paul Watzlawick si cela uno dei postulati più importanti relativi al concetto di comunicazione.

Infatti il suo ragionamento si basa sulla considerazione che tutto ciò che diciamo o non diciamo, tutto ciò che agiamo o non agiamo in qualche modo acquista una certa valenza comunicativa.

Potremmo infatti anche decidere di rimanere in perfetto silenzio, chiudere gli occhi e rimanere immobili.. ma chi è di fronte a noi comunque darebbe una interpretazione a quel nostro comportamento. Anche se decidessimo di “non comunicare”.. comunque comunicheremmo che “non vogliamo comunicare”. Dal momento che è impossibile non comunicare, vale sicuramente la pena comprendere in che modo possiamo aumentare le nostre possibilità di farlo in modo efficace.

La regola non cambia tra docente e discente, ma cosa vuol dire comunicare in modo efficace?

Ma cosa vuol dire comunicare in modo efficace secondo la regola? E ancora più a monte, cosa vuol dire comunicare? Per comprendere il concetto è utile paragonare il termine “comunicazione” con quello di “espressione”. I due termini indicano due concetti distinti che possono in parte sovrapporsi ma che di fondo rimangono diversi nella loro valenza di base. Di sicuro è possibile comunicare senza rinunciare ad esprimersi, così come è possibile esprimersi riuscendo al contempo a comunicare, ma è necessario chiarire la differenza tra i due verbi.

Esprimere deriva dal latino “exprimere”, composto dalla particella “ex” – “fuori da” e “premere” – “far uscire”, dunque “portare fuori da” noi stessi emozioni e linguaggio. In questo caso l’accento è da porsi su noi stessi, più che su chi abbiamo di fronte. Anzi, in teoria ciascuno di noi potrebbe decidere di esprimere o esprimersi a prescindere dal fatto di avere di fronte qualcuno. Inoltre anche esprimendosi con qualcuno di fronte il nostro focus è su noi stessi, su ciò che proviamo, su ciò che sentiamo e non su chi abbiamo di fronte e su cosa capirà. Si pensi al riguardo a tutti gli artisti che si esprimono.. Il pubblico molto probabilmente darà interpretazioni di quei “messaggi” molto diverse tra loro, ed è normale che accada, proprio perché la priorità dell’artista non è quella di “passare in modo univoco un messaggio”, bensì quella di “dare voce a emozioni e sensazioni interiori”.

Comunicare – rendere comune

Comunicare deriva invece dal latino “comunicare” – “rendere comune”, dunque significa “mettere in comune”. In questo caso la regola vuole che l’accento dovrebbe essere messo più su chi si ha di fronte che su noi stessi. Cioè, fermo restando che l’azione di comunicare e l’obiettivo da raggiungere originano da una nostra decisione, poi però il focus dovrebbe essere posto sul nostro interlocutore, che sia una singola persona o che si tratti di un pubblico più vasto. Se comunicare significa mettere in comune qualcosa con altri è evidente che diventa indispensabile partire proprio da chi abbiamo di fronte, per poter stabilire quale sia la scelta ottimale del contenuto e della forma da dare al nostro mo sessaggio.

Diventa doveroso domandarsi: chi abbiamo di fronte? Che livello di conoscenza possiede dell’argomento? Che preparazione ha? Che esperienza ha? In che modo possiamo aumentare le possibilità di comunicare, dunque di “mettere in comune” un qualcosa che noi già conosciamo? Ecco che dal concetto di comunicazione si passa a quello di efficacia della comunicazione. Comunicare efficacemente è direttamente proporzionale al grado di raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo posti. Anche senza entrare nel merito degli specifici contenuti dei messaggi, possiamo infatti chiarire che esistono a priori dei macro obietti di comunicazione. Possiamo decidere di comunicare per informare, insegnare, sensibilizzare, convincere, persuadere, motivare, spingere all’azione..

A seconda del macro obiettivo all’interno del quale ci muoviamo dovranno essere seguiti determinati accorgimenti per ottenere l’efficacia. Possiamo dire comunque che le due grosse leve che possono essere utilizzate per essere efficaci sono quella razionale e quella emotiva. Scendendo più nel dettaglio possiamo scomporre la totalità della nostra comunicazione in tre componenti/livelli. Abbiamo la componente “verbale”, quella “vocale” o “paraverbale” e quella “non verbale”, relativa al linguaggio del nostro corpo.

Le regola della comunicazione verbale

La comunicazione verbale è data dalle parole che scegliamo di utilizzare. Dunque è inerente a sostantivi, verbi, avverbi, aggettivi, pronomi e preposizioni, articoli, sigle. La comunicazione “verbale” riguarda anche la sintassi che utilizziamo con le parole. La comunicazione “vocale” o “paraverbale” riguarda il modo in cui possiamo pronunciare le parole che scegliamo. Riguarda dunque l’utilizzo dello strumento “voce”. Ecco dunque che troviamo il volume, i toni, le pause, la velocità, il ritmo e l’andamento, le cadenze, le inflessioni, l’enfasi e il colore, il timbro (che sebbene caratterizzato dalla conformazione delle nostre corde vocali, può essere variato entro certi limiti).

All’interno della comunicazione “non verbale” troviamo invece tutto ciò che è inerente al nostro corpo, ad esclusione della voce. Quindi troviamo la nostra postura, la gestualità, il movimento e l’occupazione dello spazio intorno a noi, l’espressività del viso (movimento dei muscoli del viso, delle sopracciglia e della fronte, il sorriso e lo sguardo), il contatto visivo (che si differenzia dal concetto di “sguardo” per il fatto che indica specificamente l’azione di incontrare con i nostri occhi quelli dell’interlocutore), il respiro, il look (inteso come somma di vestiti, accessori, cura della persona).

Ora secondo la regola è fondamentale comprendere che la nostra comunicazione è la risultante della somma di tutte queste componenti che a seconda dei diversi contesti possono acquistare maggiore o minore valore. Come diceva il presidente di Fox Channel Roger Ailes: “Il messaggio siamo noi”, intendendo per “noi” non solamente ciò che diciamo, ma da “come” lo diciamo, attraverso l’utilizzo della nostra voce e del nostro corpo. A tale riguardo è doveroso citare lo studio di Albert Mehrabian, professore di psicologia presso la UCLA di Los Angeles.

Mehrabian dedicò ben dieci anni allo studio del fenomeno della comunicazione umana ed arrivò a dimostrare che il peso percentuale di queste tre componenti dovrebbe far riflettere noi tutti.. Mehrabian dimostrò che in caso di incongruenza tra ciò che diciamo a livello di contenuto e come lo diciamo (voce e corpo) i pesi percentuali delle tre componenti sono: 7% comunicazione verbale, 38% comunicazione paraverbale e 55% comunicazione non verbale! Detto in altre parole ciò significa che se a parole esprimiamo un concetto, ma al contempo non utilizziamo la voce nel modo più opportuno e congruente così come non prestiamo attenzione a ciò che veicola il nostro corpo.. il risultato sarà che le parole avranno un valore molto basso rispetto a quello dato dalla somma della voce e del corpo.

Facciamo un esempio per comprendere meglio questo concetto. Se decidiamo di pronunciare le parole “sono entusiasta di essere qui di fronte a voi” utilizzando un tono di voce “dimesso” e un volume molto basso (componenti vocali) e al contempo una espressività “triste”, sguardo verso il basso, spalle ricurve e braccia penzolanti sui fianchi (componenti “non verbali”), ciò farà sì che le parole scelte (il contenuto) avranno un valore bassissimo, probabilmente anche meno del 7%, forse in questo caso addirittura 0% (!) rispetto a ciò che stanno comunicando la nostra voce e il nostro corpo.

Il motivo per il quale le due componenti “vocale” e “non verbale” acquistano un peso così preponderante in caso in incongruenza con le parole che utilizziamo dipende dal fatto che sono influenzate maggiormente dal nostro inconscio, laddove invece le parole che scegliamo sono influenzate maggiormente dalla nostra parte consapevole.

Detto in altre parole accade che consapevolmente scegliamo di utilizzare determinate parole, ma inconsapevolmente non ci rendiamo conto dei segnali che manda il nostro corpo e degli effetti della nostra voce. Se è vero che le due componenti “para verbale “ e “non verbale” sono governate inconsciamente è pur vero che ci è dato di scegliere “intenzionalmente” come variare la nostra voce e come muovere il nostro corpo.

Quest’ultima considerazione si presta ad una logica obiezione relativa al rischio di perdere “spontaneità” nel momento in cui, volendo gestire consapevolmente il linguaggio del corpo e la voce.. non siamo più liberi inconsapevolmente di esprimere i concetti come più si confà a noi stessi.. Ma è proprio nel superamento di questa obiezione che risiede la chiave di volta per aumentare la nostra efficacia comunicativa.

Di sicuro pensare consapevolmente a tutto ciò che facciamo col corpo, con i gesti, con sguardo, con la postura.. così come pensare al volume della voce, ai toni, alle pause da fare o non fare, al ritmo.. rischia di farci perdere in parte spontaneità e scioltezza.. Ma d’altra parte rivendicare il nostro diritto di esprimerci come più ci aggrada.. rischia di compromettere ugualmente la nostra efficacia.. Se infatti a noi piace comunicare senza guardare l’interlocutore negli occhi, con una voce piatta e monotona, senza pause, a volume molto basso.. rischiamo di fallire clamorosamente nell’obiettivo di essere efficaci. Ecco dunque che decidere di agire intenzionalmente su alcune delle variabili paraverbali e non verbali rappresenta una opportunità molto utile.

Di sicuro quando parliamo di impegnarci attivamente per costruire l’efficacia comunicativa esiste un confine sottile tra ciò che è opportuno fare e ciò che è eccessivo fare rischiando di sembrare “costruiti” e poco spontanei. Ma non curarsi affatto del modo in cui comunichiamo non può rappresentare la soluzione per essere efficaci, perché significherebbe porre l’accento solo sull’esigenza di esprimersi. E come abbiamo detto, esprimersi non garantisce il risultato di comunicare. L’insegnamento di Mehrabian deve farci riflettere sul fatto che anche il contenuto migliore, le parole più adatte e la sintassi più corretta.. rischiano di essere vanificati dall’utilizzo incongruente della voce e del corpo.

Quindi se vogliamo essere efficaci nella nostra comunicazione, se vogliamo raggiungere l’obiettivo di comunicazione che ci siamo preposti dobbiamo prestare la massima attenzione a tutte e tre queste componenti. Certamente il fatto di scegliere le parole più opportune rappresenta un ottimo punto di partenza, ma poi è indispensabile veicolare quelle parole con le giuste modalità vocali e con un utilizzo del nostro corpo che realmente lavori sinergicamente alla trasmissione del messaggio. La storia ha riabilitato pensatori, artisti e scrittori incompresi al loro tempo, non ha mai riabilitato un comunicatore incompreso al suo tempo.

Forse vale la pena fermarsi un attimo e riflettere sul modo in cui comunichiamo.. perché se è vero che entro certi limiti abbiamo il diritto di esprimerci come più ci aggrada non possiamo però meravigliarci se, esprimendoci liberamente.. falliamo nell’obiettivo di comunicare efficacemente.

Stefano Tassone

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto