• Google+
  • Commenta
25 luglio 2011

Italia Palestina: Cooperazione Universitaria per la Pace

Nell’incantevole cornice di Ramallah, la Beverly Hills del medio oriente, si è svolto un simposio internazionale al quale hanno preso parte sette università palestinesi e i più rinomati centri universitari italiani.

In una sala convegni gremita d’anime, edulcorata dai riflessi del sole e dal profumo delle spezie, è stato varato il Programma Internazionale di Rafforzamento del Sistema Universitario Palestinese: un programma integrato per la formazione e la riqualificazione delle competenze professionali.

Si tratta della prima vera simbiosi universitaria tra due sistemi accademici. Il programma, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri ( Mae ), ha quale obiettivo la realizzazione di una serie di progetti che sappiano rafforzare gli atenei palestinesi dando luogo a figure professionali di elevata caratura. Diversi atenei italiani hanno preso parte all’incontro internazionale; tra questi spicca per meriti organizzativi l’Università di Pavia.

Il prof Vaggi dell’ateneo veneto, leader del coordinamento delle università italiane si è detto molto soddisfatto per il risultato raggiunto: ” Al di là degli ostacoli e delle difficoltà rintracciate nel coordinamento di un numero così elevato di atenei, le attività del programma sono iniziate, a dimostrazione di un grande e condiviso interesse nel portare avanti questa cooperazione e perpetrare gli obiettivi che ci siamo prefissati”.

Fanno parte del coordinamento altresì: il prof. Pasca dell’Università La Sapienza di Roma, il prof. Cardona dell’Università di Palermo e la prof.ssa Colombo del Politecnico di Milano. Il tutto avverrà a settembre con dottorati di ricerca e borse di studio. Quindici studenti palestinesi riceveranno una borsa di studio per un dottorato di ricerca della durata di tre anni in un’Università italiana.

Attraverso tale osmosi si spera che i giovani studiosi possano acquisire un bagaglio di conoscenze funzionale alla crescita della ricerca scientifica palestinese. E’ importante rilevare che il programma, realizzato anche grazie all’ausilio logistico dell’Utl di Gerusalemme, rappresenta il nucleo nevralgico del connubio italo – cisgiordano sorto dalle ceneri del secondo conflitto mondiale.

La cooperazione italiana assume un ruolo catartico, sublime e cosmopolita. La creazione di un ponte tra due sistemi accademici non è soltanto sintomo di un interesse gnoseologico e scientifico ma emblema di un sentimento favorevole alla pace ed allo sviluppo. La pace di due popoli, quello israeliano e quello palestinese, i quali da troppo tempo combattono per rivendicare i propri confini.
Una pace che tarda a lenire, continuando ad esacerbare le bellezze di questa terra; meta di intellettuali di ogni epoca, situata nel cuore del mondo. Per questa ragione è stata scelta Ramallah (letteralmente città di Dio), capitale virtuale di uno Stato in trincea, dove risiedono le speranze di quei giovani incolpevoli costretti a vivere col timore delle bombe. La lotta infinita tra palestinesi ed israeliani, fa da sfondo alla cornice di emozioni che ha animato l’interesse dei rappresentanti dei vari atenei.

Il sentimento di pace che alberga nei protagonisti di questo connubio, è la dimostrazione lampante di una fraternità sincera e mai inopportuna. E’ un motivo d’incontro, una tregua trasversale di calettare scientifico, un urlo silenzioso per dire basta al conflitto. Un grido d’amore edulcorato dal senso della cooperazione globale.

Da un punto di vista prettamente storico, il dopoguerra ha dato vita ad
un’escatologia di idee neoliberali e democratiche tendenzialmente idonee ad innescare i principi della cooperazione globale. Cooperare per non lottare ( anche se sembra difficile ); confrontarsi sul piano economico abbattendo deleterie barriere nazionali per poi erigere il tempio del progresso, del benessere e dello sviluppo tecnologico.

Tuttavia, al di là della lenta e sistematica ascesa della logica universalistica vi è un principio etereo, sublime, quasi teologico: l’eguaglianza. Il cristianesimo e il giacobinismo appaiono motori immobili di tale principio, ergo facce antitetiche di una stessa medaglia.

All’interno di questo sistema trilaterale, composto da organizzazioni internazionali, nazioni ed individui, non v’è l’annichilimento del particolarismo, semmai la consapevolezza delle differenze e la simbiosi delle stesse. In questo spazio dai mille colori e dalle irte vestigia, giace l’idea “teosofica” dell’osmosi tra l’io e il noi, attraverso cui è possibile scorgere l’essenza dello Spirito Unitario e Globale.

Ad edificare il ponte tra reale e divino, particolare e universale è l’individuo, parte intrinseca e volitiva del sentimento di cooperazione. Quindi sta ai singoli palestinesi ed israeliani scegliere o meno di porre fine al conflitto; a noi altri spetta, semplicemente, il compito (laico) di stemperare la tensione attraverso l’innalzamento ideologico dei principi di fratellanza, eguaglianza e libertà.

Antonio Migliorino

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy