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1 marzo 2011

Università di Siena : Conferenza di De Lucia e De Marco

Mercoledì 2 marzo alle ore 18 presso l’aula Franco Romani della facoltà di
Economia “Richard M. Goodwin” dell’Università di Siena si terrà la
conferenza di Vezio De Lucia, noto urbanista, già direttore generale
dell’urbanistica del ministero Lavori Pubblici e membro del Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici, e Roberto De Marco, geologo, già componente
del Comitato direttivo dell’Agenzia di Protezione Civile, dal titolo:
“Lisbona è distrutta e a Parigi si balla: viaggio nei terremoti e
post-terremoti d’Italia”.

La conferenza è organizzata dal dipartimento di Economia politica e dal
corso di laurea in Economia e sviluppo territoriale nell’ambito del progetto
“Educazione allo sviluppo ed alla legalità”, finanziato dalla Regione
Toscana, dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e dal Fondo
Sociale Europeo.

Spessore professionale e indipendenza di pensiero sono le caratteristiche
che accomunano i due protagonisti della conferenza. Ad unirli, però, è anche
l’attenzione, l’interesse e l’impegno riservato, ciascuno dalla propria
specifica prospettiva, alle tematiche relative al terremoto e al
post-terremoto in Abruzzo. “Il terremoto in Abruzzo – dice il professor
Salvatore Bimonte, presidente del corso di laurea in Economia e sviluppo
territoriale – è solo l’ultimo dei tanti fenomeni sismici (e non solo) che
accompagnano storicamente il nostro paese. Tanti altri lo hanno preceduto.
Di essi si è parlato e si parla. Ma – continua Bimonte – ad ogni terremoto
corrisponde sempre un altro terremoto, quello nelle vite individuali e
comunitarie, degli affetti e dei legami recisi, degli esodi indotti, di cui
spesso non si parla e i cui effetti non vengono contabilizzati dagli
indicatori economici. Questo altro terremoto può essere paradossalmente
aggravato dalla gestione del post-terremoto. Della cosiddetta ricostruzione
spesso si parla di più, anche per gli interessi economici che muove, ma da
lontano, affidandosi alle notizie asettiche dell’informazione ufficiale.

Offrire una lettura critica di tutto ciò è principalmente compito degli
intellettuali. Proprio per questo il titolo prende spunto è richiama un
verso del poema di Voltaire sul terremoto che nel 1775 sconvolse Lisbona”.
Se è vero che i terremoti non si possono prevedere è altrettanto vero che i
danni dei terremoti possono, in parte, essere previsti. Per questo, in un
paese “fragile” e ricco come l’Italia la prevenzione e la gestione del
suolo, da un lato, e la gestione degli spazi sociali dall’altro dovrebbero
essere messe ai primi posti dell’agenda politica. È con questa
consapevolezza che il corso di laurea in Economia e sviluppo territoriale ed
il dipartimento di Economia politica hanno deciso di organizzare questa
conferenza nella quale vengono illustrate, per grandi linee, le dimensioni e
le caratteristiche del “problema sismico” in Italia, il livello di rischio
che grava sul territorio e i risultati conseguiti dall’azione di prevenzione
avviata dopo il terremoto di Reggio Calabria e Messina del 1908.

Sono succintamente presi in esame i successivi grandi terremoti italiani del
‘900, che segnarono il progredire delle conoscenze tecnico-scientifiche,
strumento essenziale per garantire una più elevata capacità d’intervento in
emergenza e in prevenzione. Viene descritto il percorso compiuto dal
servizio di protezione civile dal terremoto del Friuli del 1976 a quello di
Umbria e Marche del 1997, fino all’avvento dell’attuale modello
d’intervento, soprattutto indirizzato alla gestione dei Grandi eventi, che
nell’aprile del 2009 si è trovato a dover fronteggiare il terremoto in
Abruzzo.

È tracciata, quindi, anche la storia delle difficili ricostruzioni
post-terremoto, con esiti alterni. La catastrofe dell’Irpinia del novembre
del 1980 segna da questo punto di vista un momento molto significativo.
Prima di quanto è accaduto a L’Aquila, un’altra area metropolitana, fragile
e complessa come Napoli, si dovette cimentare con l’impatto di un terremoto
distruttivo ed un difficile intervento di ricostruzione.

Quell’esperienza secondo le tesi sostenute dai relatori – e altre sedimentate nella lunga
storia dei terremoti italiani, avrebbe dovuto offrire spunti significativi
per evitare in Abruzzo scelte molto discutibili, come l’operazione “dalle
tende alle case”, concretizzatasi nella costruzione di diciannove nuove,
definitive periferie attorno al capoluogo. Scelte con le quali si sono
costituite le premesse per lo stallo in cui sembra essere piombata
l’ineludibile azione di ricostruzione di L’Aquila, del suo prezioso centro
storico e degli altri comuni disastrati.

“Con questa iniziativa, come con le altre che abbiamo organizzato – commenta
il professor Salvatore Bimonte – vogliamo offrire un luogo privilegiato per
il confronto, il dibattito e la diffusione dell’altra informazione così come
di una conoscenza critica. Compito dell’università è anche quello di
contribuire a sviluppare negli studenti e, perché no, nella cittadinanza,
una forte capacità critica e di analisi. Forse questa è una (non l’unica
ovviamente) delle ragioni che spiegano la continua campagna di
delegittimazione e depotenziamento di cui l’università pubblica è vittima da
diversi anni.”

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