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15 febbraio 2011

L’Aquila, dirottamento di fondi e gestione Casa dello Studente: è polemica in seno alla Regione Abruzzo

A quasi due anni di distanza dal sisma che ha devastato l’intera città, L’Aquila non riesce a ripartire. Molto è stato detto e stato scritto sui ritardi e sulle inadempienze relativi alla ricostruzione del capoluogo abruzzese e d’altronde non è una novità che in Italia si inneschino dinamiche pericolose, deleterie e poco chiare conseguentemente ad un evento di tale portata (Irpinia docet).

Purtroppo anche uno dei simboli del tragico evento, quella Casa dello Studente sotto le cui macerie persero la vita numerosi ragazzi, è divenuto motivo di discordia e polemiche a causa di poco chiari passaggi nella gestione della struttura. I fatti sono questi. Il 16 Giugno 2009, due mesi dopo il sisma, venne firmato un accordo dal Comune dell’Aquila, Regione Abruzzo, Regione Lombardia, Provincia dell’Aquila, Dipartimento di Protezione civile e Curia arcivescovile dell’Aquila, secondo il quale la costruzione della struttura, ricostruita grazie al finanziamento derivante da fondi pubblici, sarebbe andata in gestione alla Regione Abruzzo.

Tuttavia gli accordi non sono stati rispettati e a denunciarlo è stata l’Udu (Unione degli universitari) dell’Aquila. “La Regione Abruzzo ha trasferito, in spregio all’Accordo di Programma, la gestione della struttura all’Arcidiocesi dell’Aquila la quale, a sua volta, l’ha trasferita ad un privato, la Fondazione ‘Giorgio Falciola’”. L’Udu ha in passato più volte invitato il Comune ad intervenire affinché si garantisse il rispetto dell’accordo di programma e lo stesso Consiglio comunale, circa un anno fa, ha approvato una mozione al riguardo.

I mesi passano inutilmente – denunciano gli universitari – e anche il secondo anno accademico post sisma si chiuderà con la gestione privatistica da parte della Curia di un bene pubblico, costruito con soldi pubblici. E’ intollerabile che, alla Regione e alla Curia, che hanno costruito un patto a due in violazione dell’Accordo, si aggiunga anche il Comune, che fa scorrere i mesi con la strategia ‘dello struzzo’, nascondendo la testa sotto la sabbia, e, di fatto, divenendo corresponsabile”. Continua la nota “è stato possibile costruire la Residenza con fondi FAS, esclusivamente perché la stessa sarebbe andata a beneficio dell’Ente pubblico ‘Comune dell’Aquila’. A causa del silenzio assordante di tutte le istituzioni è scattata la diffida formale contro la Municipalità”. “Senza novità rispettose dell’indispensabile gestione pubblica – annuncia in conclusione l’Udu – ci troveremo costretti a procedere sia in sede penale che contabile per l’accertamento delle responsabilità”.

Tutto questo mentre la Regione Abruzzo è già nella bufera per un presunto dirottamento di fondi stanziati dal Governo in favore dell’università dell’Aquila. A novembre 2009 infatti la Presidenza del Consiglio dei Ministri inviò alle Regioni lo schema del decreto sul riparto del “Fondo di intervento integrativo per l’erogazione di borse di studio per l’anno 2009”. Nell’art. 2 si stabiliva che, proprio a seguito del sisma, all’Università dell’Aquila fosse riconosciuto un incremento del Fondo, pari al fabbisogno finanziario relativo al numero degli studenti idonei. 995 ragazzi, per complessivi 3 milioni e 200 mila euro.

Tutto bene fin qui, se non fosse che pochi giorni dopo l’emanazione del decreto l’assessore regionale all’Istruzione Paolo Gatti, chiese alla Conferenza della Regione la modifica del decreto, eliminando il riferimento esclusivo per L’Aquila ed estendendolo a tutti gli atenei abruzzesi. Un gesto per certi versi incomprensibile e privo di senso del quale l’assessore Gatti è ora chiamato a rispondere davanti a tutti quegli studenti che, con tanti sacrifici, hanno deciso di non abbandonare l’Ateneo aquilano.

Arturo Catenacci

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