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19 gennaio 2011

Si parte. Al via il primo provvedimento della riforma Gelmini

Il prossimo venerdì 21 gennaio è fissato l’avvio ufficiale dei lavori che introdurranno le novità previste dalla riforma Gelmini, approvata lo scorso 23 dicembre 2010 dopo il sì definitivo da parte del Senato.

Il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini illustrerà in Consiglio dei Ministri le prime “mosse” previste dalla legge per l’Università, che riguardano prevalentemente le modalità di accesso alla professione di docente universitario di primo e secondo livello.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono i punti principali.

Uno dei primi provvedimenti previsti dalla “legge Gelmini” riguarda l’abolizione dei concorsi a livello locale svolti nei singoli atenei. Senza l’abilitazione a livello nazionale (che diventa obbligatoria) l’aspirante docente non potrà più avere la possibilità di entrare negli atenei italiani come docente di ruolo.

Compito del MIUR sarà, quindi, quello di creare nuove direttive per rendere effettiva la neonata formula di accesso alla professione; le suddette direttive dovranno, inoltre, riconoscere che i settori concorsuali passano da più di 300 a 192 e dovranno elencare i criteri secondo cui i commissari valuteranno gli aspiranti candidati alla cattedra universitaria.

Successivamente verrà stilato il regolamento base, che permetterà di stabilire il “raggio d’azione” delle nuove direttive di selezione docenti. In sostanza ci si muoverà in questo modo: i nuovi contratti a termine dei ricercatori saranno regolamentati dalle singole università, mentre per i professori ci vorrà, come abbiamo già detto, una abilitazione a livello nazionale per poter essere chiamati ad insegnare.

Abbiamo più volte accennato ad una abilitazione a livello nazionale per poter concorrere all’ottenimento di una cattedra universitaria. Ma come ottenere questa abilitazione?

Bisognerà superare le selezioni che si terranno “inderogabilmente” ogni anno. Chi non dovesse superare la selezione dovrà obbligatoriamente saltare due turni (e, quindi, due anni di bandi) prima di poter riprovare con una nuova selezione.

Una commissione di selezionatori per ciascuna area concorsuale sarà scelta attraverso un sorteggio, in modo da evitare favoritismi o preferenze; la commissione rimarrà in carica per un periodo complessivo di due anni e due professori appartenenti allo stesso ateneo non possono far parte della stessa commissione.

Ogni commissario dovrà avere un curriculum di tutto rispetto che verrà pubblicato anche on-line. Inoltre, in ogni commissione esaminatrice comparirà un membro esterno che sarà scelto dall’ANVUR tramite sorteggio fra alcuni candidati di un paese OCSE diverso dall’Italia.

I criteri per ottenere l’abilitazione sono ancora da definire, ma nel frattempo si procederà alla definizione dei criteri di selezione dei candidati. Già nel 2009 il Consiglio Universitario Nazionale (CUN), aveva proposto alcune soluzioni, ma tuttora non è dato sapere se le suddette verranno riprese. Quello che è certo, assicurano dal MIUR, è che ci saranno “paletti estremamente rigorosi di qualificazione” che varieranno a seconda delle diverse aree di concorso (vedi area medica, giurisprudenza..).

Per finire le pubblicazioni giocheranno un ruolo fondamentale: un potenziale docente non potrà averne pubblicate meno di dodici, altrimenti la possibilità di concorrere ad una cattedra accademica gli sarà negata.

Si prevedono tempi duri per gli aspiranti docenti. Seguiremo gli eventuali sviluppi.

Sebastiano Liguori

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