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14 novembre 2013

La centrale elettrica di Gaza ha smesso di funzionare

La centrale elettrica di Gaza
La centrale elettrica di Gaza

La centrale elettrica di Gaza

Dallo scorso 1° novembre la centrale elettrica di Gaza ha smesso di funzionare a causa della mancanza di carburante, lasciando gran parte del territorio della Striscia senza corrente.

L’attuale situazione di Gaza. L’attuale deficit energetico è imputabile alla crescita ormai insostenibile dei prezzi dei combustibili forniti da Israele, la cui vendita rappresenta adesso monopolio di Tel Aviv.

Ciò è avvenuto dopo la distruzione di numerosi tunnel di contrabbando situati tra l’Egitto e Gaza che permettono di trasportare carburante a buon mercato, seppur illegalmente.

Essi vengono infatti costruiti per raggirare l’embargo imposto al territorio dal 2007 e che proibisce agli abitanti della Striscia l’approvvigionamento di materie prime dall’esterno.

Mentre continua il rifiuto israeliano di vendere il combustibile a prezzi più competitivi, Gaza si trova a fronteggiare la scarsità di elettricità e la conseguente mancanza di servizi primari poiché l’energia viene distribuita secondo turni di sei ore.

I danni nati dal non-funzionamento della centrale elettrica di Gaza

Secondo il Ministero della Salute palestinese la carenza di elettricità è più preoccupante dell’assenza di medicinali e al momento rappresenta il problema più grave per il settore sanitario visto che il black-out giornaliero, cui erano già costretti anche gli ospedali principali,  è passato dalle precedenti 8 alle attuali 12 ore.

Anche l’agricoltura sta subendo innumerevoli danni a causa della penuria di carburante poiché nel 60 % dei pozzi presenti sulla Striscia le pompe sono alimentate dal diesel. Le stesse difficoltà si registrano nell’ittica in cui ormai il costo della benzina supera il ricavato dalla vendita del pesce.

La centrale elettrica di Gaza: a rischio sanità e istruzione

Il Centro Palestinese per i Diritti Umani sottolinea quanto la mancanza di elettricità possa causare un deterioramento considerevole delle già precarie condizioni igienico-sanitarie della popolazione, basti pensare al rifornimento di acqua potabile e allo smaltimento dei rifiuti solidi. In molte scuole e università, inoltre, le attività didattiche sono state interrotte per l’impossibilità di sopperire alla mancanza di energia elettrica. Si assiste, quindi, all’ennesima negazione del diritto di accesso ai servizi primari per gli abitanti della Striscia a causa della centrale elettrica di Gaza.

Nonostante la situazione sia sempre più delicata, Israele non accenna a cambiare strategia e i lamenti di Gaza non scalfiscono minimamente la comunità internazionale che reagisce ancora una volta con sorda indifferenza.

Serena Caputo

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