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26 ottobre 2011

La plasticità neuronale: cos’è e chi viene colpito maggiormente

Brain at Work
La plasticità neuronale

La plasticità neuronale

Ecco cos’è la plasticità neuronale e chi ne viene colpito: effetti e come difendersi! Il punto di Alessandro Bertirotti

Siamo sicuri che i nostri desideri siano davvero i nostri? Ogni volta che M. sentiva a quell’ora la chiave girare nella serratura il sangue le si raggelava nelle vene, lo stomaco si restringeva, le mani le si facevano gelate e sudaticce e il cuore cominciava a battere a mille. Come sarebbe rientrato il marito quella sera? Ubriaco come al solito? Allora sarebbero state solo violenze e botte.

Le risposte fisiche di M. allo stimolo “chiave che gira nella toppa” costituiscono una risposta condizionata. Nel condizionamento classico, quello pavloviano, gli stimoli associati ad un evento, in questo caso tragico, tendono a sostituirsi all’evento vero e proprio e scatenano reazioni simili.

In questo caso l’esperienza è tragica, ma per fortuna non è sempre così. Tuttavia per il cervello non esistono differenze tra tensione positiva e tensione negativa. Esiste lo stato tensionale, siamo noi che nel linguaggio sociale definiamo la tensione positiva o negativa. Infatti, lo stato iniziale dell’innamoramento la vista della persona amata scatena tremore e sudore alle mani, lo stomaco si chiude e il cuore comincia a battere a mille… ma la situazione è ben diversa dalla precedente!

Il fenomeno del condizionamento è stato studiato dall’eminente fisiologo Ivan Pavlov che vinse il premio Nobel nel 1904 per i suoi lavori sulla fisiologia della digestione. L’osservazione di Pavlov è un classico esempio di una scoperta casuale di qualche cosa fatta mentre si mira ad un obiettivo diverso (fenomeno di serendipità).

Quello che però non si ricorda spesso è che il fenomeno del condizionamento è legato alla plasticità neuronale, ossia la capacità della rete neuronale di rimodularsi e riconfigurarsi, anche topograficamente, secondo le necessità esistenziali del momento.

La plasticità neuronale è maggiore nei bambini e questo deve farci riflettere. Oggi ai bambini vengono somministrate spesso immagini di violenza, di sangue, di guerra, di uccisioni cruente, situazioni di competizione esasperata, scontri verbali che rasentano lo scontro fisico, linguaggi a dir poco scurrili e volgari e via elencando… I bambini, che si formano anche in base agli esempi, sono assai sensibili a tutto ciò che vedono e sentono – avendo “le antenne” sempre attente anche quando pensiamo che non si accorgano di nulla, che non sentano, che non capiscano – e nulla sfugge alla loro attenzione.

Quando il nostro cervello si abitua alla visione di una immagine stabilisce una relazione fra ciò che si attende di vedere, l’immagine ripetuta, e il desiderio di continuare nella visione della stessa cosa. In altre parole, se una persona si abitua, quando vede la televisione, alla visione delle discussioni fra le persone secondo lo stile dell’urlo, della sovrapposizione della voce, svilupperà, giorno dopo giorno, la tendenza a credere e desiderare che ogni forma di discussione umana sia e debba essere quella urlata.

Questo processo, definito scientificamente con il termine di “abituazione”, è particolarmente utile se tale formazione mentale avviene rispetto ad elementi utili educativi e socialmente impiegabili per il benessere dell’intera comunità, mentre si presenta evidentemente con implicazioni negative quando gli “esempi visivi”, nel caso della televisione, sono espressioni di prevaricazioni irrispettose.

E questo processo abituativo è valido sempre, anche quando siamo più adulti e crediamo di essere immuni da certi processi cognitivi, mentre sarebbe forse il caso di acquisire una nuova consapevolezza di fronte a ciò che vediamo alla televisione: è possibile spegnere, basta desiderare, per sè, la propria mente e la propria vita, altro!

Alessandro Bertirotti

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