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23 luglio 2011

Questa folle, folle, folle casa dello studente

Immaginiamo una casa dello studente di un non meglio precisato ateneo del Sud Italia. Immaginiamo che questo ateneo si chiami Università della Calabria. Immaginiamo che uno studente X dimori in questa casa dello studente.

Casa Studenti

Casa Studenti

Oltre lui abitano in questo palazzo universitario tanti altri studenti fuori sede, ragazzi ma soprattutto ragazze.

Ora facciamo finta che X organizzi una cena nell’appartamento dove dimora abitualmente nel corso dell’anno accademico: una CENA, non un festino.

Mettiamo caso che X sia un ragazzo giudizioso e rispettoso delle regole: ovvero, impone ai suoi ospiti di non “fare casino”, non mette musica ad alti volumi, non suona la chitarra, si limita insomma a mangiare e a parlare in compagnia dei suoi amici: e soprattutto ha già deciso che entro mezzanotte farà andare via gli ospiti, poiché il regolamento dei servizi residenziali della sua università recita ad un certo punto (per la precisione all’articolo 14, 2): “Dalle 24.00 alle 8.00 non è consentito l’accesso agli estranei alla residenza né la permanenza in essa. La violazione della presente disposizione comporta nei confronti dell’ospite esterno l’allontanamento immediato e l’eventuale applicazione dell’art. 17”.

L’art. 17 prevede una sanzione in caso di violazione di alcuni punti del regolamento consistente nell’allontanamento temporaneo dell’assegnatario dal suo alloggio, cosa che X vorrebbe evitare perché non usa la casa dello studente per organizzare festini, ma perché è uno studente universitario fuori sede che non può permettersi un affitto.

Ma si sa, la vita dello studente non è solo corsi ed esami: è anche socializzazione, svago, divertimento, una birretta e uno spaghettino aglio, olio e peperoncino con amici e/o colleghi di tanto in tanto. Ed è giusto che ci siano questi momenti: uno studente universitario è giovane, nel fior fiore degli anni, e soprattutto non è un automa, una macchina che deve pensare solo al dovere.

Ora immaginiamo che nel corso di questa cena, che, ripeto, è tranquillissima, senza schiamazzi, urla e nient’altro, ad un orario in cui il regolamento permette ancora di ospitare gente estranea al proprio appartamento (mettiamo caso che siano le 22:20) irrompa il custode del palazzo universitario in questione, custode che dimora nello stesso palazzo, custode a cui il Centro Residenziale ha assegnato ben due appartamenti destinati a studenti (per la precisione con in totale 12 posti letto), appartamenti ristrutturati per una cifra complessiva alquanto alta, nell’ordine di un paio di decine di migliaia di euro (soldi con cui si sarebbero potute, ad esempio, assegnare 10 o più borse di studio a studenti meritevoli, bisognosi e a cui invece è stata negata questa possibilità per “mancanza di fondi”).

Tal custode impone con fare arrogante e maleducatissimo ad X di far andare via IMMEDIATAMENTE gli ospiti dall’appartamento.

X in maniera molto educata e cortese gli fa notare che:
a) I suoi ospiti non stanno né gridando, né cantando, né ballando, né attuando qualunque altra attività che possa arrecare disturbo;
b) (FONDAMENTALE) Sono appena le 22:30, e secondo regolamento si possono ospitare persone estranee al proprio appartamento fino a mezzanotte, ergo per un’altra ora e mezza X può ospitare chi vuole.

A queste osservazioni sacrosante e soprattutto pacate ed educate il suddetto custode risponde alzando la voce, con parole del tipo: “Mi hai rotto i c*******, fai andare via tutti immediatamente altrimenti va a finire male …” e altre espressioni non solo maleducate ma anche e soprattutto poco appropriate ad un pubblico funzionario.

Il fatto narrato è vero. E non è l’unico abuso compiuto da tale persona, il cui stipendio viene pagato da noi studenti, sottoposti anno dopo anno a tasse sempre più onerose.

Se ne potrebbero raccontare tanti: far cadere per sbaglio qualcosa sul pavimento alle ore 16 provoca un rumore tale da dover comportare la diffida per la ragazza che ha compiuto questo immane delitto, ma nessuno può lamentarsi degli schiamazzi dei suoi nipoti in orari compresi tra le 13 e le 19, orario in cui spesso un ragazzo iscritto all’università studia o comunque riposa dopo una faticosa giornata di corsi.

Chiudere le persiane la sera e persino studiare sul balcone con un tavolino e una lampada sempre durante la sera (una sera di luglio magari, quando all’interno degli appartamenti si soffoca per il caldo mentre magari fuori si può godere di un fresco venticello) comporta una serie di sanzioni totalmente inesistenti se non nella mente di questo folle personaggio che ha scambiato una casa dello studente per un carcere da 41 bis.

Le sue “vittime” predilette sono le ragazze, tormentate continuamente dai suoi assurdi richiami.

Stranamente la sua solerzia non si applica nei compiti fondamentali di un custode, ovvero l’ambito burocratico: spesso non è possibile trovarlo in orario di ufficio del suo studio, perché probabilmente ha cose più importanti a cui badare: potete benissimo immaginarlo mentre dice (magari non l’ha mai detto, ma lo pensa sicuramente): “Perché io dipendente dell’università devo stare in ufficio se ho cose più importanti a cui badare, come fare la spesa o andare a prendere i nipoti a scuola o andare a godermi il fresco nel mio paesino natìo?”.

Qualcuno di voi si chiederà perché questi studenti non si lamentano presso i quadri dirigenziale del Centro Residenziale. Ebbene, questi ragazzi hanno protestato a più riprese nel corso degli anni presso gli uffici competenti a causa di questo stachanovista dell’”isteria da potere” (perché questo folle personaggio si sente onnipotente): ma ovviamente niente è stato fatto.

E a questo punto sembra lecita una domanda: che deve fare uno studente per far valere i propri diritti, tra cui c’è anche il diritto a stare in una casa dello studente dove ci sia un custode che faccia il suo lavoro in modo serio e che non si comporti come un carceriere? Qualsiasi tipo di risposta è ben gradita.

Alberto De Luca

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